BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
Sesta di Pasqua B – 09.05.2021
Atti 10,25-26ss - 1Giovanni4,7-10 - Giovanni 15,9-17
Partiamo dal vocabolario. “Mio, mia, miei, mie”…pronomi possessivi assai in voga; molto frequenti nei nostri discorsi e conversazioni; assai familiari per legittimare il possesso, appunto, la proprietà che abbiamo di una cosa, di un’idea, una progetto, una realtà, talvolta anche di una persona. E allora questo pronome può farsi ambiguo e diventare pericoloso.
C’è un aspetto positivo nel dire “mio, mia, miei,”…ed è il riconoscimento e l’affermazione della propria identità. Solo che bisogna vedere perché si dice “mio, mia, miei..”: se per tener ben stretto, per metterci a difesa anche ad oltranza, o se per condividere, donare, e per arricchirci reciprocamente.
Non ho trovato nel dizionario il contrario di possessivo. Sembra non esistere, Il possessivo, per sua stessa definizione, rischia di non ammettere contrari! Ho trovato “comprensivo, clemente, generoso, altruista”… ma nulla di più. Nel vangelo di stamane ho trovato una luce nella mia ricerca. Anche Gesù usa il pronome “mio, miei, mia”… e questo diventa occasione di dono! Così Egli si rivolge ai discepoli.
“Rimanete nel mio amore...”, “la mia gioia sia in voi”, “voi siete miei amici”; osservate i miei comandamenti, che si riassumono in uno “che vi amiate gli uni gli altri”…Rivolgetevi al Padre “nel mio nome” …. E questo pronome si fa condivisione e dono della realtà più bella che è Gesù, l’essere il Figlio amato immensamente dal Padre!
Cos’è questo “mio amore” a cui Gesù si riferisce? E’ lo stesso legame di affetto, di sintonia, di bella intesa e comunione con il Padre suo. Gesù ci porta dentro e invita a rimanere in questo amore, in questa relazione, a farvi parte, e lo fa attraverso l’amicizia che dona ai suoi, a noi: “Voi siete miei amici”. “Io vi ho scelto”. Non ci tratta da servi e ci paga secondo la nostre prestazioni; è una nuova relazione dove Egli ci ama come amici. Concede confidenza, apre a segreti, fa conoscere e partecipa delle cose più care, comunica la vita profonda.
Porta a quella che Gesù chiama la “mia gioia”, e vuole, dice ai suoi amici, che “la vostra sia piena”. Egli, già pienezza di vita, dì amore, di gioia, è interessato che solamente la nostra sia piena. L’amico vuole la felicità dell’altro, sceglie amici per farli felici. Allora, la nostra gioia, la mia, la tua, quella di ognuno, è in cima ai pensieri di Dio che ci ha mandato Gesù. E’ la sua volontà.
Forte dell’amicizia che offre, Gesù non rinuncia a chiedere e a sperare. “Questo è il mio comandamento” da osservare, l’opportunità per rimanere nel mio amore, nella mia gioia che già vi offro: “che vi amiate gli uni gli altri”. Non ci chiede innanzitutto che amiamo lui, che ricambiamo il suo amore, amandolo a nostra volta. No, la risposta al suo amore è l’amare gli altri come lui ci ha amati e li ha amati. Gesù ha risposto all’amore del Padre amando noi, e noi rispondiamo all’amore di Gesù amando l’altro, gli altri “sino a dare la vita”, non a parole ma in opere.
Ritornando al pronome possessivo “mio, mia, miei” con cui abbiamo aperto questa nostra riflessione, lasciamo perdere il vocabolario. In nessun dizionario può esserci il contrario di possessivo, perché il contrario non è una parola, ma una vita; è un volto, una persona: è Gesù, il Risorto! Che ci tenga stretti a sé, come i tralci nella vite!
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