mercoledì 12 dicembre 2018

BRICIOLE di PAROLA
...nell'omelia


2° Avvento C – 09.12.2018

- Baruc 5,1-9       - Fil 1,4-11        - Luca 3,1-6

“Verranno giorni in cui realizzerò le promesse di bene che ho fatto”, era la bella notizia di domenica scorsa prima di Avvento, in mezzo a tante inquietudini e paure.

Oggi, la parola del Signore, attraverso un altro uomo di Dio, Baruc, continua sulla stessa linea di speranza . “Deponi, Gerusalemme, la veste del lutto e dell’afflizione rivestiti dello splendore della gloria, cioè dell’amore, che ti viene da Dio per sempre”. Bellissimo invito.
“Abbandona ogni tristezza e amarezza”, Egli dice a noi, a ciascuno e a tutti. Questa “gloria” è condizione della nostra gioia, conferma l’ ultima riga del brano proclamato. Sempre nello stesso brano, veniamo così a riascoltare l’esortazione di domenica scorsa ad alzarci in piedi : “Sorgi e sta’ in piedi, o Gerusalemme”.
Perché, ecco ancora la “buona notizia”, Dio stesso ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni di colmare le valli livellando il terreno, affinché camminiamo sicuri sotto la sua bontà.

Nel Vangelo Giovanni il Battista riprende questo impegno di Dio perché diventi anche impegno dell’uomo, e lo preciserà; ma intanto è Dio stesso che si assume l’onere di un grande intervento che è per il nostro bene e felicità, la nostra gioia.  
Ma chi raccoglie questo impegno? Chi viene coinvolto? Su chi conta Dio per realizzare le sue promesse?
La solennità dell’Immacolata che abbiamo celebrato ieri ci fa conoscere che il progetto di Dio di dare e assicurare salvezza all’umanità comincia con una sconosciuta creatura, Maria di Nazareth, nella sua esistenza libera fin dal primo istante da ogni ombra di peccato. Per fare qualcosa di nuovo e di bello, Dio, pur nominandoli l’evangelista Luca i potenti di turno, inizia dagli umili, dai poveri.

Infatti “la parola di Dio scese su Giovanni nel deserto”.
Nel deserto delle parole umane, spesso consumate, ambigue, interessate.
Nel deserto, che è la nostra aridità, la prova, il disorientamento che ognuno può portare dentro di sé.
Nel deserto: condizione o luogo dove s’impara a conoscere, purificare la nostra fede e confidare nella vicinanza di Dio, se vogliamo sopravvivere e giungere ad una vita dignitosa e buona. Andare incontro a Colui che viene, come esortava la Parola domenica scorsa, è un nuovo esod,o un cammino che ci fa nuovi.

Ecco il senso della citazione del profeta Isaia nella parole di Giovanni: Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”. Occorre riassestare la vita: colmare burroni di disparità e vuoti di giustizia, abbassare ogni prepotenza, e volontà di essere sopra gli altri, togliere di mezzo la tortuosità dell’inganno, spianare  le alture della superbia, come diceva preghiera poco fa, che crea difficoltà a chi vuol camminare diritto… Tutto questo attraverso la carità, l’amore.

Impresa impossibile? Paolo, nella lettera di cui abbiamo letto alcune righe, rassicura tutti che Dio porterà a compimento la sua opera buona. Egli non lascia niente a metà! E così “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”, e il deserto, il nostro deserto fiorirà!



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