...nell'omelia
29° Domenica C – 20.10.2019
- Esodo 17,8-13
- Lc 18,1-8
Domenica
scora i dieci lebbrosi, oggi una donna sola, vedova: la preghiera, la supplica,
sono la ricchezza e la forza dei poveri. Dio non può non ascoltare, perché dietro
ogni supplica, ogni grido, e talvolta anche dietro ad una bestemmia, c’è la povertà,
la fragilità, il bisogno della creatura che Egli ama.
“Gridare
giorno e notte” verso Dio! Perché Dio vuole questo? Lui non conosce già le
nostre necessità? Che senso ha “insistere” con Dio?
Lui ci
ascolta e conosce tutto di noi, con amore. E’ al nostro fianco e la preghiera
ci fa sentire la sua presenza, la sua misericordia, anche il suo aiuto. E, per
quanto ci riguarda allarga il nostro cuore, il nostro respiro. La fede ci fa
pregare e la preghiera aiuta a conservare la fede in Dio – perché c’è il pericolo
che la smarriamo, e Gesù stesso sembra timoroso di questo con la domanda finale
- ad affidarci a lui anche quando pesano silenzi, ritardi, da parte sua; non si
comprende la sua volontà.
“Pregare sempre”, quindi! Equivale alla necessità
di respirare.
Non
è semplicemente dire preghiere e orazioni, ma respirare l’amore, che è Gesù, cioè
inspirarlo, accoglierlo, metterlo dentro di noi, ed espirarlo, mandarlo fuori,
comunicarlo. La preghiera è il respiro della vita cristiana E’ possibile
pregare sempre? E’ possibile respirare sempre? E’ auspicabile: se non si
respira, non si vive. E di respirare non sempre ci si accorge, salvo quando si
fa fatica, quando il respiro viene a mancare.
Che
significa precisamente pregare o qual è il contenuto della preghiera?
Pregare
è porre le nostre questioni davanti al Signore, tenere la nostra vita, la nostra persona davanti a lui. E’
desiderare Dio e la sua giustizia, cioè il suo amore, di cui abbiamo bisogno
per vivere. A mani alzate! Come Mosè,
l’amico di Dio, come la povera donna che alza le mani e pure la voce per farsi
ascoltare dal giudice. Preghiamo per
dire che la nostra vita noi la mettiamo davanti a Dio perché sia vita di figli
di Dio che hanno un profondo desiderio di sentirsi accolti, amati, aiutati,
sostenuti, liberi e felici.
E’
possibile pregare senza stancarsi mai?
Senza abbandonare la lotta, senza disertare. La
stanchezza ha tanti motivi: dalla mancanza di allenamento e
la presunzione delle nostre forze, l’impazienza, lo scoraggiamento, la constatazione di non essere esauditi secondo i
desideri, le vicissitudini della vita, l'impressione è che Dio temporeggi, ritardi
un po’ troppo.
La
perseveranza, il non mollare, è nel fidarci di Dio che ai suoi eletti, cioè a
coloro che ama e perché li ama, risponderà prontamente, cioè al momento giusto.
Dio è Padre buono! Ancora una volta Gesù ci rivela il Padre a cui consegnare la
vita nostra con fiducia. Fiducia che non viene mai meno, perché, con l’amore,
questa è la buona notizia di oggi che ci incoraggia a pregare, a gridare giorno
e notte: l’insonnia di Dio!
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