...nell'omelia
14° Domenica C – 07/07/2019
Isaia
66, 10-14c - Galati 6, 14-18 Luca 10, 1-12.17-20
“Rallegratevi!
State contenti!”
Abbiamo
mille motivi per essere ogni giorno tristi e preoccupati, ma ne abbiamo uno che
li supera tutti e ci porta invece nella direzione opposta. “Rallegratevi,
state contenti, perché i vostri nomi sono scritti in cielo”, vale a dire, “voi
siete cari ed amati da Dio”, cioè “portati in braccio, accarezzati,”
coccolati e consolati da lui, per usare espressioni che abbiamo sentito nella
1°lettura. Siamo fragili e facili allo scoraggiamento, ed abbiamo bisogno di
essere benevolmente ripresi e rinfrancati dall’amore di Dio.
Questo
amore di Dio che ci ha ben presenti al suo cuore, ci ha reso e ci mantiene “nuova
creatura”. Il motivo profondo della nostra gioia è proprio l’essere “nuova creatura”, grazie alla morte e la
risurrezione di Gesù. “Nuova creatura”, cioè immagine viva, talmente
viva di Gesù, da provarne anche le stigmate nel nostro corpo (come ricorda
Paolo nella sua lettera). E non è una contraddizione, poiché sempre più il
nostro nome è quello di figli prediletti come il suo, di cui il Padre si compiace
in cielo.
L’essere
“nuova creatura” ci porta ad essere come
Gesù, a fare nostra la sua missione, diventando coloro che egli manda a
camminargli innanzi, come narra il vangelo di oggi. La missione a cui Gesù
manda i suoi non è per specializzati del settore, per qualificati addetti ai
lavori o per dirigenti del suo gregge. E’ la vita di tutti battezzati chiamati
a preparargli la strada, a lavorare per lui e non per se stessi. E quel
particolare numero 72 sta ad indicare la moltitudine dei popoli della terra a
quel tempo conosciuti.
Essere
“nuova creatura” significa farsi carico della passione di Dio per tutta
l’umanità, e non fermarsi a pensare unicamente a se stessi. Significa invocare
dal Padre che la sua sollecitudine trovi collaborazione presso gli uomini,
poiché immensa è la mole di lavoro per il vangelo; che ci faccia persone non
certo sprovvedute davanti alle necessità del mondo, però di non contare sulla
nostre forze o potenza. Quindi, semplici, miti, anche disarmati di fronte alle
astuzie del mondo, per questo poveri; ma ricchi di pace, pace da portare e da
donare a tutti, e a chi è disposto ad accoglierla. Sì, persone di pace, di
benedizione, persone “disarmanti”, oltre che disarmate, che annunciano la
presenza amorevole di Dio soprattutto a chi soffre.
Il
Signore ci invia e noi non siamo preoccupati o angustiati per gli insuccessi
che mettiamo assieme; nemmeno affascinati o compiaciuti egoisticamente dei
buoni risultati, anche se non vorremmo solo aspettarci fiaschi e fallimenti.
Non lavoriamo per la produzione, per dirla con un linguaggio familiare, ma la
nostra soddisfazione, la nostra gioia, il segreto del nostro impegno, sta nella
certezza di essere amati noi, ed anche coloro ai quali ci rivolgiamo, e di
avere il nostro nome, ben presente e caro davanti a Dio.
Andiamo
alla nostra quotidiana missione tenendo nel cuore le parole di Gesù. Saremo
contenti! E, discepoli suoi, gli prepareremo la via, avremo e porteremo pace.
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