BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
32° Domenica A – 08/11/2020
- Sapienza 6,12-16 - 1Tessalonicesi 4,13-18 - Matteo 25,1-13
Già alla prima riga di questa parabola, ho sentito di dovermi fermare. Quel gruppo di dieci ragazze che uscirono incontro allo sposo mi ha indotto ad interrogarmi. Noi a cosa stiamo andando incontro? Nella situazione in cui ci ritroviamo stiamo andando incontro, forse, ad un disastro, alla fine del mondo, al lockdown, alla morte? Certo, timori, ansie, paure, non mancano. Dove siamo diretti? La crisi, a tutti i livelli, ci fa temere di essere diretti a difficoltà sempre più grandi, a mancanza di serenità, sicurezza, libertà, quello che desideriamo e attendiamo. In questi giorni pensavo che la pandemia del covid non solo minaccia la nostra esistenza, recando o facilitando la morte della vita fisica chi è aggredito dal virus, ma rischia di dare la morte all’anima, cioè a tutto ciò che di bello, di buono, di attraente, fa piacevole stare al mondo, le relazioni più care, la solidarietà; rischia di scavare un solco tra noi e gli altri, e non ci salva il comunicare via web, on line, la rete… poiché ognuno non sempre si prende cura del bene degli altri, di tutti. Abbiamo paura di incontrarci, e questa è la morte dell’anima. Dove stiamo andando? A cosa e a chi stiamo andando incontro?
Ritorniamo alla parabola: Il gruppo delle ragazze uscirono incontro allo sposo, incontro al loro cuore; o meglio, incontro a chi poteva dare vita, letizia, festa, gioia, amore. E mi son detto: dai, anche noi usciamo incontro a costui, usciamo, e, per usare un’espressione bellissima della lettera di Paolo che annuncia una speranza più forte della morte e raccomanda di non essere tristi, vogliamo “essere rapiti” dal Signore. Prima di arrivare a quell’incontro, che, a dire il vero mi suscita un pizzico di nostalgia e curiosità, incontro di cui non conosciamo né il giorno nell’ora, quando “per sempre saremo con il Signore”, è importante che abbiamo ad uscire per andare incontro oggi a Gesù.
“Uscire!”. Come sentiamo vitale questa necessità, nella condizione di pandemia che, invece, ci penalizza, ci intristisce, e rende difficile ogni più bella relazione. Eppure non possiamo vivere senza “uscire”, cioè lasciare lo stato di ansia, angoscia, di terrore e preoccupazione, ma anche la leggerezza, la superficialità, la rabbia; “uscire” verso chi ci fa battere e vivere il cuore. Allora, anche noi andiamo incontro a Cristo Gesù, e ciò che ci muove è il desiderarlo.
“Desiderare” è anticipare l’amore che ti sorprende; è allargare sempre più la capacità per accoglierlo; è metterci in cammino, anche nella notte, rimanere svegli. Grazie alla fede in Gesù, crediamo che Lui ci aiuta a stare svegli, tiene vivo il cuore nella notte che tanto sa di incertezza, paura, minaccia di morte a tutti i livelli. L’olio delle ragazze prudenti necessario per un’attesa prolungata dice molto sul desiderio che teneva acceso il loro cuore. Vale anche per noi averne in abbondanza perché non si spenga la speranza.
Allora occorre “vegliare”. L’olio prezioso che tiene desto il nostro desiderio, e accompagna nell’ uscire, è l’amore che Dio per mezzo dello Spirito ha già messo nei nostri cuori. E’ la Sua Parola che illumina, rassicura e conforta. Egli ce ne dà al bisogno. Di solito si dice che più passano gli anni, più si spegne la vita, e l’amore si consuma. Per un discepolo, innamorato di Cristo Gesù, deve, invece, avvenire il contrario. Più passa il tempo, più luminosa diventa l’ esistenza, più ardente il desiderio, e l’amore cresce con gli anni.
Affinché avvenga, la sapienza, di cui ci parla la prima lettura, viene in cerca di noi, anzi è già seduta alla nostra porta, e si offre a noi. Usciamo per andare incontro allo Sposo ed essa entrerà nella nostra casa! Nella nostra vita.
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