giovedì 28 maggio 2015

OMELIA


Ascensione B – 17.05.2015

- Atti 1,1-11
- Efesini 4,1-13
- Marco 16,15-20


Da settimane stiamo celebrando la risurrezione di Gesù, e sarà sempre così, perché questa è il fondamento della vita cristiana, e dell’annuncio del vangelo. Come i discepoli suoi anche noi possiamo provare ancora incredulità e durezza di cuore.  Ma ecco, pur persistendo i dubbi, Gesù affida a loro e a noi di continuare la sua missione, una missione senza confini,senza esclusioni: “Andate in tutto il mondo e proclamate il vangelo ad ogni creatura”. Ad ogni essere va portato l’annuncio dell’amore di Dio, va mostrata la sua misericordia; ogni realtà di questo mondo va amata e custodita in nome di questa benevolenza.

Nell’incarnazione Dio aveva sposato la terra, era disceso sulla terra prendendo la nostra umanità in Gesù, partecipando alla nostra esistenza. Nel mistero dell’ Ascensione e glorificazione di Gesù, che oggi celebriamo, anche l’umanità cioè noi, penetriamo nel cielo con Gesù, partecipiamo, e siamo chiamati o inviati quindi ad esprimere in modo nuovo, sempre più pieno finché continua il nostro cammino qui, la vita di Dio, che amore.

Questa “buona notizia”, questo vangelo affidato alle nostre mani, alle nostre labbra. Non possiamo rimanere con il naso all’insù, inerti, e disorientati, come potevamo apparire i discepoli secondo l’evento narrato nella prima lettura; ne siamo sprovvisti di gioia per questo, ci ricordava Gesù stesso domenica scorsa , se rimaniamo nella sua amicizia. Ed ognuno potrà concorrere a questo annuncio secondo i doni che ha ricevuto e nelle responsabilità in cui è stato posto. Lo conferma Paolo scrivendo ai cristiani di Efeso, nelle righe finali del brano che abbiamo ascoltato.
Il vangelo, quindi, affidato alle nostre mani, alle nostre labbra…potenziati  dallo Spirito di Gesù che verrà comunicato. E la solenne sua promessa, l’eredità con cui egli continua ad essere presente in mezzo a noi, e non solo. Infatti “ il Signore agiva insieme a loro – vale per quei discepoli, ma anche per noi oggi -  e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano”.

Quali possano essere i segni di questa novità che sta invadendo il mondo, segni di cui sono portatori coloro che credono, coloro che accolgono nella loro esistenza il vangelo, ci viene detto con alcune espressioni che possiamo tentare di attualizzare.
“Nel mio nome”, innanzitutto, è non è accidentale la precisazione, cioè “se abitati e mossi dal mio amore” come “tralci uniti alla vite”, ricordando le parole di Gesù di qualche domenica fa; “nel mio nome scacceranno demoni” : forse potremmo dire, staneranno ogni giorno in qualche misura, i fantasmi che li soffocano - sete di denaro, protagonismo aggressivo, possesso delle persone, la menzogna… i nostri demoni.
Parleranno lingue nuove, e cioè diranno cose vere, oneste, fondate, mantenute.
Terranno in mano i serpenti e passeranno indenni in mezzo alle cattiverie, senza rimanerne avvelenati, contagiati.
Cureranno i malati, poiché guarirli non è di tutti, ma curare, prenderci cura dei malati, sì.

Dovunque ci troviamo noi cristiani annunciamo il Vangelo innanzitutto con la vita; poi, se Dio lo concede, con le parole. Gesù, salito al cielo, non ci ha abbandonati, ma vivendo nella gloria di Dio ha lasciato noi poveri uomini e donne a dare al mondo segni che egli è risorto e vivente, che lavora insieme a noi e conferma la nostra povera parola con la Parola potente del Vangelo e con i segni del suo operare. Muoviamoci con letizia e fiducia.




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