...nell'omelia
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Quaresima C – 17/03/2019
- Genesi 15, 5-18
- Luca 9,28-36
Il
cammino quaresimale verso la Pasqua del Signore è una marcia nel deserto “quotidiano”
dove lo Spirito ci conduce. E’ luogo di prova, di tentazioni che vorrebbero
portarci fuori strada, ma anche opportunità per dichiarare con Gesù la nostra
fedeltà al progetto del Padre.
Questo
cammino è pure una salita su un monte alto dove Gesù porta suoi tre amici,
Pietro, Giovanni Giacomo, e noi con loro. Così dopo l’esperienza delle tenebre
e del male che ci tenta, incontriamo l’esperienza della luce, della visione che
è offerta per avere incoraggiamento. Davvero una buona notizia, anche se le
tentazioni non sono finite. La bontà di Dio non si lascia imprigionare dai
limiti della nostra umanità.
“Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno”. La fatica, sia fisica o interiore, di
andare dietro Gesù sfinisce anche gli amici più stretti, più fidati. Quel “sonno”
lo ritroveremo all’orto degli ulivi, nel momento della passione. Ricorda molto
la povertà, la mancanza di amore. Chi ama, non dorme! Eppure Gesù non si ritrae, e appena i suoi si svegliano, lascia
intravedere il suo segreto: la sua gloria, cioè l’amore del Padre che è in
Lui, il Figlio. Le nostre distrazioni, fatiche, pesantezze, non scoraggiano il Signore nella sua
vicinanza. Anzi ci attira dentro l’esperienza della sua preghiera, del dialogo
con il Padre e il suo progetto.
Come
se il sonno non bastasse, gli amici “all’entrare nella nube, cioè in
questa esperienza, ebbero paura”.
E’ la paura che abbiamo anche noi davanti a ciò che non conosciamo; paura per
ciò che non era previsto, non era programmato, e ci capita. Qui viene fuori la
nostra mancanza di coraggio
a cui Dio risponde confermando
il suo dono e facendo appello al nostro ascolto con una preghiera
precisa: “Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo”, non tiratevi
indietro!
Mediante questo figlio, “l’eletto”, Dio vuole assicuraci di una vicinanza che non ci toglierà,
un’alleanza con noi che niente e nessuno potrà più infrangere, una familiarità
che è la nostra salvezza e ci porta alla vita. Lui promette così: anche se tu
potrai non essermi fedele io, invece lo sarò. Questa è la gloria di Dio!
Dio
avrebbe motivo di lasciarci perdere, visto il nostro sonno, la nostra paura, l’incomprensione
di noi poco affidabili. Ma la sua misericordia è più grande di ogni peccato, e
la sua luce non ci verrà mai negata. Per questo il cammino continua, per
grazia.
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