domenica 7 maggio 2017

OMELIA
 
4° Domenica di Pasqua A – 07.05.2017

Un pastore, un gregge, delle pecore, il pascolo…un’immagine per noi fuori tempo; un’immagine che ci è data non per recuperare qualcosa di genuino, naturale, poetico che abbiamo perduto con la nostra società post tecnologica e informatica, ma perché Gesù vuol dirci ancora una parola sulla “buona notizia” che è venuto ad annunciare affinché – come ricordava l’ultima frase del vangelo – “abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza”, in un “pascolo” dove egli ci chiama, ci conduce, ci difende, ci nutre.

Questa immagine, questa similitudine Gesù usa per parlare del Padre con cui condivide la premura per i figli, della porta o del pastore che egli è e a cui sono affidate le pecore, i suoi fratelli. E’ “porta” perché attraverso di lui si passa per avere vita; è “pastore” perché si fa carico che non ladri e briganti abbiano ad approfittarne della nostra umanità che ha bisogno di crescere. Non ci appaia troppo irrispettoso l’accostarci al gregge; piuttosto, le espressioni che Gesù usa, ci fanno, mi fanno, un gran bene.

Dentro quel dire il vangelo ci parla della bellezza di avere qualcuno che ci ama e si prende cura di noi, di me, senza fare i propri interessi, appunto come ladro o brigante; ci parla della tenerezza con cui questi ci guarda, ci chiama, ciascuno per nome, della dolcezza che ci fa gustare.
Bellezza, tenerezza, dolcezza…nel vangelo, ecco perché scelgo di ascoltare la sua voce! E di seguire il pastore! E il pastore non teme l’odore delle pecore, non sempre profumato!

Attenzione, la “buona notizia” che ascolto e accolgo non ha nulla di sdolcinato, di melenso, di puerile. La vita cristiana non è una sdolcinatura in mezzo alle rudezze dell’esistenza. E il “pastore”, colui che mi guida, ha la giusta fermezza di chi vuol difendere quanto e quanti gli sono cari da ladri e briganti. E Dio sa quanti sono coloro che vogliono derubarmi della vita, della voglia di vivere e rendermi schiavo; non mi riferisco semplicemente a persone cattive, malvagie, menzognere, ma anche a situazioni che prostrano, scoraggiano, spaventano, illudono e portano infelicità. Questa fermezza è forza nei confronti di eventi cattivi, è sostegno per chi è spaventato e traballante. Sì, io voglio “ascoltare la sua voce”, mi dà sicurezza, perché riconosco la voce di chi mi vuol bene, vuole il mio bene; ascolto la sua voce ancor prima di capire quello che mi dice; mi basta il suono della sua voce, voce che viene dal cuore di chi mi ama. Non solo sicurezza, allora, ma anche una bella ebbrezza, incontenibile.

Bellezza, tenerezza, dolcezza, fermezza, sicurezza, ebbrezza … e la vita sarà in pienezza, in abbondanza. Abbondante in qualità, in amore, in gioia, in quel “pascolo” di cui non siamo mai sazi; un pascolo a cui accedere attraverso la “porta delle pecore” che rimane sempre Gesù. Gesù che Dio ha costituito – dice ad alta voce Pietro, ricolmo dello Spirito, nel giorno di Pentecoste – Signore e Cristo, unica nostra salvezza. Dalle sue piaghe siamo stati guariti, da lui “pastore e guardiano della nostre anime”, della nostra vita, della nostra gioia, che non manca mai di riservarci un’affettuosa…carezza.







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