lunedì 14 ottobre 2019

BRICIOLE di PAROLA
...nell'omelia


28° Domenica C – 13.10.2019

- 2 Re 5,14-17 2 - Lc 17,11-19

Domenica scorsa era la domanda dei discepoli a Gesù: aumenta la nostra fede. Ma quale fede?
Quello che avviene nel gruppo dei dieci lebbrosi induce pensare che c’è una fede che guarisce e c’è quella che …salva. A noi basta la prima, che è buona, ma non basta, e quella per cui Gesù è venuto.

La fede che guarisce, che cerca guarigione, che ci mette o ci fa sentire a posto, è quella che si ferma all’osservanza di leggi, norme, prescrizioni, precetti, nel rispetto di quanto è scritto.  Anche Gesù si attiene ad una prescrizione della legge di Mosè ricordandola a quei poveri ammalati che gli gridano :“Gesù maestro, abbi pietà di noi”.. E lui ordina: “andate a presentarvi ai sacerdoti”.  No, non è malvagia questa fede. Osservando questa norma (“mentre andavano furono purificati”) ebbero la guarigione fisica, necessaria per prendere parte al culto nel tempio e alla vita sociale.

“Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo”. Questa è la fede di chi si sente toccato dall’amore. Viene dallo stupore e dalla gratitudine. Infatti “torna indietro lodando Dio a gran voce”. Saper ringraziare, saper lodare per quanto il Signore fa per noi ci dà salvezza, ci aiuta riconoscere che lui è il nostro Dio.

Quello che fa pensare è che la fede che guarisce, “interessata”, è propria dei “praticanti” che osservano le prescrizioni, mentre la fede che salva, quella che dà gloria Dio e riconosce il suo amore, la vediamo in uno straniero, un samaritano, in un pagano, come nell’episodio narrato nella prima lettura dove Naamàn il Siro, liberato dalla lebbra ammette che non c’è altro Dio se non in Israele.
Per accedere a questa fede ci vuole umiltà come questo comandante che si lascia guidare da una povera schiava e obbedisce all’uomo di Dio che gli indica di immergersi nell’acqua. Come può Dio chiedere cose tanto banali? Accanto all’umiltà, ulteriore espressione di questa è saper dire grazie. “Un cristiano che non sa ringraziare è uno che ha dimenticato la lingua di Dio”(Papa Francesco)
Ringraziare è quanto ha fatto colui che è tornato a rendere gloria a Dio, e ha riconosciuto che il vero tempio in cui s’incontra Dio,  - poiché li aveva mandati al tempio quegli infelici - lo si adora, lo si prega, lo si ama, è Gesù stesso, altro che le norme ,i riti, i sacrifici al tempio di Gerusalemme. La vita è lì in Gesù, lì c’è la salvezza, la pienezza della vita, il suo senso, la sua realizzazione vera. Credere, sapere che da Dio siamo amati e liberati dal peccato, male, lebbra che deturpa la nostra umanità.

Che ne viene a Gesù di “dannarsi l’anima”, diciamo noi, perché gli uomini conoscano questo amore? Ben poco, guardando alla conclusione di questo beneficio recato ad un gruppo di disperati, è il caso di dire: ha dato dieci e ha avuto il ritorno di uno. Niente male come percentuale del bene fatto. Un bella lezione per noi!




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