domenica 7 ottobre 2018

BRICIOLE di PAROLA
...nell'omelia
(versione lunga)

27 Domenica B – 07.10.2018
- Genesi 2,18-24 - Marco 10,2-12
Dalle parole di Gesù, severe nella loro chiarezza, poco comprensibili alla mentalità odierna, può oggi venire una “buona notizia”, un autentico vangelo? Certamente!
Esse dicono e difendono la grandezza e la bellezza insite in un uomo e una donna uniti in matrimonio secondo il pensiero di Dio. Quel legame d’amore è l’immagine più viva, concreta, pienamente umana di Dio stesso; è Dio stesso che s’incarna nuovamente e si manifesta nell’amore di un uomo e di una donna che formano una famiglia in un rapporto indissolubile, fedele, aperto alla vita e a suo servizio. Dio l’ha scelto il matrimonio come segno visibile, come luogo di comunicazione del suo amore.
Due sposi, nell’amore confermato dal sacramento del matrimonio, si regalano Dio l’uno all’altra; svelano e realizzano il suo progetto per la loro felicità. Fin dall’inizio Dio dice: “non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda”. Stare di fronte l’uno all’altra, e non girarsi le spalle, o combattersi, per accogliersi e favorirsi reciprocamente nelle responsabilità della famiglia.
Nell’abbraccio di due sposi c’è Dio. Se io non avessi l’esperienza singolare dell’Eucaristia, potrei anche essere invidioso. Questo mistero è grande e io m’inchino ad esso, e dagli sposi mi onoro di imparare l’amore.

Alla luce di questa rivelazione, possiamo meglio comprendere come Dio possa essere “geloso” dell’amore suo che consegna con fiducia ad un uomo e ad una donna nel matrimonio, e voglia difenderlo. Gesù è venuto a confermare questo amore, a benedirlo, a risanarlo, quando, messo nel cuore umano, conosce incrinature o si spezza.
Spesso la nostra vita non coincide la Parola di Dio che abbiamo ascoltato. 
Dove sta allora la buona notizia, oltre la grandezza e la bellezza del matrimonio? Sta nel fatto che con Gesù è finita “la durezza del cuore” che ci allontana dal progetto di Dio; con Lui non possiamo più dire “io ti ripudio”, “me ne prendo un altro, un’altra”.

Il matrimonio nell’amore che il Signore consacra è un “cristallo prezioso”; è fragile, perché fatto anche della debolezza della creatura, ma bellissimo e sa emettere un suono dolce se accarezzato o delicatamente percorso; bellissimo nel riflettere la luce in tutti i suoi colori quando viene attraversato da una fonte luminosa, anche da una prova. Il matrimonio? E’ realtà di tutti i colori! E’ bellissimo, nel sua trasparenza lascia intravedere il mistero da cui viene e a cui porta: Dio.
Ancora la bella notizia: Gesù è venuto non per giudicare o condannare chi vede infrangersi questo cristallo prezioso, ma per incoraggiare e sostenere; è venuto per ridargli brillantezza. E’ venuto perché chiunque vive e soffre questa fragilità sappia di essere amato/amata.
Chi ha visto il proprio matrimonio andare in frantumi, chi patisce questa sconfitta o in qualche modo vi ha contribuito con la propria fragilità, sappia che l’amore di Dio è tale che non si ritrae mai da nessuno, da quei frammenti; non li abbandona, non li getta vita. Egli li ha cari ancor di più e riserva loro un posto, una valorizzazione, una nuova vocazione che solo il Suo amore ricco di misericordia, non frantumato dai nostri fallimenti o peccati, sa trovare.

Dio dice: “Non sentirti condannato o condannata se non riesci a vivere nell’amore che ti ho donato. Affidati a me. Ti darò capacità d’amare nella fedeltà. Quello che non sei capace di fare tu, da solo, da sola, lo faccio io per te e con te, per voi e con voi”.




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