...nell'omelia
32° Domenica C – 10/11/2019
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Maccabei 7,1-14 e Luca 20,27-38
Ascoltando
le domande più profonde che abbiamo nel cuore, riceviamo oggi davvero un
bell’annuncio. La Parola di Dio ci comunica la verità profonda circa il
compimento della nostra esistenza. Noi diciamo nella preghiera che tra poco
faremo: “aspetto la risurrezione dei morti e la vita che verrà”.
Quale
frutto della risurrezione di Gesù che ha vinto la morte ci sarà anche la nostra
risurrezione! Al termine di questa nostra esistenza terrena, breve o lunga che
sia, non usciremo dalla vita, ma usciremo alla vita, come la creatura esce alla
luce dal grembo materno che l’ha accolta, amata, forgiata, preparata per il
giorno della nascita. La risurrezione è la nostra vocazione eterna, e riguarda
tutti i morti.
Ci
sarà un risurrezione di vita per quanti
fecero il bene e una risurrezione di condanna per quanti fecero il male! Pure
l’episodio narrato nella prima lettura, il martirio dei sette fratelli fedeli
alla legge di Dio, ce ne dà notizia: attendiamo da Dio l’adempimento delle
speranze e di essere da lui risuscitati; “ma
per te - dicono al tiranno - la risurrezione
non sarà per la vita”
Nella risurrezione, la cui
modalità rimane un mistero, sappiamo che risorgeremo con il nostro corpo che
sarà simile al corpo glorioso di Gesù risorto; e saremo noi, sarò io e non un
altro o una reincarnazione o cose del genere. La novità non consisterà nella
pura rianimazione di un cadavere o nel raccogliere le ceneri disperse, ma sarà
un salto di qualità che riguarderà la persona in tutte le sue relazioni, con
gli altri, con le cose, con il creato che sarà nuovo anch’esso, secondo il
progetto d’amore del Padre.
L’esistenza dopo la morte
sarà diversa da quella sulla terra. In questo mondo viviamo di realtà
provvisorie, che finiscono; invece nell’aldilà, dopo la risurrezione, non
avremo più la morte come orizzonte e vivremo tutto, anche i legami umani, nella
dimensione di Dio, in maniera trasfigurata. Pure il matrimonio, segno e
strumento dell’amore di Dio in questo mondo, risplenderà trasformato in piena
luce nella comunione gloriosa dei santi in Paradiso.
E la vita dei risorti sarà
simile a quella degli angeli, cioè tutta immersa nella luce di Dio, tutta
dedicata alla visione di Lui, alla sua lode, in un’eternità piena di gioia e di
pace, una condizione tutta nuova che chiamiamo “destinazione paradiso”, una condizione di felicità alla quale diamo
inizio già qui vivendo, con l’aiuto di Dio e la sua misericordia, nella fedeltà
all’amore, nella carità che Gesù ha insegnato.
Di
contro, la condizione sarà d’infelicità, e si chiama inferno, se avremo vissuto
nell’odio, nell’invidia, nella rabbia, soprattutto verso chi fa il bene, nel
voler distruggere il bene e chi lo compie. Credere alla risurrezione è
essenziale, affinché ogni nostro atto di amore diventi un seme destinato a
sbocciare nel giardino di Dio, e produrre frutti di vita eterna, che rimane
benedizione di Dio. Quel giorno “ci
sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto” con felicità piena ed eterna.
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