...nell'omelia
6° Domenica C – 17/02/2019
- Geremia 17,5-8 - 1Cor 15,12.16-20 - Luca 6,17.2026
Benedizione e maledizione
sono sulla nostra vita. Siamo noi che determiniamo la nostra condizione,
ponendo la nostra fiducia nel Signore; o, diversamente, confidando in noi
stessi, nelle nostre ricchezze e sicurezze. Essere “beati” o incorrere
in quel “guai”, felicità o infelicità dipende da come portiamo la nostra
condizione di poveri; oppure da come investiamo la nostra condizione di ricchi.
Benedizione e maledizione,
felicità ed infelicità dipendono dal cuore, anche se ci ostiniamo a pensare, e
a volte le cose, gli eventi, ce lo fanno pensare, che dipendano invece
dalle…tasche!
Nella vita cerchiamo tutti
degli appoggi. Ma dove si appoggia il nostro cuore?
E non sono tante le vie che possiamo percorrere nella
nostra esistenza: sono soltanto due, ricordate con due bellissime espressioni
nella prima lettura: “Maledetto l’uomo che
confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno , allontanando il suo
cuore dal Signore.” L’uomo che mette la sua sicurezza nella logica umana allontanandosi da Dio, sarà infelice, incapace
di vedere il bene, aridità e morte saranno la sua sorte.
Invece,
benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia”, con infinite risorse di vita come
albero lungo corso d’acqua verso cui si protende. Non teme avvenimenti avversi,
prove che bruciano e stroncano. Rimane felice, conserva la speranza e produce
un sacco di bene.
Sì,
la Parola mette in guardia dal fatto di escludere il Signore dal proprio cuore,
magari a causa delle cose, per far spazio a queste, scelta stolta e sbagliata;
rassicura che la vita di chi pone, di chi pianta nel Signore la propria fiducia
non intristisce, è beata in ogni circostanza, è fortunata, felice qui ora e lo
sarà nella vita che ci attende (raccogliendo così l’annuncio della 2° lettura).
Infine,
l’espressione di Gesù, quel “guai” così minaccioso è in realtà un modo
familiare che abbiamo anche tra noi per richiamarci quando qualcosa non
funziona come dovrebbe. Corrisponde a quel “ahi, ahi, ahi, qui le cose non
vanno”. E’ un richiamo amorevole nella sua severità, quello di metterci in
guardia affinché non ci illudiamo o ci perdiamo dietro le cose o contando solo
su di noi.
La
buona notizia è che la felicità nostra, per tutti, è volontà di Dio. E’ offerta
a tutti. Nota il vangelo che Gesù, alzati gli occhi verso i suoi discepoli,
disse “beati voi poveri” e “guai a voi ricchi”. Ma allora davanti
a Gesù e tra coloro che volevano seguirlo c’era di tutto! Benissimo, possiamo
starci anche noi. Con il cuore, con la vita, con la nostra fiducia e serenità,
se non abbiamo niente; con il cuore, con la vita, con i nostri beni, con la
possibilità di rinnovarci e di fare del bene, se abbiamo molto. Nessuno è
escluso! “Benedetto” e pure “maledetto”, ognuno è amato!
Nessun commento:
Posta un commento