...nell'omelia
23° Domenica B – 09/09/2018
- Isaia 35,4-7 - Giacomo 2,1-5 - Marco 7,31-37
Una parola buona che fa bene a tutti, anche ai sordi e muti. L’abbiamo sentita nella prima lettura, l’abbiamo vista nell’episodio del vangelo.
“Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, la vostra difesa, la vostra liberazione”, Dio vuole un’umanità nuova. Le immagini della prima lettura sono piene di poesia, ma non sono un sogno.
Gesù ci crede! E ci invita a crederci. Per questo agisce.
Un sguardo al cielo è la sua preghiera, fiducia certa; un sospiro dice la sua vicinanza affettuosa, gesti di confidenza e di intimità che a noi sembrano poco opportuni, se non addirittura segno di maleducazione, un comando forte e dolce, deciso, efficace, “Apriti”, ed ecco la nuova creazione. Lo stupore della gente la firma con le parole che sono all’inizio della storia del mondo: “ha fatto bene ogni cosa”.
Ah, il sospiro di Gesù! Davanti al povero sordomuto Gesù “emise un sospiro”.
Chi di noi ha mai sospirato nella propria vita, o fatto sospirare? A chi di noi non capita mai di sospirare?
Quale buona notizia in quel sospiro! Ma quale differenza c’è tra il nostro sospirare e quello di Gesù.
Il nostro sospirare assomiglia spesso ad un lamento e manifesta tristezza e delusione quando qualcosa non va o ci fa soffrire. O nasconde, mica tanto, un sogno, un desiderio che tarda a realizzarsi o chissà se si realizzerà. Conosciamo anche, magari non tanto frequente, un sospiro di sollievo, quando l’abbiamo scampata bella o è finito ciò che ci tormentava. Insomma sospirare esprime ciò che abbiamo dentro. Dice lo stato del nostro cuore.
In Gesù, accanto a tutto ciò perché anch’egli è pienamente uomo con la ricchezza di tutti i sentimenti umani, il sospiro, e in particolare il sospiro davanti a questo povero sordomuto, come davanti a tutti i poveri, è partecipazione e decisione in suo favore, cioè in nostro favore, ci svela la nostra vera ricchezza agli occhi di Dio. Noi facciamo sospirare Dio!!!
Far sospirare qualcuno! Quando noi diciamo a qualcuno: “tu mi fai sospirare” solitamente equivale a dire “tu mi fai pensare, mi fai penare, soffrire, ti fai aspettare”. Così noi smuoviamo Dio, lo tocchiamo nel cuore. E Gesù, che è Dio, si commuove per noi e su di noi agisce, a sua volta ci tocca.
Cos’è il sospiro se non un’emissione di amore, un’emissione di Spirito che fa vivere, che dà vita e speranza?
Il Signore sospira davanti alla nostra sordità, l’incapacità di ascoltare, spesso più una sordità del cuore che dell’udito fisico; una sordità che determina anche l’incapacità di parlare e di farsi ascoltare a nostra volta.
L’ultima parola “Effatà”, “Apriti”, verso il povero sordomuto, è rivolta a noi, a me.
Oggi torniamo a casa, “Dio ci sospira dietro”, ci dice “effatà”, “apriti alla vita, apriti al mio amore”; ma anche, “apriti al sospiro dei fratelli”.
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