venerdì 24 luglio 2020

BRICIOLE di PAROLA
...nella meditazione
e preghiera


24 Luglio 2020

Matteo 13,18-23

La parabola del seminatore, ascoltata qualche domenica fa, ritorna perché noi ne facciamo tesoro. Quest’oggi la nostra attenzione non va al seminatore così generoso, fiducioso, da gettare a larghe mani e a largo cuore la semente buona. Ci soffermiamo a considerare il terreno che in gran parte delude il lavoro di chi tanto s’adopera perché abbia portare frutto. Forse siamo questo terreno, anche se in noi un piccolo appezzamento buono il Signore lo sa trovare. Ma guardiamo con onestà quello che possiamo essere.

Una “strada”, un via ben battuta, un terreno impenetrabile, dove viene “rubato” ogni bene, ogni buona ispirazione; un terreno che non prende dentro di sé quanto il seminatore vi lascia volutamente cadere. E’ l’immagine della superficialità, della distrazione che si lascia portare via quanto di buono ci viene dato. Questa “impenetrabilità” si fa forte della nostra supponenza, orgoglio, superbia. Il rimedio a questa presunzione è l’umiltà di chi si lascia invece penetrare dalla Parola del Signore. Una mente umile e intelligente s’apre alla verità!

Il “terreno sassoso”  si mostra incapace di custodire e far crescere ciò che ha ricevuto anche con gioia. Non offre tempo alla Parola di porre radici, giacché vige l’incostanza nel badare alla semente. L’incostanza e sinonimo di mancanza di volontà; non riusciamo a reggere la fatica, la pazienza, l’impegno che ci è chiesto. La volontà debole trova forza, se umile la persona, s’affida all’obbedienza di chi, con rispetto della dignità e della libertà della persona, la sostiene e l’accompagna. Chi è incostante conta solamente su di sé, sul proprio umore, variabile in mezzo alla prove.

Quello “tra i rovi” è il terreno infestato dalle nostre debolezze, ma soprattutto dalla connivenza con il peccato, con orientamenti di vita, con scelte e decisioni che sono in aperto contrasto con il seme del vangelo. Ricevere questo ma cercare le cose del mondo, non voler rinunciare alla sua mentalità, lasciarci sedurre dalle sue proposte e offerte, tenere i piedi su due staffe così divergenti, soffoca la Parola che, a dispetto del mondo, ci lascia piena libertà. Per “lasciare” gli allettamenti del mondo occorre “trovare” ciò e chi ci dà la vera gioia. Ma soprattutto una cosa la si abbandona, la si lascia perdere, quando ci si innamora di qualcos’altro. E’ questione di cuore, è questione di amore non soccombere ai rovi, ma piuttosto uscirne fuori, o strapparli. Solo l’amore ci libera dal loro abbraccio soffocante. Questo amore è Gesù!

Umiltà, obbedienza, amore, ci fanno terreno buono che comprende, custodisce, fa crescere, maturare di abbondanti frutti la nostra vita. Sarà magari un piccolo angolo, ma sarà giardino bello di cui Dio si rallegrerà passeggiando in esso; sarà campo di bene dove, grazie al continuo lavoro di Dio con noi e in noi, anche altri troveranno buon nutrimento.

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