6° Domenica di Pasqua – 10.05.2015
Finalmente conosciamo la volontà di Dio. Essa è contenuta
nelle parole di Gesù, poiché queste sono parole per la nostra gioia. “Vi ho
detto queste cose affinché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia
piena”. E già questo è bello, pensare, pensare e ricordare: che la gioia
dell’uomo, la mia gioia, può dire ognuno, la tua gioia è in cima ai pensieri di
Dio, la sua volontà. Non la sofferenza, la malattia, la disgrazia, la
tribolazione, la tristezza, la preoccupazione piena d’ansie e agitazione. No.
La nostra gioia è la sua passione, la sua volontà.
Questo è il frutto, che ci qualifica come risorti, come
persone che sono nella vita nuova, frutto che matura in misura abbondante sul
tralcio attaccato alla vite, come raccomandava e prometteva Gesù domenica
scorsa, paragonando se stesso alla vite e noi ai tralci. Come il vino è buono
per delle sue intrinseche qualità legate al tipo di vite che lo produce, così
anche noi possiamo dire di essere “buoni”, di “qualità”, se conserviamo questo
sapore della gioia, il gusto o l’ebbrezza della gioia.
Così “piena” da essere traboccante, incontenibile, e
quindi non vissuta per conto propria, ma in grado di coinvolgere e contagiare
anche altri. Può essere allegria, esuberanza, una gioia frizzante o
spumeggiante, esplosiva, come certo vino; ma può essere anche letizia,
serenità, pace, calma che si legge negli occhi o si coglie in parole e gesti di
mitezza, come bevanda che fa bene; non dà alla testa, ma riscalda il
cuore. Insomma, una gioia come “vino
buono”. Non per nulla Gesù compì il primo segno a Cana di Galilea, mutando
l’acqua in vino.
Il segreto della gioia, lo dice la riga che precede questa
rivelazione della volontà di Dio o desiderio di Gesù, è legato all’amore, o
meglio al rimanere nell’amore. “Rimanete nel mio amore”. E questo
avviene osservando il suo comandamento
che così recita : “che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi”,
un amore che arriva dare la vita, considerando gli altri i propri amici. Gli
altri, i propri amici. Che impresa d’amore! E di saggezza (perché non è da
farsi con sbadataggine!)!
Notiamo: non ci chiede innanzitutto che amiamo lui, che
ricambiamo il suo amore, amandolo a nostra volta. No, la risposta al suo amore
è l’amare gli altri come lui ci ha amati e li ha amati. La restituzione
dell’amore deve essere amore rivolto verso gli altri. Gesù ha risposto
all’amore del Padre amando noi, e noi rispondiamo all’amore di Gesù amando
l’altro, gli altri.
A parte questa difficoltà che può esserci nella nostre
relazioni, motivo di gioia è che Gesù si dichiari a noi, come ad ognuno: “Voi
siete miei amici, quando osservate questo comandamento; quando voi
rispondete alla mia amicizia, alla mia fiducia e confidenza per la quale vi ho
messo a parte di ciò che mi è più caro, il progetto del Padre mio, vi ho
coinvolto in questo”.
E sottolinea: “non voi avete scelto me, ma io ho
scelto voi”. Sentirsi oggetti di una scelta che non è dettata da interesse
o comodità, o costretta da inevitabile constatazione che di meglio non c’è, o
per motivi contingenti, è anche questo per noi motivo di gioia. C’è qualcuno
che mi ha visto, che conta su di me, qualcuno per cui sono importante;
soprattutto c’è qualcuno che mi vuole felice. Ed è così che noi consideriamo il
nostro essere cristiani, il nostro essere discepoli di Gesù. Siamo scelti per
essere amici suoi, cosa che ci porta a considerare gli altri amici anche per
noi, e in questo abbiamo gioia piena.
Se ci fermiamo a pensarci servi, pur generosi,
zelanti, puntuali, del vangelo, è facile che finiamo per sentirne il peso, la
stanchezza, per lamentarci. E’ naturale. Gesù invece desidera che noi abbiamo
gioia, rimaniamo in essa, mediante l’amore, e non conosciamo triste sfinimento
che appesantisce la nostra esistenza e quella degli altri.
Se stiamo vivendo
nella volontà di Dio misuriamo la temperatura della nostra gioia, verifichiamo
la qualità dell’amore. Questi, prima di essere ciò che noi diamo, è quanto
accogliamo di quello di Dio, “che ha mandato a noi il suo Figlio”. Prima
dei nostri passi, ci sono i passi di Dio! E se noi ci troviamo impossibilitati
a muovere i nostri, non per questo Dio ferma anche i suoi. Ci rassicura quanto
detto da Gesù e davvero in ogni cosa vi
è motivo di gioia! Di gioia piena!
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