lunedì 4 marzo 2019

BRICIOLE di PAROLA
...nell'omelia


8° Domenica C – 03.03.2019
Luca 6,39-45

Così è Dio: amare i nemici, fare del bene a chi ci odia, benedire chi ci maledice, non rifarci sulla prepotenza, mostrarci deboli con gli arroganti, quasi ingenui, benevoli nel sottrarci al giudizio e alla condanna, e soprattutto misericordiosi, aperti al perdono. Così è Dio! Sì, perché le parole di Gesù udite domenica scorsa erano e sono il ritratto di Dio. E noi, che siamo i suoi figli, come vogliamo essere? E da dove cominciamo?

Dalla “vista”! Questo ci dicono “la pagliuzza e la trave”. Quello che vogliamo essere comincia dal modo, che poi non è solo un modo, di guardare gli altri, se stessi, la vita; un guardare che corre il rischio di essere un giudicare e un condannare (proprio il contrario dell’essere misericordiosi che ci fa simili a Dio). Vogliamo avere una vista buona, retta, non maliziosa o invidiosa. Per avere una vista così, o curare quella ammalata, bisogna avere cura del nostro cuore. Il guardare e il vedere, cioè tirare delle conclusione, in un modo o nell’altro, non dipende dalle diottrie, ma dal cuore. Il cuore, come del resto la lingua, sono il prolungamento, il terminale del cuore! Perché, conclude il brano del vangelo che oggi abbiamo ascoltato, “l’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda.” Facendo eco a quanto è detto nella prima lettura: “la parola rivela i pensieri del cuore”.

Quando conversiamo tra di noi abbiamo bisogno e doniamo una parola illuminata, perché se un cieco guida un altro cieco cadremo tutt’e due in una buca. E come si fa ad avere una parola illuminata? Non facendoci maestri gli uni degli altri, ma discepoli dell’unico Maestro: “Un discepolo non è più del maestro, ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro”.
Abbiamo bisogno di una parola mite, umile, leale, non invidiosa, quella parola, purtroppo, di chi si affretta a mettere in luce i difetti degli altri e a tacere, a nascondere, i propri. “Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”
E usando la similitudine dell’albero buono o cattivo, possiamo aggiungere che uno sguardo benevolo, misericordioso, una parola buona, producono buoni frutti; uno sguardo non misericordioso, una parola malevole, producono frutti cattivi.
Anche il vangelo di oggi è “buona notizia”, pure nella sua serietà. Gesù è il maestro che ci guida con la parola sua, vera. E’ colui che non solo comprende e tace sulle nostre travi, ma addirittura se le è caricate sulle spalle, e ci porta con esse.

Tra qualche giorno sarà Quaresima, tempo di conversione, tempo per curare la nostra vista, tempo per mettere mano al nostro cuore. Sarà tempo per lasciare che lo Spirito del Signore ci guarisca confessandogli le nostre aritmie, la mancanza di cuore, e di conseguenza una vista miope di chi vede soltanto se stesso per farsi bello, presuntuoso, o gli altri per giudicarli e condannarli; tempo per metter giù la nostra trave, quell’ingombro che non solo ci impedisce di vedere bene, ma, dovendo camminare insieme, non di rado ferisce chi ci è accanto.  


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