...nell'omelia
Presentazione di Gesù al tempio – 02.02.2020 – 4°
Domenica A
- Luca 2,22-32
Oggi, 2 febbraio, 40°
giorno dal Natale di Gesù, la preghiera della comunità credente celebra nel
bambino Gesù portato al tempio dai suoi genitori, secondo la legge di Mosè, la
luce del mondo che viene a rivelare Dio alle genti quale gloria e segno bello
d’Israele. Questa festa è detta “Festa dell’incontro”: è l’incontro tra il Dio
bambino, che porta novità, e l’umanità in attesa, rappresentata dagli anziani
nel tempio.
Questo
evento mi porta a considerare anche la mia vita, la nostra vita, come il luogo
dell’incontro con Colui che è la salvezza della vita stessa in quanto la libera
dal non senso, da quanto la impedisce e la frena, da ciò che vorrebbe toglierle
la bellezza che Dio ha voluto donarle; la libera dal peccato, la pone nella
luce e ci dà motivo di vantarcene, di essere felici. Sì, la nostra esistenza,
il nostro mondo, ha bisogno di luce e di gioia.
Quello
che accade nel tempio quando Maria e Giuseppe vi portano il Bambino in
obbedienza alla Legge di Israele, nelle parole che lo descrivono, illumina già
come deve essere il nostro incontro quotidiano con Gesù.
Simeone,
uomo giusto e pio, “accolse il bambino
tra le braccia e benedisse Dio”. Due movimenti del cuore:
1°
L’accoglienza
Prendere
il braccio un bambino è accostarlo al proprio cuore, o meglio, accostare il
nostro, magari sofferente, ferito, malato, stanco, al suo fresco di amore e di
vita. “Prendere in braccio Gesù” è sostenere colui che ci sostiene e ci
fa andare avanti. E “vedere la salvezza”, vedere Dio, la sua bontà che si manifesta.
“I miei occhi”, dice meravigliato e pieno di gioia Simeone. Come per Simeone,
anche i miei occhi, i nostri occhi, che sono i terminali del cuore, ci
consentono “prendere in braccio Gesù”,
di riconoscerlo, di lodare Dio, di guardare con fiducia al futuro.
2°
Di conseguenza l’incontro si tramuta in una benedizione, in un dire bene
di Dio, dirci contenti di Lui che mantiene le sue promesse; in una lode che ci
porta in cielo. L’accoglienza di Gesù nella nostra vita prima di essere una
richiesta di attenzioni e aiuti di cui abbiamo anche bisogno ci porti a
ringraziare, benedire Dio, a consegnarci, affidarci a Lui, poiché non ci priva
delle luce, delle speranza necessaria per andare avanti.
Non
è da meno l’altra persona anziana, Anna, che da una vita “non si allontanava mai dal tempio dove serviva Dio notte e giorno con
digiuni e preghiere”. Anche in lei
ci sono due movimenti del cuore.
1°
La lode. In comune con Simeone si
mise a lodare Dio, poiché questo rimane l’atteggiamento fondamentale di chi
vive nella fede.
2°
Mentre Simeone accoglie e il Bambino, Anna lo annuncia subito al mondo; sembra
volerlo subito dare a quanti hanno bisogno di speranza e salvezza. “Parlava del bambino a quanti aspettavano la
redenzione…”.
Anche
il nostro incontro quotidiano con lui, la nostra esistenza con Lui, non può
essere priva di stupore, lode, gioia, benedizione. Certo ci sono le parole
misteriose di Simeone alla Madre di Gesù, che lasciano immaginare una missione
difficile per quel Bambino e una sofferenza non piccola per lei, ma non manca
la gioia di “uomo giusto e pio” com’era Simeone, e certamente anche
quella di Anna i cui occhi, che probabilmente, considerata la sua storia,
potevano anche essere stati in qualche momento gonfi di lacrime.
Che
siano i nostri occhi di fede, occhi per vedere l’amore di Dio che ci viene
incontro in ogni momento, in ogni situazione o realtà. Si offre a noi, affinché
anche noi ci offriamo a lui per avere libertà e vita.
Nessun commento:
Posta un commento