Riflessione nella "settimana della Comunità" (30/04/2017-07/052017)
05
maggio 2017
La
Parola di Dio che ci stata rivolta ci mette davanti la figura di Paolo nel
momento della sua chiamata. Paolo è stato uomo di “unità”: la sua esistenza era
dapprima interamente, totalmente, dedicata al Dio dei padri e alla Legge; poi è
stata tutta di Gesù “per il quale -
scriveva - ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come spazzatura, e del Padre che gli è stato rivelato. E’
stato uomo di unità perché ha girato costruendo legami affettuosi con e tra le
varie comunità che lo Spirito ha fatto sorgere tramite la sua predicazione e
testimonianza. Interceda ora anche per noi!
Gesù,
continuando il discorso sul “pane di
vita” riportato nel vangelo di Giovanni, si offre come nutrimento di vita e
di unità, unità che consente alla vita stessa di essere tale. Il pane, infatti,
è fatto per essere spezzato e condiviso, così la nostra vita. Ma,
paradossalmente, in questa divisione, in questo farsi frammenti per raggiungere
il maggior numero di bisognosi, trova una grande unità di senso, di
significato, una grande ricchezza di dono. Gesù, quel “pane di vita”, è
centro dell’unità.
Carissimi,
fatta questa premessa, consentitemi di condividere alcuni pensieri che mi sono
sorti davanti alla preghiera di stasera e stanotte. Quale relazione ci può
essere, quale rapporto sussiste tra
unità e adorazione eucaristica?
* Adorare
è fare unità.
Indirizzare
e far “convergere” in Cristo Gesù tutta la nostra esistenza, attività,
iniziative, corse, pensieri, emozioni, desideri, timori. Adorare è per la
nostra “conversione”, che è lasciare la dispersione, il nostro andare di qua e
di là, il nostro essere lacerati da molte cose, anche buone, il nostro essere
“scentrati” nella vita (fuori centro :
il peccato!) e ritrovarci, ritrovare noi stessi in Qualcuno che ci ama!
Questo
“convergere” in unità è fatto con amore riversato nel nostro cuore dallo
Spirito santo, con la confidenza nel Padre che ci è stata insegnata, con
l’amicizia, l’intimità, che Gesù ci ha concessa.
*
Fare unità è adorare.
Dare
a Dio ciò che è di Dio : il nostro tempo, attenzione, ascolto… ma soprattutto
riconoscergli il primo posto in mezzo a tante cose, riconoscere la sua volontà
che è quella che i figli suoi siano uniti, “una cosa sola”, come aveva
pregato Gesù nel momento della sua passione, e per cui ha amato i suoi sino
alla fine.
Fare
unità è vera adorazione perché è riconoscere che tale è Dio: Unità delle tre
Persone divine, Padre, Figlio, Spirito Santo.
Dio
ci chiama ad essere simili a sé, ci chiama all’unità dalla dispersione o
addirittura dalla divisione.
La
gratitudine, la lode, la fiducia, la responsabile adesione alla sua volontà,
intessono la nostra preghiera.
Ciò
che accomuna unità e adorazione è l’amore!
Dal
discorso di Gesù che stiamo ascoltando nel vangelo di questi giorni e di
stasera, oso alcune suggestioni, perché
… amore è…“mangiare”: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue…
chi mangia questo pane”…
- Mangiare
con gli occhi :
nell’adorazione
è contemplare il mistero, il prodigio, stupircene, non capirlo… ;
nell’unità
è ammirare il bene che c’è intorno a noi, scorgerne i segni, e i semi… ;
- Mangiare
con il cuore :
nell’adorazione
è desiderare l’abbraccio di questo mistero di amore; lasciarsi mangiare
dall’… Eucaristia;
nell’unità
è accogliere con sentimenti che mostrano e dicono agli altri che ci
stanno facendo del bene… ;
- Mangiare
con la bocca : operazione più ovvia
nell’adorazione
è passare a nutrirsi concretamente, vorrei dire materialmente, di “quel
pane”, dopo averlo contemplato con gli occhi e desiderato con il cuore;
nell’unità
è passare alla missione per costruire un solo popolo nel Signore, una
condivisone di carità e di responsabilità davanti al mondo.
Si
mangia “a bocca chiusa” :
singolare
caratteristica della preghiera di adorazione è… il silenzio! Anche quando si
prega insieme ci siano ampi spazi di silenzio! Verità dell’unità, poi, è fare
le cose… senza tanto dire! Se visibili, non sbandieratori di sé o della propria
parte.
“A
bocca chiusa” non vuol dire di nascosto, ma con umile, paziente, generosità!
L’adorazione
è un dono per la comunità, è cuore che “pompa” unità che fa crescere la Chiesa,
la fa missionaria.
S.Teresa
di Gesù Bambino, verso la quale c’è una particolare devozione e venerazione, è
patrona delle Missioni e dei Missionari che ora ricorderemo perché l’unità non
sia mai un cerchio chiuso ma si trasformi in universalità. E il Gruppo
giovanile missionario, qui presente, si riconosca in questo nome: GGM S.Teresa
di G.B.
Che
questa settimana, con il resto dei giorni, faccia camminare ognuna delle nostre
comunità nella pastorale unità di chi è chiamato a vivere e testimoniare il
vangelo nella fede, nella speranza, e nella carità.
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