...nell'omelia
Pentecoste -31.05.2020
Atti 2,1-11 -
1Cor 12,3-13 - Gv 20,19-23
Si conclude oggi il tempo
pasquale. Si conclude, e forse è quello che maggiormente avvertiamo, un tempo in cui siamo stati privati della S.
Messa, della celebrazione dal vivo dell’Eucaristia. Non siamo stati certamente
privati dello Spirito del Risorto che è sempre rimasto con noi; ha pregato, ha
condiviso ogni ansia e timore, ha sofferto con noi, e con noi sarà sino alla
fine del mondo. Ci rassicurava lo stesso Gesù domenica scorsa festa della sua
Ascensione al cielo.
Quello che succede oggi, il
cinquantesimo giorno dalla Pasqua, nella casa in cui erano riuniti i
discepoli di Gesù con Maria, succede
anche qui tra noi. Noi lo crediamo, noi lo vogliamo. Un “fragore”, un “vento
impetuoso”, “lingue come di fuoco”, una forza impensabile, una libertà
incontenibile, una franchezza coraggiosa, una chiarezza che stupisce gli stessi
discepoli e coloro che li vedono e li odono parlare.
Anche noi abbiamo bisogno di una
“fragore” più forte di tutte le voci che gridano all’apocalisse, che zittisca
parole d’inganno e di paura. Abbiamo bisogno di un “vento impetuoso”, di una
libertà incontenibile, ma non irresponsabile. Abbiamo bisogno di coraggio che
non si rassegna e di una parola chiara che dà sicurezza.
Noi siamo qui magari con la
curiosità e attenzione di come vada a finire questa mobilitazione e
organizzazione per venire alla chiesa. Ma io credo che è Dio stesso che si
mobilita per dare slancio e ripresa alla nostra esistenza. E lo fa dandoci lo
Spirito santo, consolatore, ospite, luce, che porta riposo, riparo, conforto.
Viene, e con la sua forza d’amore toglie la bruttura, ammorbidisce ciò che è
rigido e arido, sana la ferita che sanguina , riscalda dove c’è gelida
freddezza, ed è fresca brezza sul volto di chi non ne può più.
L’opera
principe dello Spirito santo, Spirito di verità, scrive Paolo nella seconda
lettura di oggi, è aprirci gli occhi per riconoscere e le labbra per
proclamare: solamente in Gesù c’è salvezza, senso, liberazione e pienezza per
la nostra vita!
E
con questa conferma della nostra timida fede messa tante volte alla prova da
vicende umane di sofferenza o anche di cattiveria, l’altra opera è l’armonia in
cui stare tra di noi, in una diversità di doni, di caratteri, di sensibilità,
di luoghi o compiti di responsabilità, vera ricchezza cui provvede lo Spirito
di Dio per il bene di tutti e di ognuno.
Come
i discepoli di Gesù rinchiusi nel cenacolo abbiamo bisogno di ritrovare pace, riavere
un cuore nuovo, un nuovo entusiasmo, una nuova di vita, opportunità affidata
alla nostra accoglienza. Il Risorto viene. Sorprende, i discepoli ed essi
gioirono al vedere il Signore. Abbiamo bisogno di vedere, cioè di credere che
ci vuol bene e lo manifesta dandoci lo Spirito del perdono, il perdono a noi e
il nostro a chi ci avesse fatto del male. Solo con questo amore è possibile
rimettere, togliere il peccato, la cattiveria di mezzo a noi. Diversamente,
questa rimane, il male ci resta attaccato, e noi avremmo mortificato lo Spirito
di Dio rimanendo nella nostra morte.
Invochiamo
lo Spirito Santo con umiltà, fiducia, gratitudine, poiché non ci è negato,.
Vieni
Santo Spirito, riempi i nostri cuori, accendi in noi il fuoco del tuo amore,
facci rivivere, fa’ che usciamo da questo luogo, da questo tempo soprattutto,
con quella ebbrezza nel cuore che non è superficialità, imprudenza,
incoscienza, ma pienezza di te.
Aiutaci
a riconoscere davvero e proclamarlo nella vita, con le opere e le parole, che
“Gesù è il Signore”. E le diversità che ci sono tra noi, non siano mai motivo,
di scontro, di concorrenza, di divisione, ma di aiuto reciproco, di armonia, la
bella convivenza delle nostre differenze. “Molte
membra, un corpo solo siamo, cosi anche il Cristo”. Grazie e lode a te ,
Spirito santo! Vieni!
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