venerdì 15 maggio 2015

OMELIA


6° Domenica di Pasqua – 10.05.2015

Finalmente conosciamo la volontà di Dio. Essa è contenuta nelle parole di Gesù, poiché queste sono parole per la nostra gioia. “Vi ho detto queste cose affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”. E già questo è bello, pensare, pensare e ricordare: che la gioia dell’uomo, la mia gioia, può dire ognuno, la tua gioia è in cima ai pensieri di Dio, la sua volontà. Non la sofferenza, la malattia, la disgrazia, la tribolazione, la tristezza, la preoccupazione piena d’ansie e agitazione. No. La nostra gioia è la sua passione, la sua volontà. 

Questo è il frutto, che ci qualifica come risorti, come persone che sono nella vita nuova, frutto che matura in misura abbondante sul tralcio attaccato alla vite, come raccomandava e prometteva Gesù domenica scorsa, paragonando se stesso alla vite e noi ai tralci. Come il vino è buono per delle sue intrinseche qualità legate al tipo di vite che lo produce, così anche noi possiamo dire di essere “buoni”, di “qualità”, se conserviamo questo sapore della gioia, il gusto o l’ebbrezza della gioia. 

Così “piena” da essere traboccante, incontenibile, e quindi non vissuta per conto propria, ma in grado di coinvolgere e contagiare anche altri. Può essere allegria, esuberanza, una gioia frizzante o spumeggiante, esplosiva, come certo vino; ma può essere anche letizia, serenità, pace, calma che si legge negli occhi o si coglie in parole e gesti di mitezza, come bevanda che fa bene; non dà alla testa, ma riscalda il cuore.  Insomma, una gioia come “vino buono”. Non per nulla Gesù compì il primo segno a Cana di Galilea, mutando l’acqua in vino.

Il segreto della gioia, lo dice la riga che precede questa rivelazione della volontà di Dio o desiderio di Gesù, è legato all’amore, o meglio al rimanere nell’amore. “Rimanete nel mio amore”. E questo avviene osservando il  suo comandamento che così recita : “che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”, un amore che arriva dare la vita, considerando gli altri i propri amici. Gli altri, i propri amici. Che impresa d’amore! E di saggezza (perché non è da farsi con sbadataggine!)!

Notiamo: non ci chiede innanzitutto che amiamo lui, che ricambiamo il suo amore, amandolo a nostra volta. No, la risposta al suo amore è l’amare gli altri come lui ci ha amati e li ha amati. La restituzione dell’amore deve essere amore rivolto verso gli altri. Gesù ha risposto all’amore del Padre amando noi, e noi rispondiamo all’amore di Gesù amando l’altro, gli altri.

A parte questa difficoltà che può esserci nella nostre relazioni, motivo di gioia è che Gesù si dichiari a noi, come ad ognuno: “Voi siete miei amici, quando osservate questo comandamento; quando voi rispondete alla mia amicizia, alla mia fiducia e confidenza per la quale vi ho messo a parte di ciò che mi è più caro, il progetto del Padre mio, vi ho coinvolto in questo”.

E sottolinea: “non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”. Sentirsi oggetti di una scelta che non è dettata da interesse o comodità, o costretta da inevitabile constatazione che di meglio non c’è, o per motivi contingenti, è anche questo per noi motivo di gioia. C’è qualcuno che mi ha visto, che conta su di me, qualcuno per cui sono importante; soprattutto c’è qualcuno che mi vuole felice. Ed è così che noi consideriamo il nostro essere cristiani, il nostro essere discepoli di Gesù. Siamo scelti per essere amici suoi, cosa che ci porta a considerare gli altri amici anche per noi, e in questo abbiamo gioia piena.

Se ci fermiamo a pensarci servi, pur generosi, zelanti, puntuali, del vangelo, è facile che finiamo per sentirne il peso, la stanchezza, per lamentarci. E’ naturale. Gesù invece desidera che noi abbiamo gioia, rimaniamo in essa, mediante l’amore, e non conosciamo triste sfinimento che appesantisce la nostra esistenza e quella degli altri.

Se stiamo  vivendo nella volontà di Dio misuriamo la temperatura della nostra gioia, verifichiamo la qualità dell’amore. Questi, prima di essere ciò che noi diamo, è quanto accogliamo di quello di Dio, “che ha mandato a noi il suo Figlio”. Prima dei nostri passi, ci sono i passi di Dio! E se noi ci troviamo impossibilitati a muovere i nostri, non per questo Dio ferma anche i suoi. Ci rassicura quanto detto da  Gesù e davvero in ogni cosa vi è motivo di gioia! Di gioia piena!







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