...nell'omelia
28° Domenica C –
13.10.2019
- 2 Re 5,14-17 2 - Lc
17,11-19
Domenica scorsa era la
domanda dei discepoli a Gesù: aumenta la nostra fede. Ma quale fede?
Quello che avviene nel
gruppo dei dieci lebbrosi induce pensare che c’è una fede che guarisce e c’è
quella che …salva. A noi basta la prima, che è buona, ma non basta, e quella
per cui Gesù è venuto.
La fede che guarisce,
che cerca guarigione, che ci mette o ci fa sentire a posto, è quella che si
ferma all’osservanza di leggi, norme, prescrizioni, precetti, nel rispetto di
quanto è scritto. Anche Gesù si attiene
ad una prescrizione della legge di Mosè ricordandola a quei poveri ammalati che
gli gridano :“Gesù maestro, abbi pietà di noi”.. E lui ordina: “andate a presentarvi ai sacerdoti”. No, non è malvagia questa fede. Osservando
questa norma (“mentre andavano furono purificati”) ebbero la guarigione
fisica, necessaria per prendere parte al culto nel tempio e alla vita sociale.
“Uno di loro, vedendosi
guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù,
ai suoi piedi, per ringraziarlo”. Questa è la fede di chi
si sente toccato dall’amore. Viene dallo stupore e dalla gratitudine. Infatti “torna
indietro lodando Dio a gran voce”. Saper
ringraziare, saper lodare per quanto il Signore fa per noi ci dà salvezza, ci
aiuta riconoscere che lui è il nostro Dio.
Quello che fa pensare è che la
fede che guarisce, “interessata”, è propria dei “praticanti” che osservano le
prescrizioni, mentre la fede che salva, quella che dà gloria Dio e riconosce il
suo amore, la vediamo in uno straniero, un samaritano, in un pagano, come nell’episodio
narrato nella prima lettura dove Naamàn il Siro, liberato dalla lebbra ammette
che non c’è altro Dio se non in Israele.
Per accedere a questa fede ci
vuole umiltà come questo comandante che si lascia guidare da una povera schiava
e obbedisce all’uomo di Dio che gli indica di immergersi nell’acqua. Come può
Dio chiedere cose tanto banali? Accanto all’umiltà, ulteriore espressione di
questa è saper dire grazie. “Un cristiano che non sa ringraziare è uno che ha
dimenticato la lingua di Dio”(Papa Francesco)
Ringraziare è
quanto ha fatto colui che è tornato a rendere gloria a Dio, e ha riconosciuto
che il vero tempio in cui s’incontra Dio, - poiché li aveva mandati al tempio quegli
infelici - lo si adora, lo si prega, lo si ama, è Gesù stesso, altro che le
norme ,i riti, i sacrifici al tempio di Gerusalemme. La vita è lì in Gesù, lì
c’è la salvezza, la pienezza della vita, il suo senso, la sua realizzazione
vera. Credere, sapere che da Dio siamo amati e liberati dal peccato, male,
lebbra che deturpa la nostra umanità.
Che ne viene
a Gesù di “dannarsi l’anima”, diciamo noi, perché gli uomini conoscano questo
amore? Ben poco, guardando alla conclusione di questo beneficio recato ad un
gruppo di disperati, è il caso di dire: ha dato dieci e ha avuto il ritorno di
uno. Niente male come percentuale del bene fatto. Un bella lezione per noi!
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