BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
5° Quaresima C – 03.04.2022
Giovanni 8,1-11
Dalla parabola del padre misericordioso di domenica scorsa, alla realtà nell’episodio narrato nel vangelo. Da Gesù, verso la donna adultera che gli trascinano davanti, con lo scopo di tendergli un tranello, non sentiamo parole di disprezzo, parole di condanna, ma soltanto parole di amore, di misericordia, che invitano alla tutti alla conversione. Un’opera di misericordia Gesù compie. Tre parole per dire misericordia: verità, libertà, opportunità
* Prima: verità! La misericordia non teme né cade in tranelli. E’ fedele a se stessa, non si lascia fuorviare da consensi o intimorire. E’ Gesù, la misericordia di Dio fatta carne; accoglie e rialza chi ha peccato. Egli, in silenzio, senza proferire parola, si china, davanti alla donna, si mette a scrivere per terra con dito. L’uomo, dice la Bibbia, è stato creato dalla terra con il dito di Dio, e il gesto di Gesù sta a significare che egli è venuto nel mondo non per giudicare e condannare, ma per salvare, per riscrivere l’umanità. La Legge antica voleva la morte, era scritta su tavole di pietra; ora una nuova legge viene scritta, una legge di misericordia che offre il perdono, e nuova vita. Il perdono non riguarda semplicemente il passato, ma la possibilità di un nuovo futuro.
Quella donna rappresenta tutti noi, che siamo peccatori, cioè adulteri davanti a Dio, traditori della sua fedeltà. E’ la volontà di Dio per ognuno di noi non è la condanna, ma la salvezza attraverso Gesù. Lui ha scritto nella terra, nella polvere di cui è fatto ogni essere umano, la sentenza di Dio: “Non voglio che tu muoia, ma che tu viva”.
* Seconda: libertà! Misericordia è libertà. Non significa lasciar fare quello che si vuole, ma che per quanto hai sbagliato rimani una persona libera, nel senso che nessuno ti può giudicare, né tu stesso. Alla donna peccatrice viene una grande libertà! Ella arriva a dire, davanti all’agire e alla domanda che le fa Gesù , “donna nessuno ti ha condannata?” che si sente libera, “Nessuno, Signore”. Nessuno la giudica e la condanna, nemmeno se stessa, cosa che accade spesso a noi cercando di divincolarci da sensi di colpa o dalla leale consapevolezza di essere stati peccatori. “Nessuno mi può giudicare, se Gesù mi accoglie così. Allora io non ho motivo né di giustificarmi né di avermi in odio. Trovo una libertà che mi dà la possibilità di un futuro nuovo. “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più”. Non semplicemente un comando, ma una benedizione: “Ora che mi hai incontrato, puoi non peccare più!”. E sì, se incontriamo davvero Gesù e la sua misericordia, e questo avviene soprattutto nel Sacramento della confessione, siamo liberi, non pecchiamo più, anche se dovessimo cadere ancora, perché non rimaniamo mai nel nostro peccato.
* Terza: la misericordia è opportunità! Se la misericordia di Dio è veramente grande, può esserci anche per coloro che hanno accusato la donna e l’hanno “usata” per tendere un tranello a Gesù? Certamente! “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”. La misericordia smaschera il male che è in me, in noi, che magari gioisce quando lo si denuncia negli altri quasi giustificando se stessi, e ci dà l’opportunità di ravvederci, inizio di salvezza. Gesù fa appello alla coscienza di quegli uomini e questi lasciano cadere le pietre dalle loro mani. Potremmo dire, senza scandalizzarci, “santi farisei, pregate per noi!”. Sì, pregate per noi, voi che in questo modo vi siete confessati.
Tra qualche giorno sarà la Pasqua del Signore, pienezza della Sua misericordia. Seguendo Gesù anche noi impareremo ad essere dimentichi dei nostri peccati e anche della presunta nostra bravura, misericordiosi con tutti come il Padre.
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