mercoledì 18 novembre 2020

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

33° Domenica A – 15/11/2020 

Matteo 25,14-30

Domenica scorsa, ascoltando la parabola delle dieci ragazze che con le loro lampada a olio erano chiamate ad andare incontro allo sposo, ci chiedevamo a cosa stiamo andando incontro noi, in questo particolare momento che tanto ci preoccupa e mette paura. Ci sentivamo esortati a farlo con l’amore che Dio mette a nostra disposizione, come l’olio delle lampade di quelle ragazze, per illuminare e vivere bene la nostra speranza nell’oscurità del momento presente.

L’amore, nel perdurare della notte, ci consente di non cedere alla paura che prende il terzo servo della parabola davanti al compito che il padrone gli ha dato di investire, moltiplicare, il talento che gli aveva affidato. Anche oggi ritorna la paura. Quanto incide nella nostra esistenza. Non so se sia il primo dei peccati, ma certo ne è una fonte. La paura di essere…infelici ci fa cercare strade sbagliate.

L’errore di del terzo servo è di aver avuto un’idea cattiva del padrone, come noi possiamo averla di Dio. Anche a noi può capitare di pensare male di Dio; di pensare che Lui non è in grado di volere e darci la nostra felicità, e ci comportiamo di conseguenza, arrangiandoci e difendendoci. Eppure ci domanda di essere fedeli nel poco, nelle cose quotidiane, nei piccoli gesti d’amore compiuti non in modo rassegnato, ripetitivo, pauroso, ma con quello slancio e fantasia che ci ottengono  la compiacenza e la partecipazione alla gioia del nostro Padre.

Prima di questa paura, e come antidoto, c’è la “bella notizia” della fiducia di Dio nel consegnarci il capitale prezioso della vita. Per lui non contano i numeri che uno ha, ma la qualità dell’impegno che ognuno è chiamato a profondere. “Guarda la vita, mettici il cuore, ogni giorno, mettici amore”, sembra dire consegnando i suoi beni. Egli vuol promuovere la nostra responsabilità e maturità.

La “bella notizia” si fa piena, poi, con  il finale di festa e di gioia che Dio prepara per tutti suoi figli. E’ una conclusione bella della nostra fatica. Ed è triste che con le nostre stesse mani, seguendo il comportamento del servo pauroso, ci scaviamo la buca

C’è una gioia grande che ci attende, quella del nostro Signore. Restiamo svegli, vigiliamo e siamo sobri, ci esorta Paolo nella seconda lettura. Non si tratta di coltivare un ottimismo ottuso, proprio di chi si vuol ingannare da sé o da altri, perché ci porta alla rovina, ma essere, sempre come precisa la parola di Paolo, “figli della luce e figli del giorno”. Noi non apparteniamo alle tenebre, non apparteniamo alla paura, ma all’amore, perché questo siamo liberi e coraggiosi!

Ci sprona l’ immagine bellissima della donna forte, cantata nella prima lettura. Non mi meraviglierei, anzi,  se i due servi buoni e fedeli che meritano il plauso e il premio del padrone, fossero in realtà due donne. Sì, due donne, dove bellezza e grazia, saggezza e operosità, moltiplicano l’amore che è stato affidato al loro cuore e alle loro mani. E’ uno stupendo omaggio, un doveroso riconoscimento a chi trasmette coraggio e generosità; a chi  dall’amore, e non dalla paura, si lascia condurre ad investire la propria vita.

 

 

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