... nell'omelia
32° Domenica B – 11.11.18
- 1Re 17,10-16 - Marco, 12,38-44
Ci sono offerti alcuni fotogrammi di vangelo particolarmente significativi. Sono un po’ come i brevi annunci che appaiono nei box in prima pagina del giornale, che incuriosiscono ad andare a leggere in profondità la notizia. E ancora si tratta di una bella notizia, anzi di alcune.
Gesù si accorge, perché egli guarda con amore, e ammirazione, di una donna, vedova povera, che depone la sua offerta nel tesoro del tempio. Non gli sfugge quel gesto che, probabilmente senza dare nell’ occhio, la donna compie.
La prima bella notizia sta proprio nello sguardo di Gesù a cui non sfugge quel poco che io sono in grado di dare e di fare, sa ammirare, apprezzare e si compiace, di come io agisco ogni giorno nel mio piccolo. L’amore fa grande le cose piccole.
“Amerai il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima con tutta la mente, con tutte le forze…”, l’avevamo sentito otto giorni fa.
Oggi ritorna questa parola che è molto di più di un aggettivo, la chiamerei “sostantivo” perché parola che dà sostanza alla vita intera. “Vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere”. "Tutto" è parola non di quantità, ma di qualità.
Per Gesù non c’è il poco, ma il tanto amore. Il suo sguardo promuove e benedice il nostro poco!
La seconda bella notizia è nelle parole pungenti di Gesù; è la messa in guardia non dai peccatori, miscredenti, o fuorilegge, ma dai rappresentanti e detentori della dottrina, e dall ’ostentazione con cui può capitare anche a noi di agire come gli scribi che tra altro si arrogavano il diritto di giudicare gli altri perché loro la legge la sapevano lunga e bene. “State attenti!”
E’ buona notizia perché ci avverte che ciò non è gradito a Dio, e quindi fa parte di quell’ educazione di cui tutti, anche nella Chiesa c’è bisogno. Possono permanere, purtroppo, ancora tra noi usi e costumi persino ecclesiastici che ripetono lo stile degli scribi (vesti, saluti, onori, vantaggi, apparenza…) che Gesù stigmatizza.
La terza bella notizia è questa donna che insegna la segretezza del vangelo, il nascondimento della carità, la totalità del dono, la misura alta della fede. Se tu dai del superfluo, come fanno tanti, anzi tutti, dice Gesù, puoi confidare ancora su ciò che ti rimane, è un bene sicuro, un bene a cui puoi attingere risorse per la vita. Ma se hai dato tutto? L’unico su cui puoi confidare è il tuo Dio.
Bella notizia confermata dall’ altra vedova, quella che incontriamo nella prima lettura. Questa, addirittura, conosce l’angoscia di aver ben poco da dar mangiare al figlio. Non è che la fede sia l’atteggiamento di chi è agli estremi, quasi una rassegnazione a cui non si può sfuggire. Come si fa ad avere fede? Dove risiede la nostra fiducia? Nella promessa di Dio: “La farina nella giara non si esaurirà, e l’orcio dell’olio non si svuoterà…”: anche questa è bella notizia, promessa di un amore che non ci abbandona e a cui non sfugge nulla della nostra povera esistenza, promessa che si è realizzata in Gesù.
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