BRICIOLE di PAROLA
...nell'omelia
34° Domenica B – Cristo Re – 25.11.2018
- Daniele 7,13-14 - Apocalisse 1,5-8 - Giovanni 18,33-37
Riconosciamo, onoriamo, adoriamo, Cristo Gesù, il Figlio di Dio, “simile ad un figlio di uomo” (1° lett.), Re e Signore della nostra vita, della nostra storia, della mia vita e della mia storia, Re e Signore di amore di misericordia, di perdono. “Io sono re…”. Ma “il mio regno non è di questo mondo, non è di qui”.
E non perché non si interessa della terra, del mondo, ma perché è un regno che ha un’altra logica, tutt’altra, lontanissima anni luce, dalla mentalità dei regni terreni.
Quest’ultima è combattere. “I miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei”.
Dove si combatte, dove si fa violenza, dove il criterio è essere vincenti, dove si abusa dell’altro, dove si fa strada la voracità del potere, del denaro, dell’ “io”..., Gesù dice: no, non è di qui, non passa di qui il mio regno.
E’ là dove l’altro conta più della mia vita, là dove ci si consegna agli altri, là dove ci si batte per la libertà dell’altro, per il rispetto dell’impronta di Dio nell’altro e nel creato. Là si può dire: passa di qui il regno di Dio. Il Regno di Gesù è servizio, è dare la vita, è pace, giustizia. Egli è re perché serve, cioè consegna se stesso e la propria vita, ama sino al dono totale e completo di sé. E il Suo è il Regno dell’amore!
Se non è di questo mondo un tale regno, se non è di quaggiù, perché ostinarsi a volerlo?
Per la bellezza e la felicità di essere e di saperci figli amati da Padre, di essere e di vivere da fratelli che si vogliono bene, di essere uomini e donne che si impegnano a custodire questo mondo.
La regalità di Gesù consiste nella testimonianza della verità ( “Io sono re. Per questo io sono nato e venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità”), cioè nel mostrare l’amore di Dio, fino al sangue, con il perdono che libera dai nostri peccati (2° lett.)
Se la facciamo nostra questa verità, e la testimoniamo, anche noi diverremo “regali” in questo mondo, riconoscendo la grandissima dignità e l’immenso valore della vita, sapendoci amati, pensati voluti, creati accolti, fatti eredi dei beni eterni.
Tutto questo possibile grazie al nostro Re, Gesù, a cui spettano davvero la gloria e la potenza nei secoli, l’adorazione e l’onore presso gli uomini. Egli è il principio, la fine, la ragione e la meta di tutte le cose. Di Lui non siamo sudditi, né servi, ma siamo fratelli e amici come ci ha voluti. Anche questa è verità!
Riconosciamo, onoriamo, adoriamo, Cristo Gesù, il Figlio di Dio, “simile ad un figlio di uomo” (1° lett.), Re e Signore della nostra vita, della nostra storia, della mia vita e della mia storia, Re e Signore di amore di misericordia, di perdono. “Io sono re…”. Ma “il mio regno non è di questo mondo, non è di qui”.
E non perché non si interessa della terra, del mondo, ma perché è un regno che ha un’altra logica, tutt’altra, lontanissima anni luce, dalla mentalità dei regni terreni.
Quest’ultima è combattere. “I miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei”.
Dove si combatte, dove si fa violenza, dove il criterio è essere vincenti, dove si abusa dell’altro, dove si fa strada la voracità del potere, del denaro, dell’ “io”..., Gesù dice: no, non è di qui, non passa di qui il mio regno.
E’ là dove l’altro conta più della mia vita, là dove ci si consegna agli altri, là dove ci si batte per la libertà dell’altro, per il rispetto dell’impronta di Dio nell’altro e nel creato. Là si può dire: passa di qui il regno di Dio. Il Regno di Gesù è servizio, è dare la vita, è pace, giustizia. Egli è re perché serve, cioè consegna se stesso e la propria vita, ama sino al dono totale e completo di sé. E il Suo è il Regno dell’amore!
Se non è di questo mondo un tale regno, se non è di quaggiù, perché ostinarsi a volerlo?
Per la bellezza e la felicità di essere e di saperci figli amati da Padre, di essere e di vivere da fratelli che si vogliono bene, di essere uomini e donne che si impegnano a custodire questo mondo.
La regalità di Gesù consiste nella testimonianza della verità ( “Io sono re. Per questo io sono nato e venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità”), cioè nel mostrare l’amore di Dio, fino al sangue, con il perdono che libera dai nostri peccati (2° lett.)
Se la facciamo nostra questa verità, e la testimoniamo, anche noi diverremo “regali” in questo mondo, riconoscendo la grandissima dignità e l’immenso valore della vita, sapendoci amati, pensati voluti, creati accolti, fatti eredi dei beni eterni.
Tutto questo possibile grazie al nostro Re, Gesù, a cui spettano davvero la gloria e la potenza nei secoli, l’adorazione e l’onore presso gli uomini. Egli è il principio, la fine, la ragione e la meta di tutte le cose. Di Lui non siamo sudditi, né servi, ma siamo fratelli e amici come ci ha voluti. Anche questa è verità!
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