lunedì 3 febbraio 2020

BRICIOLE di PAROLA
...nell'omelia


Presentazione di Gesù al tempio – 02.02.2020 – 4° Domenica A

- Luca 2,22-32

Oggi, 2 febbraio, 40° giorno dal Natale di Gesù, la preghiera della comunità credente celebra nel bambino Gesù portato al tempio dai suoi genitori, secondo la legge di Mosè, la luce del mondo che viene a rivelare Dio alle genti quale gloria e segno bello d’Israele. Questa festa è detta “Festa dell’incontro”: è l’incontro tra il Dio bambino, che porta novità, e l’umanità in attesa, rappresentata dagli anziani nel tempio.

Questo evento mi porta a considerare anche la mia vita, la nostra vita, come il luogo dell’incontro con Colui che è la salvezza della vita stessa in quanto la libera dal non senso, da quanto la impedisce e la frena, da ciò che vorrebbe toglierle la bellezza che Dio ha voluto donarle; la libera dal peccato, la pone nella luce e ci dà motivo di vantarcene, di essere felici. Sì, la nostra esistenza, il nostro mondo, ha bisogno di luce e di gioia.

Quello che accade nel tempio quando Maria e Giuseppe vi portano il Bambino in obbedienza alla Legge di Israele, nelle parole che lo descrivono, illumina già come deve essere il nostro incontro quotidiano con Gesù.

Simeone, uomo giusto e pio, “accolse il bambino tra le braccia e benedisse Dio”. Due movimenti del cuore:
L’accoglienza
Prendere il braccio un bambino è accostarlo al proprio cuore, o meglio, accostare il nostro, magari sofferente, ferito, malato, stanco, al suo fresco di amore e di vita. “Prendere in braccio Gesù” è sostenere colui che ci sostiene e ci fa andare avanti. E “vedere la salvezza”, vedere Dio, la sua bontà che si manifesta. “I miei occhi”, dice meravigliato e pieno di gioia Simeone. Come per Simeone, anche i miei occhi, i nostri occhi, che sono i terminali del cuore, ci consentono  “prendere in braccio Gesù”, di riconoscerlo, di lodare Dio, di guardare con fiducia al futuro.

2° Di conseguenza l’incontro si tramuta in una benedizione, in un dire bene di Dio, dirci contenti di Lui che mantiene le sue promesse; in una lode che ci porta in cielo. L’accoglienza di Gesù nella nostra vita prima di essere una richiesta di attenzioni e aiuti di cui abbiamo anche bisogno ci porti a ringraziare, benedire Dio, a consegnarci, affidarci a Lui, poiché non ci priva delle luce, delle speranza necessaria per andare avanti.

Non è da meno l’altra persona anziana, Anna, che da una vita “non si allontanava mai dal tempio dove serviva Dio notte e giorno con digiuni e preghiere”. Anche  in lei ci sono due movimenti del cuore.
La lode. In comune con Simeone si mise a lodare Dio, poiché questo rimane l’atteggiamento fondamentale di chi vive nella fede.
2° Mentre Simeone accoglie e il Bambino, Anna lo annuncia subito al mondo; sembra volerlo subito dare a quanti hanno bisogno di speranza e salvezza. “Parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione…”.

Anche il nostro incontro quotidiano con lui, la nostra esistenza con Lui, non può essere priva di stupore, lode, gioia, benedizione. Certo ci sono le parole misteriose di Simeone alla Madre di Gesù, che lasciano immaginare una missione difficile per quel Bambino e una sofferenza non piccola per lei, ma non manca la gioia di “uomo giusto e pio” com’era Simeone, e certamente anche quella di Anna i cui occhi, che probabilmente, considerata la sua storia, potevano anche essere stati in qualche momento gonfi di lacrime.

Che siano i nostri occhi di fede, occhi per vedere l’amore di Dio che ci viene incontro in ogni momento, in ogni situazione o realtà. Si offre a noi, affinché anche noi ci offriamo a lui per avere libertà e vita.

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