martedì 13 ottobre 2020

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

28 ° Domenica A – 11.10.2020 

Isaia 25,6-10      Filippesi 4, 12-20       Matteo 22,1-14

Dalla vigna alla tavola. E’ lo slogan con cui potremmo accogliere la Parola che oggi ci viene data. Dopo essere stati settimane a vendemmiare – ricordiamo le tre parabole di queste ultime domeniche – è giusto e bello ritrovarsi ad un banchetto a bere delle frutto delle nostre fatiche e della passione del Padre per la Sua vigna che è la nostra vita, il sogno di un’umanità che ci ama, di una comunità dove siamo “fratelli tutti”.

Il banchetto a cui fa riferimento, sia il profeta sia la parabola di Gesù, è il banchetto di nozze perché il Padre, in Gesù, ha sposato la nostra umanità. La pesante condizione in cui ci troviamo per le difficoltà della vita, quel velo di tristezza che ne deriva, la morte soprattutto, con conseguenti lacrime abbondanti su ogni volto, e vergogna per tanta miseria, con tale sposalizio tutto questo il Signore eliminerà per sempre. “La mano del Signore” porrà fine alla nostra tribolazione e servirà  un banchetto” di ogni ben di Dio, con “grasse vivande, vini eccellenti, cibi succulenti, vini raffinati”. Un immagine di festa e di gioia.

L’invito a questo banchetto della vita viene esteso “a tutti quelli che troverete”, dice il re. Il beneficio di godere dello Sposo, che è Gesù tra noi, tocca anche chi pensava di non esserne degno. “Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali”. Altro che credenziali o titoli d’onore. I primi coinvolti sembrano essere i meno degni e i più bisognosi di conoscere la festa della vita, la festa con lo Sposo. Chiamateli tutti alle nozze, sembra dire il re, fate sapere che c’è un posto per loro.

Anche noi siamo tra gli invitati. Davvero c’interessa questo banchetto, questa vita che Dio ha imbandito con il suo Figlio? A volte sembra, come hanno fatto alcuni nella parabola, che con tante scuse non ce ne curiamo. Con sufficienza e leggerezza decliniamo l’invito ad approfittare  dell’ opportunità di bene e salvezza che viene fatta data a “cattivi e buoni” : tutto è pronto”, venite alle nozze”. Dio non vuole quella festa per sé, ma per noi, non ha mandato il Suo Figlio per avere più gloria, ma perché l’amore Suo che l’ha portato a fare queste nozze con noi, faccia la nostra felicità.

Invitati, come ci presentiamo? Occorre entrare nella vita e starci rivestiti dell’ “abito nuziale”, l’abito della festa. A noi sembra una stranezza ingiusta l’obiezione del re a colui che non l’ indossava. Non era una formalità da cui poteva astenersi. Dobbiamo sapere che in oriente il re oltre che “chiamare gli invitati” donava abitualmente la veste del convito all’invitato. Non indossarla, voleva dire, “si accetto, ma a modo mio”. Che sia così anche per noi, spesso con la pretesa di essere cristiani a modo nostro, di partecipare al banchetto della vita come meglio ci pare e piace, negando la vita, l’amore, la giustizia, la pace…quasi a voler imporre noi a Dio il nostro stile?

Dio colmerà ogni nostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza in Cristo Gesù” Questi è l’ “abito nuziale” da indossare che ci permette di gustare in pienezza la festa della vita a cui siamo stati invitati. Rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza.

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