Giovedì Santo – 24.03.2016
Alla
Cena della Pasqua Gesù, carissimi a lui e anche me, stasera ci ha attesi e
desiderati perché ci ama.
Tutti a questa cena, allora, stasera, come quella sera,
buoni e cattivi, fedeli e trasgressori dell’amicizia più cara, sì tutti a
questa cena. Qui ci vuole la Misericordia fatta uno di noi in Gesù. Qui stasera
si fa cibo, nutrimento a noi.
- Ed ecco, Misericordia, avere a cuore
l’altro come nostro signore, metterlo a parte con noi del ben più grande,
l’amore fino in fondo, misericordia è “inginocchiarsi”
davanti ad ogni fratello e sorella.
E’ il gesto di chi si china sull’umanità che ha
bisogno di essere purificata, lavata, in una parola di sapersi amata. Piedi
pieni di polvere di tanta fragilità i nostri, ma anche sporcati dal sangue
delle strade e piazze dove la violenza e la morte, la paura, vogliono abitare. “Signore
non solo i piedi – diciamo con Pietro, ma anche le mani pure esse
insanguinate, che fanno il male, e il capo che progetta tutta questa
morte”.
Inginocchiarsi è il gesto di chi serve, Perché
l’amore è il servizio concreto umile, nel silenzio o nascondimento. Servire non
è fare necessariamente tante cose o moltiplicare le nostre attività e corse, ma
l’amore, che poi diventa condivisione di vita e di cose. Quante volte coloro
che a noi si affidano, o persino ci contestano, hanno bisogno che tale
misericordia sia ai loro piedi, lavi i loro piedi.
Inginocchiarsi davanti a ciascuno di noi, davanti a me,
questo fa Gesù; davanti a me che non sono discepolo esemplare come non lo erano
Giuda e lo stesso Pietro; davanti a me che non ho l’innocenza di Giovanni o la
passione di Giacomo, l’ammirazione di tutti gli altri. E mi rende “giusto”, non
impeccabile, ma gradito a Dio semplicemente perché amato, perché perdonato.
- E poi la Misericordia “spezza se stessa”,
“spezza quel pane” che è vita; dà da bere il proprio sangue che è la
vita fino alla morte. E’ il massimo del servire gli altri, nutrire e sfamare
soprattutto i più deboli, rendere tutti capaci di un cammino che sa di vangelo.
Misericordia è dire : “prendete, mangiatemi; prendete, bevetemi”.
Consumatemi e avrete la vita, l’amore.
Come in quella sera, la gioia e la commozione non
possono mancare neanche a noi per tanto dono e lezione di Misericordia. Lo sono
in me con la gratitudine che vi invito a condividere per l’essere servo della
Misericordia in mezzo a voi. Lo sono in me anche per la preghiera e la
comprensione con cui mi volete bene.
- Anche perché Gesù attesta che dobbiamo imparare a
spezzare con altri questo nutrimento. “Se io ho lavato i piedi a voi, anche
voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri”… Dovete “spezzare la
vostra vita per il bene di tutti. L’unione fraterna, l’armonia, l’andare
d’accordo, il volersi bene… ecco la Misericordia in atto. Il
perdono ne è la massima manifestazione. Perdoniamoci a vicenda i nostri
torti e così ci laveremo i piedi a vicenda.
Ecco la Pasqua, il passaggio; il passaggio da far
fare al mondo dove ancora si fanno inginocchiare gli altri al nostro orgoglio,
superbia, prepotenza; dove si spezza la loro vita; dove si mandano in briciole
i loro sogni legittimi di avere un’esistenza dignitosa e serena; dove la
competizione dell’egoismo, la divisione, le lotte, sono il clima per nulla
fraterno, a volte anche tra i discepoli del Signore.
Alla Cena di Pasqua, come quella sera, Gesù tocchi
il nostro cuore ci faccia sentire che siamo amati, e che la nostra tavola,
la tavola di casa, dove siamo uniti è la Misericordia, dove sta il pane
della vita e del perdono.
Riviviamo ora, con commozione e fede, il gesto di Gesù nel lavare i piedi ad un
gruppo di genitori accompagnati dai loro figlioli. Costoro, con il cibo
quotidiano, chiedono: “mamma, papà, mostratemi dove abita la misericordia, dove
sta di casa il bene che vi volete e l’amore
che vi fa prender cura di noi”.
Nessun commento:
Posta un commento