domenica 21 ottobre 2018

BRICIOLE di PAROLA
...nell'omelia


29° Domenica B – 21.10.2018

- Isaia 53,10-11 - Marco 10,35-45

E dopo i soldi, a frenare o a danneggiare il cammino dietro a Gesù, ecco l’ambizione del potere dei primi posti, il voler essere sopra gli altri. Così, il tale che, secondo il vangelo di Domenica scorsa, non ha avuto il coraggio di seguire Gesù mollando tutti suoi beni, trova degni compari in questi discepoli del Signore che ambiscono una sedia importante.
I suoi amici sono in lizza per ottenere il posto accanto a lui nella sua gloria, sorge una discussione su chi tra loro sia il più importante. Giacomo e Giovanni, forse forti dall’essere cugini di Gesù, gli chiedono di avere i primi posti. «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».

Ah, l’attrazione che esercita la sedia che conta e il suo potere “incollante”. “Guardatevi bene da queste cose”, dirà Gesù, a quelli che lo seguono, perché “fra voi non è così”, e non deve essere così, come “ i governanti e i capi  delle nazioni” che dominano e opprimono.

 Cosa volete che io faccia per voi?”.
Se avesse chiesto a noi, chissà che cosa avremmo risposto!
Con un po’ di pudore non quello che hanno domandato Giacomo e Giovanni, ma insomma: un po’ di salute, la tranquillità, la serenità, la protezione da ogni male, anche un buon successo nelle nostre cose, qualche soddisfazione nella vita…tutte cose legittime e buone…Egli ci ascolta!

Possiamo però immaginare lo sguardo di Gesù che si fa severo davanti a pensieri, desideri, richieste e comportamenti che non sono secondo il suo stile. Ma “buona parola”, vangelo, è anche un sguardo che richiama, una parola che, paziente, aiuta a riflettere, suggerisce una correzione del proprio modo di vedere le cose e di agire.

Gesù risponde pure con ironia. Anche questo è pur sempre uno sguardo d’amore, delicato, forse pure li scusa, quei due. “Voi non sapete quello che chiedete”.  Come a dire: prima di parlare, occorre pensare.
E poi li istruisce: “potete voi bere il mio calice, essere immersi, partecipi totalmente nella mia missione, che non è piacevole?”. Uno sguardo e una parola che fanno riflettere. Ecco dove sta un altro pezzetto di vangelo.

“Bere il calice” o “ricevere il battesimo”, significa “siete disposti ad addossarvi l’iniquità di molti”, per usare l’espressione che troviamo nella prima lettura a proposito dell’inviato di Dio; siete pronti a farvi carico della cattiveria del mondo?  ad immergervi tra i peccatori (battesimo vuol dire immersione) sino a portare le conseguenze del peccato e del male senza averlo compiuto? E tutto questo per manifestare quello che fa Dio, la sua vicinanza, il suo amore, la sua misericordia, a tutti coloro che sono provati dalla grande infermità che è il peccato. Questo fa grande il servizio di Gesù che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”. Ecco la grandezza a cui anche noi tendere!

Ognuno nella propria storia e casa, conosce che cosa richieda questo servire e offrire se stessi per gli altri, questo farsi carico delle loro debolezze, portare insieme i peccati gli uni degli altri, condividere il calice della volontà di Dio che è amare. 
Tutto con Gesù, e sull’esempio di Gesù, a nostre spese!



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