martedì 6 ottobre 2020

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

27° Domenica A – 04.10.2020

Isaia 5,1-7          Matteo 21,33-43

E’ lunga questa vendemmia. Anche oggi la Parola di Gesù ci porta nella vigna, immagine del popolo di Dio della Chiesa, dell’umanità intera, dei doni di Dio, del bene di cui vuole farci partecipi, della vita.

La prima nostra risposta alla parabola di Gesù, che appunto ci riguarda, è che vogliamo sentirci onorati di essere mandati a lavorare nella vigna, la vita; di avere questa opportunità, invece di lamentarci o maledirla. La vigna, la vita è bellissima, pur con tutte le sue difficoltà. E’ luogo di allegria, di festa, di amore, di gioia. Non si va nella vigna come servi o schiavi, ma come figli che godono della fiducia del padre; padre che non ci ricatta, né si scoraggia delle nostre risposte. Ce lo diceva la parabola di domenica scorsa.

Attraverso le parole del profeta Isaia e  il Vangelo con l’immagine della “vigna” noi conosciamo il sogno di Dio, il progetto che Egli coltiva con tutto il suo amore, come un contadino si prende cura del suo vigneto. Un’ umanità nuova, la vita di ognuno di noi e di tutti noi. L’ha piantata e la coltiva con amore paziente e fedele perché diventi un’umanità che porti tanti buoni frutti di giustizia.

Ma sia nell’antica profezia, sia nella parabola di Gesù, il sogno di Dio viene frustrato. Isaia dice che la vigna, tanto amata e curata, «ha prodotto acini acerbi» (5,2.4), mentre Dio «si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi» (v. 7). Nel Vangelo, invece, sono i contadini a rovinare il progetto del Signore: essi non fanno il loro lavoro, ma pensano ai loro interessi.

Forse questo richiama anche noi che della vigna, della vita,  siamo chiamati ad essere custodi e lavoratori responsabili; partecipi sì di tanto bene, ma non padroni. Non possiamo impossessarcene e farne ciò che vogliamo, cioè toglierlo al legittimo erede, vale a dire il Figlio, che poi è Cristo Gesù. Dio vuole certamente condividerla con noi la vita, ma Egli ne rimane Colui che l’ha fatta con tanto amore, come descrive la parabola, e in Cristo Gesù l’ha affidata a noi.

Quante volte, con presunzione, superbia, orgoglio, invece di sentirci onorati e grati, diciamo, in parole e scelte: “la vita è mia e me la gestisco io”. E cacciamo fuori della vita, eliminiamo l’unico che ce la fa apprezzare, godere, rendere feconda di tanti buoni frutti. Questi è Gesù. Siamo illusi e saremo pure delusi, perché una vigna senza Gesù dà frutti acerbi; una vita senza di Lui, pietra fondamentale, diventa vuota.

Noi possiamo “frustrare” il sogno di Dio se non ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo che ci dona la saggezza per lavorare generosamente con vera libertà e umile creatività. Un lavoro che ha in serbo una grande gioia se, invece di rifiutarlo e di “ucciderlo” dentro di noi, daremo accoglienza al Figlio al quale il Padre ci ha affidati perché abbiamo vita, portiamo frutto e frutto in abbondanza.

 

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