sabato 6 maggio 2017

UNITA' nella COMUNITA'

Riflessione nella "settimana della Comunità" (30/04/2017-07/052017) 

05 maggio 2017

La Parola di Dio che ci stata rivolta ci mette davanti la figura di Paolo nel momento della sua chiamata. Paolo è stato uomo di “unità”: la sua esistenza era dapprima interamente, totalmente, dedicata al Dio dei padri e alla Legge; poi è stata tutta di Gesù per il quale  - scriveva - ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura,  e del Padre che gli è stato rivelato. E’ stato uomo di unità perché ha girato costruendo legami affettuosi con e tra le varie comunità che lo Spirito ha fatto sorgere tramite la sua predicazione e testimonianza. Interceda ora anche per noi!

Gesù, continuando il discorso sul  “pane di vita” riportato nel vangelo di Giovanni, si offre come nutrimento di vita e di unità, unità che consente alla vita stessa di essere tale. Il pane, infatti, è fatto per essere spezzato e condiviso, così la nostra vita. Ma, paradossalmente, in questa divisione, in questo farsi frammenti per raggiungere il maggior numero di bisognosi, trova una grande unità di senso, di significato, una grande ricchezza di dono. Gesù, quel “pane di vita”, è centro dell’unità.

Carissimi, fatta questa premessa, consentitemi di condividere alcuni pensieri che mi sono sorti davanti alla preghiera di stasera e stanotte. Quale relazione ci può essere, quale rapporto  sussiste tra unità e adorazione eucaristica?

* Adorare è fare unità.
Indirizzare e far “convergere” in Cristo Gesù tutta la nostra esistenza, attività, iniziative, corse, pensieri, emozioni, desideri, timori. Adorare è per la nostra “conversione”, che è lasciare la dispersione, il nostro andare di qua e di là, il nostro essere lacerati da molte cose, anche buone, il nostro essere “scentrati”  nella vita (fuori centro : il peccato!) e ritrovarci, ritrovare noi stessi in Qualcuno che ci ama!
Questo “convergere” in unità è fatto con amore riversato nel nostro cuore dallo Spirito santo, con la confidenza nel Padre che ci è stata insegnata, con l’amicizia, l’intimità, che Gesù ci ha concessa.

* Fare unità è adorare.
Dare a Dio ciò che è di Dio : il nostro tempo, attenzione, ascolto… ma soprattutto riconoscergli il primo posto in mezzo a tante cose, riconoscere la sua volontà che è quella che i figli suoi siano uniti, “una cosa sola”, come aveva pregato Gesù nel momento della sua passione, e per cui ha amato i suoi sino alla fine.
Fare unità è vera adorazione perché è riconoscere che tale è Dio: Unità delle tre Persone divine, Padre, Figlio, Spirito Santo.
Dio ci chiama ad essere simili a sé, ci chiama all’unità dalla dispersione o addirittura dalla divisione.
La gratitudine, la lode, la fiducia, la responsabile adesione alla sua volontà, intessono la nostra preghiera.

Ciò che accomuna unità e adorazione è l’amore!
Dal discorso di Gesù che stiamo ascoltando nel vangelo di questi giorni e di stasera,  oso alcune suggestioni, perché … amore è…“mangiare”: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue… chi mangia questo pane”…

- Mangiare con gli occhi :
nell’adorazione è contemplare il mistero, il prodigio, stupircene, non capirlo… ;
nell’unità è ammirare il bene che c’è intorno a noi, scorgerne i segni, e i semi… ;
- Mangiare con il cuore :
nell’adorazione è desiderare l’abbraccio di questo mistero di amore; lasciarsi mangiare dall’… Eucaristia;
nell’unità è accogliere con sentimenti che mostrano e dicono agli altri che ci stanno facendo del bene… ;
- Mangiare con la bocca : operazione più ovvia
nell’adorazione è passare a nutrirsi concretamente, vorrei dire materialmente, di “quel pane”, dopo averlo contemplato con gli occhi e desiderato con il cuore;
nell’unità è passare alla missione per costruire un solo popolo nel Signore, una condivisone di carità e di responsabilità davanti al mondo.

Si mangia “a bocca chiusa” :
singolare caratteristica della preghiera di adorazione è… il silenzio! Anche quando si prega insieme ci siano ampi spazi di silenzio! Verità dell’unità, poi, è fare le cose… senza tanto dire! Se visibili, non sbandieratori di sé o della propria parte.
“A bocca chiusa” non vuol dire di nascosto, ma con umile, paziente, generosità!
L’adorazione è un dono per la comunità, è cuore che “pompa” unità che fa crescere la Chiesa, la fa missionaria.
S.Teresa di Gesù Bambino, verso la quale c’è una particolare devozione e venerazione, è patrona delle Missioni e dei Missionari che ora ricorderemo perché l’unità non sia mai un cerchio chiuso ma si trasformi in universalità. E il Gruppo giovanile missionario, qui presente, si riconosca in questo nome: GGM S.Teresa di G.B.

Che questa settimana, con il resto dei giorni, faccia camminare ognuna delle nostre comunità nella pastorale unità di chi è chiamato a vivere e testimoniare il vangelo nella fede, nella speranza, e nella carità.




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