...nell'omelia
14° Domenica A
-05.07.2020
Zaccaria 9,9-10 -
Romani 8,9-13 - Matteo 11,25-30
Piacevoli le parole di
Gesù, come sempre. E soprattutto vere. Egli sa offrire quella carezza che ti
ristora, quella mano che ti rialza, quell’invito che ti affascina e che non
puoi declinare. “Venite a me, voi tutti che siete stanchi e
oppressi, e io vi darò ristoro”. Una promessa a cui non si può resistere,
poiché Gesù conosce il “dominio” – per restare su una parola che ritorna più
volte nella seconda lettura - che
appesantisce la nostra esistenza e schiaccia il nostro cuore. E’ “il dominio
della carne”, così lo chiama l’apostolo Paolo. In questa espressione è
indicata la mentalità mondana, la logica del mondo, ed è schiavitù! Dipendenza
mortale! Ah, le dipendenze! Quanto male e quanta sofferenza portano! Siamo “stanchi
e oppressi”. Eppure non ci rassegniamo. Scrive Paolo che non siamo
debitori verso la carne, verso questa mentalità di ricercare la felicità
nelle cose, nel potere, nel denaro, in ciò che piace facendo schiavi gli altri,
privandoli con la nostra volontà di dominio secondo il mondo, delle libertà più
belle, di pensare, amare, pregare, progettare. No, tutto deve sottostare a come
comando io. Pensate alle relazioni che si fanno difficili, pesanti in famiglia,
e non solo, per le intemperanze di vario genere!
Ma non ci fermiamo a considerare e a lamentarci del
“dominio della carne”, di questa mentalità mondana, che ci vuol comandare. “Voi siete sotto il dominio dello Spirito”,
scrive Paolo, dal momento che lo Spirito di Dio, lo spirito di Cristo, abita
in voi”. Io sono libero, noi lo siamo, anche se gli eventi, le condizioni
attuali, sia quelle personali, familiari, sociali, hanno il loro peso. No, non
siamo schiavi, ma liberi figli di Dio, dal momento che lo Spirito di Dio è in
noi. E questo Spirito ci dà la vita, quella vera, quella di Gesù.
Come facciamo a renderci conto di questo e a dare
spazio a Cristo Gesù, al Suo Spirito?
Le parole di lode al Padre Suo ci fanno sapere che
un’attenzione e un aiuto speciale hanno i piccoli, i semplici, gli umili, non i
superbi, orgogliosi, presuntosi. E già questa è un’indicazione preziosa per
verificare se siamo ancora sotto il dominio del mondo o di Gesù. “Ma non ce la
facciamo!”, è il nostro lamento, o l’ alibi. Allora Gesù, che conosce la fatica
nostra, si offre come nostro aiuto, quale Maestro e “giogo”.
Il maestro è colui che insegna dalla cattedra, oggi
anche a distanza, l’abbiamo sperimentata con risultati diversi la didattica a
distanza in questo tempo. Gesù è Maestro che cammina con noi. E poiché sa che
facciamo tanta fatica a stargli dietro, Egli c’invita a prendere sulle nostre
spalle il Suo “giogo”. Il “giogo” – lo sappiamo - è l’attrezzo che si metteva
sopra gli animali per condurli nel lavoro.
Così Gesù ci conduce e ci porta con sé, ci trascina
con sé quando noi vorremmo fermarci o andare in altra direzione. Mi cammina
fianco e quando sono spossato, “stanco e oppresso”, “tira Lui per me”. Io gli rimango attaccato, “soggiogato”,
cioè “libero”. Il Suo “giogo” non sono nuove prescrizioni. Il Suo “giogo” è il
bene che mi vuole, è l’amore che lo tiene attaccato a me! “Non ce la fai? Tiro
io per te!”. Gesù ci assicura che averlo con noi, e noi a trainare con lui la
vita nostra, è cosa “dolce e leggera”. Lo promette: “io vi darò
ristoro…troverete ristoro per la vostra vita”. Il
dominio dello Spirito ci fa camminare, ci fa andare avanti, perché è la vera
libertà, fa riposare, fa cessare la fatica, fa recuperare il fiato. E Dio sa
quanto ne abbiamo bisogno!
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