lunedì 11 novembre 2019

BRICIOLE di PAROLA
...nell'omelia


32° Domenica C – 10/11/2019

2 Maccabei 7,1-14  e Luca 20,27-38

Ascoltando le domande più profonde che abbiamo nel cuore, riceviamo oggi davvero un bell’annuncio. La Parola di Dio ci comunica la verità profonda circa il compimento della nostra esistenza. Noi diciamo nella preghiera che tra poco faremo: “aspetto la risurrezione dei morti e la vita che verrà”.
Quale frutto della risurrezione di Gesù che ha vinto la morte ci sarà anche la nostra risurrezione! Al termine di questa nostra esistenza terrena, breve o lunga che sia, non usciremo dalla vita, ma usciremo alla vita, come la creatura esce alla luce dal grembo materno che l’ha accolta, amata, forgiata, preparata per il giorno della nascita. La risurrezione è la nostra vocazione eterna, e riguarda tutti i morti.

Ci sarà un risurrezione  di vita per quanti fecero il bene e una risurrezione di condanna per quanti fecero il male! Pure l’episodio narrato nella prima lettura, il martirio dei sette fratelli fedeli alla legge di Dio, ce ne dà notizia: attendiamo da Dio l’adempimento delle speranze e di essere da lui risuscitati; “ma per te - dicono al tiranno - la risurrezione non sarà per la vita”

Nella risurrezione, la cui modalità rimane un mistero, sappiamo che risorgeremo con il nostro corpo che sarà simile al corpo glorioso di Gesù risorto; e saremo noi, sarò io e non un altro o una reincarnazione o cose del genere. La novità non consisterà nella pura rianimazione di un cadavere o nel raccogliere le ceneri disperse, ma sarà un salto di qualità che riguarderà la persona in tutte le sue relazioni, con gli altri, con le cose, con il creato che sarà nuovo anch’esso, secondo il progetto d’amore del Padre.

L’esistenza dopo la morte sarà diversa da quella sulla terra. In questo mondo viviamo di realtà provvisorie, che finiscono; invece nell’aldilà, dopo la risurrezione, non avremo più la morte come orizzonte e vivremo tutto, anche i legami umani, nella dimensione di Dio, in maniera trasfigurata. Pure il matrimonio, segno e strumento dell’amore di Dio in questo mondo, risplenderà trasformato in piena luce nella comunione gloriosa dei santi in Paradiso. 

E la vita dei risorti sarà simile a quella degli angeli, cioè tutta immersa nella luce di Dio, tutta dedicata alla visione di Lui, alla sua lode, in un’eternità piena di gioia e di pace, una condizione tutta nuova che chiamiamo “destinazione paradiso”,  una condizione di felicità alla quale diamo inizio già qui vivendo, con l’aiuto di Dio e la sua misericordia, nella fedeltà all’amore, nella carità che Gesù ha insegnato.

Di contro, la condizione sarà d’infelicità, e si chiama inferno, se avremo vissuto nell’odio, nell’invidia, nella rabbia, soprattutto verso chi fa il bene, nel voler distruggere il bene e chi lo compie. Credere alla risurrezione è essenziale, affinché ogni nostro atto di amore diventi un seme destinato a sbocciare nel giardino di Dio, e produrre frutti di vita eterna, che rimane benedizione di Dio. Quel giorno “ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto” con felicità piena ed eterna.

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