mercoledì 6 febbraio 2019

BRICIOLE di PAROLA
...nell'omelia


4° Domenica C – 03.02.2019

- Geremia 1,4-19   -  Luca 4,21-30

Nel brano evangelico che abbiamo ascoltato siamo ancora nella sinagoga di Nazareth. Gesù ha appena sorpreso i suoi concittadini leggendo davanti a loro e applicando a sé un testo del profeta Isaia, rivelando l’azione di Dio che non è un castigamatti, ma il liberatore di coloro che sono in qualche modo prigionieri della loro esistenza, della sua pesantezza, della tristezza; un Dio di grazia e di benevolenza che con l’amore e la bontà vince il male, il peccato.

La prima reazione dell’uditorio: la meraviglia. “Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”..
Ma, per quanto uno parli bene, le cose non durano. Le cose che ha detto Gesù saranno anche buone, il messaggio è buono, ma è il messaggio di un uomo ordinario – pensano gli abitanti di Nazareth – E’ un uomo come noi, chi crede di essere? L’entusiasmo e la meraviglia non conducono alla fiducia in Gesù. Ed Egli si trova a dover fare i conti con la chiusura dei suoi compaesani.

“Chi ben comincia è a metà dell’opera”. Questo detto non si realizza per Gesù che alla sua prima uscita fa “flop”, un buco nell’acqua, un insuccesso pieno, con il pericolo per la sua stessa vita.
I compito dell’inviato di Dio, il compito del profeta, di chi annuncia la parola del Signore non è mai dei più sicuri, pacifici e semplici. Anche per Geremia è così e Dio gli dà spalle robuste, come un muro di bronzo, per svolgere tale missione. Il che non significa che sia privo di carità quella cantata così stupendamente nell’inno della seconda lettura.

Ora si passa dalla meraviglia (“come parla bene Lui, come predica bene”) alla perplessità, e all’ostilità, perché la gente vuole miracoli. La gente, soprattutto le persone religiose – come scribi e farisei - ti riconosce se fai miracoli, altrimenti sei un povero diavolo come tutti. Ti vuole speciale!

Ma Gesù non vuole Egli essere speciale in questo modo perché il profeta, l’uomo mandato da Dio, è una presenza quotidiana. Per noi questa è una buona notizia, poiché ci dice che non abbiamo bisogno di aspettarci chissà chi per aprirci al vangelo. Senza pretendere chissà cosa e quali miracoli, dobbiamo fare tesoro della presenza semplice, umana, di chi Dio ci ha messo accanto.
E se qualcuno, in casa o fuori, – penso alla fatica di genitori, educatori, - si aspetta da noi miracoli, e ci contesta, ci rifiuta, beh, sappiamo che anche Gesù non ha sempre trovato bella accoglienza e ascolto nel suo paese, nella sua parrocchia.

E’ un invito al coraggio la parola di oggi, non contando sulla popolarità o successo, ma sulla certezza di compiere quello per cui il Signore ci ha scelto, ci ha “consacrato” – come si sente dire il profeta Geremia. “Io sono con te e sono la tua salvezza”.


 

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