2Corinti 4, 7-15 :
"...noi abbiamo un tesoro in vasi di creta".
"...noi abbiamo un tesoro in vasi di creta".
È la vita, l'amore, la benevolenza di Dio, la capacità di amare... nella nostra umanità e nella nostra storia.
Dio la modella, cesella, plasma con mani sapienti, con dolcezza e forza, sempre con amore; le dà forma e bellezza.
Una volta "cotta" rimane fragile, preziosa, e anche in caso di crepe e rotture, Egli non la butta. Tutto valorizza, e conserva la dignità di ogni frammento.
Possiamo essere "tribolati... sconvolti... perseguitati... colpiti" : "la vita di Cristo si manifesti in noi".
Non saremo "schiacciati... disperati... abbandonati.... uccisi".
Se, poi, questo "tesoro", questo "vaso di creta", queste vicende fossero vissute per gli altri, beh, davvero, è perché in questi "agisca la vita". E, per grazia,
possano abbondare in inni di grazie e lode a Dio, possano conoscere la sua "gloria", il suo amore.
Vivere così è "una potenza che non viene da noi". E allora persino i nostri sensi - occhi e mani - (Matteo 5, 27-32) non ci saranno più di inciampo, per desiderare e possedere, ma per ammirare e donare.
Benedetto il mio "vaso di creta"!
Reso tale dal "tesoro" di cui è stato colmato, fino all'orlo. Che presto tracimi, e pure dalle "crepe" fuoriesca!
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2Corinti 3,4-11 e Matteo 5, 17-19.
"... ma la nostra capacità viene da Dio";
"... non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento... "
Come pesano le responsabilità alle quali non vogliamo né possiamo sottrarci!
E "la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo", che a queste ci ha chiamati, ci sorregge.
Il bene che facciamo non lo riteniamo "qualcosa come proveniente da noi", ma è lo Spirito che agisce e "dà vita.
Umiltà e non scoraggiamento, e grati, per accogliere questa... "nostra capacità che viene da Dio".
Il "pieno compimento" del bene non esige che "aboliamo" noi stessi. Siamo quello che siamo. Certamente, nessun spazio a presunzione o superbia!
Facciamo pure il "minimo"che ci è consentito e Dio lo farà "grande", poiché è lo Spirito, è l'Amore il "coefficente" che moltiplica il bene, tramuta l'acqua in vino buono! Fa' la tua parte, e Dio farà il resto, cioè... tutto!
La "pienezza" è fatta di particolari; a volte poco significativi o nascosti ai nostri occhi o mera esecuzione di doveri.
Ma "abbonda di gloria il ministero dello Spirito", ha un "peso enorme d'amore" ogni gesto che è mosso dallo Spirito e "porta alla giustizia", al "compimento" del mondo secondo il cuore di Dio.
Oggi voglio essere quel "trattino" che la vita mi chiede per darle pienezza e bellezza.
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Ieri Festa della SS.Trinità, "oceano" d'amore in cui vivo "immerso", dalla cui "profondità" vengo, alla cui "infinita pienezza" vado.
Oggi, ancora il riflesso di tanta luce, come ogni giorno : "Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".
Una volta "cotta" rimane fragile, preziosa, e anche in caso di crepe e rotture, Egli non la butta. Tutto valorizza, e conserva la dignità di ogni frammento.
Possiamo essere "tribolati... sconvolti... perseguitati... colpiti" : "la vita di Cristo si manifesti in noi".
Non saremo "schiacciati... disperati... abbandonati.... uccisi".
Se, poi, questo "tesoro", questo "vaso di creta", queste vicende fossero vissute per gli altri, beh, davvero, è perché in questi "agisca la vita". E, per grazia,
possano abbondare in inni di grazie e lode a Dio, possano conoscere la sua "gloria", il suo amore.
Vivere così è "una potenza che non viene da noi". E allora persino i nostri sensi - occhi e mani - (Matteo 5, 27-32) non ci saranno più di inciampo, per desiderare e possedere, ma per ammirare e donare.
Benedetto il mio "vaso di creta"!
Reso tale dal "tesoro" di cui è stato colmato, fino all'orlo. Che presto tracimi, e pure dalle "crepe" fuoriesca!
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2Corinti 3,4-11 e Matteo 5, 17-19.
"... ma la nostra capacità viene da Dio";
"... non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento... "
Come pesano le responsabilità alle quali non vogliamo né possiamo sottrarci!
E "la fiducia che abbiamo per mezzo di Cristo", che a queste ci ha chiamati, ci sorregge.
Il bene che facciamo non lo riteniamo "qualcosa come proveniente da noi", ma è lo Spirito che agisce e "dà vita.
Umiltà e non scoraggiamento, e grati, per accogliere questa... "nostra capacità che viene da Dio".
Il "pieno compimento" del bene non esige che "aboliamo" noi stessi. Siamo quello che siamo. Certamente, nessun spazio a presunzione o superbia!
Facciamo pure il "minimo"che ci è consentito e Dio lo farà "grande", poiché è lo Spirito, è l'Amore il "coefficente" che moltiplica il bene, tramuta l'acqua in vino buono! Fa' la tua parte, e Dio farà il resto, cioè... tutto!
La "pienezza" è fatta di particolari; a volte poco significativi o nascosti ai nostri occhi o mera esecuzione di doveri.
Ma "abbonda di gloria il ministero dello Spirito", ha un "peso enorme d'amore" ogni gesto che è mosso dallo Spirito e "porta alla giustizia", al "compimento" del mondo secondo il cuore di Dio.
Oggi voglio essere quel "trattino" che la vita mi chiede per darle pienezza e bellezza.
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Ieri Festa della SS.Trinità, "oceano" d'amore in cui vivo "immerso", dalla cui "profondità" vengo, alla cui "infinita pienezza" vado.
Oggi, ancora il riflesso di tanta luce, come ogni giorno : "Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo".
"Nel nome", cioè "nell'Amore" di Dio Padre, Colui che ama, io vivo con fiducia e abbandono.
"Nel nome", cioè "nell'Amore" di Dio Figlio, Colui che è amato, io vivo con gratitudine e lode.
"Nel nome", cioè "nell'Amore" di Dio Spirito Santo, Colui che è, appunto, l'Amore, io vivo come dono e con gioia ogni mia quotidiana responsabilità.
Fiducia, gratitudine, impegno d'amore : ecco la mia umanità, a gloria della Trinità!
E così sono entrato, nella "consolazione" (2Corinti 1, 1-7) di questo giorno; "in ogni tribolazione" o fatica per "consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione", che poi è o è accentuata dal non conoscere di essere amati, e quindi mai abbandonati e soli.
Chi è "consolato" nelle sue vicissitudini è "beato" (Matteo 5, 1-12) non per un triste e malinteso autolesionismo, ma perché, "amato", gode della compagnia di Gesù che non toglie la sofferenza o l'afflizione ma la vive con te... per un progetto più grande. Questa vicinanza e solidarietà sono l'amore, la "consolazione" che possiamo darci tra noi.
"Nel nome", cioè "nell'Amore" di Dio Figlio, Colui che è amato, io vivo con gratitudine e lode.
"Nel nome", cioè "nell'Amore" di Dio Spirito Santo, Colui che è, appunto, l'Amore, io vivo come dono e con gioia ogni mia quotidiana responsabilità.
Fiducia, gratitudine, impegno d'amore : ecco la mia umanità, a gloria della Trinità!
E così sono entrato, nella "consolazione" (2Corinti 1, 1-7) di questo giorno; "in ogni tribolazione" o fatica per "consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione", che poi è o è accentuata dal non conoscere di essere amati, e quindi mai abbandonati e soli.
Chi è "consolato" nelle sue vicissitudini è "beato" (Matteo 5, 1-12) non per un triste e malinteso autolesionismo, ma perché, "amato", gode della compagnia di Gesù che non toglie la sofferenza o l'afflizione ma la vive con te... per un progetto più grande. Questa vicinanza e solidarietà sono l'amore, la "consolazione" che possiamo darci tra noi.
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