domenica 2 maggio 2021

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

Quinta di Pasqua B – 02.05.2021 

Atti 9,26-31     1Giovanni 3,18-24     Giovanni 15,1-18

Domenica scorsa, il pastore buono che dà la vita per le sue pecore. Oggi, la vite che ai tralci trasmette la linfa vitale per produrre molti buoni frutti. Così Gesù si presenta e si offre. E noi non siamo solo destinatari della vita che ci dà bene, ma anche diventiamo portatori della stessa.  Ad una condizione, che Egli ci ricorda: “Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”. Non staccatevi da me! Ogni tralcio che non è unito alla vite finisce per morire, non dà frutto; è buttato via, utile solo per fare il fuoco. Invece i tralci che sono uniti alla vite, nutriti dalla linfa vitale, si sviluppano, crescono e danno i frutti.

Rimanere in Gesù significa essere unito a Lui per ricevere la vita da Lui, l’amore da Lui, lo Spirito Santo da Lui. Semplice l’immagine; un po’ meno l’applicazione nella nostra esistenza.  E’ vero, siamo peccatori, e capita che non sempre rimaniamo in Lui, da Lui ci stacchiamo. Ci chiudiamo al passaggio in noi della sua vita e rinsecchiamo. Allora viene, taglia e pota! La potatura! Finché si tagliano i rami secchi, ingombranti, che sono un “intralcio” e non un “tralcio”, mi va anche bene. Penso al mio peccato, alla mia cattiveria, alle mie resistenze che impediscono alla vite, Gesù, di comunicarmi la sua bella e generosa vitalità. E’ provvidenziale intervento tagliare, togliere!

Ma quando ho l’impressione che io sono potato in quella parte in cui penso di riuscire bene, di avere qualche opportunità, sono “tagliato” nella bontà, così almeno la valuto, che potrebbe fiorire e far ben sperare, beh, allora, mi è difficile accettare la potatura. Protesto vivacemente per questo impedimento, e umiliazione. Eppure, devo crederlo: la potatura è per fortificare, irrobustire, non per indebolire, potenziare e dirigere sapientemente la linfa al suo migliore profitto.

A volte capita che a idee belle, buoni propositi, intenzioni sante, attività ben avviate, speranze di riuscita, inizi promettenti, a tutto questo venga posto fine. Come una grandinata, una gelata fuori stagione, una sforbiciata ingiusta ai nostri occhi… Altro che potatura intelligente! Sembra la morte della vite. E non è per nulla indolore questa mortificazione. Passi per i rami secchi, ma ciò che è tenero e vivo? Perché succede questo a qualcosa di bello, ad un progetto, ad un proposito, ad una gemma, ad un germoglio, ad una vita? Io non sono un vignaiuolo o un agricoltore, e non mi resta che affidarmi alla sapiente, misteriosa mano di chi ama la vite e i suoi tralci. E vuole la loro più bella e ricca esplosione di frutti.

Rimaniamo in Gesù, cerchiamolo nella preghiera; accostiamoci a Lui nell’Eucaristia, nella Riconciliazione confessando, pentiti,  i nostri peccati perché che siano “tagliati” dal Suo perdono. Accettiamo la potatura delle nostre “virtù” per la sciare che Lui faccia in noi quello che ha sempre fatto bene:  aiutare gli altri, pregare il Padre, avere la gioia dello Spirito Santo. Porteremo anche noi “molto frutto”, molto amore, molta vita. Di qualità! Ecco la qualità: “non amiamo a parole, né con la lingua, ma con i fatti e nella verità”.  Amare come Dio ama, con gesti molto umani, e allora ci ameremo con gesti che sono diventati divini. E la nostra preghiera sarà ascoltata perché vorremo quello che Dio vuole.

 

 

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