lunedì 11 luglio 2022

BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia 

15° Domenica C – 10.07. 2022 

Dt 30,10 -14   -   Luca 10,25 – 37

Ci sono domande che rivelano quello che passa nel nostro cuore. Domande che mostrano talvolta quanto siamo in realtà interessati solo a noi stessi, e facciamo fatica a vedere le necessità dell’altro.

E’ quello che possiamo desumere dalle domande che il dottore della Legge rivolge a Gesù, domande interessate: Signore, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna? Per sentirmi a posto, per avere la coscienza tranquilla?”. Questi pensa per sé. E alla risposta di Gesù: “ Tu le cose le sai. Ma come leggi? Con quale cuore le custodisci ? E no, non basta saperle! Quel tale, allora, cerca una giustificazione:  E chi è il mio prossimo?”.  Cosa che capita anche a noi: sappiamo cosa dobbiamo fare, ma “non ho tempo, non sono capace, sono solo, non ne posso più…”

Davanti a questa scusa ecco la bellissima parabola ci aiuta ad andare oltre ad esse le nostre domande. 

 Nella vita siamo su una strada insicura e pericolosa, come quella che scendeva da Gerusalemme a Gerico. Possiamo incorrere in malaugurate vicende o essere assaliti da cattiverie di vario genere, oppure ci va tutto dritto e se incontriamo dei feriti dalla vita passiamo oltre. Gesù chiama a verificare il nostro atteggiamento, perché anche noi, buoni cristiani, possiamo essere come il sacerdote e il levita. Conduciamo e spendiamo la nostra esistenza tra le pratiche religiose, il culto, la preghiera, le devozioni, ma non ci fermiamo a prenderci cura delle ferite di un altro. La preghiera, come succede probabilmente ai due criticati da Gesù, non sempre ci rende più sensibili ai drammi degli altri.

Un samaritano, invece, in viaggio per i suoi affari, si ferma davanti a un uomo che ha bisogno di aiuto. Non aveva particolari spinte religiose per far del bene, anzi i samaritani erano in disaccordo con i giudei osservanti della Legge. Gesù sceglie come modello uno che non era un uomo di fede. E questo uomo, amando il fratello come sé stesso, dimostra di amare Dio con tutto il cuore e con tutte le forze – il Dio che non conosceva! –, ed esprime nello stesso tempo vera religiosità e piena umanità.

Fare del bene è un’esigenza di giustizia e di umanità. Magari poi verrà anche la fede in Gesù! Perché chi opera nella luce, verrà alla luce! Facciamo del bene. E’ quello che Dio vuole. Egli, in Gesù, si è fatto “samaritano” a noi, si è fatto “prossimo” a noi malconci, derubati  e percossi sulle strade della vita. Si è fatto carico della nostra guarigione con medicamenti di consolazione e di forza. Gesù si identifica con quest’uomo che si prende cura di chi sta morendo.

Ascoltiamo noi, ora, la domanda di Gesù. “Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”. Non svincoliamoci dalla risposta, siamo onesti, veri: “chi ha avuto compassione di lui”. Lo diciamo con il testo originale : “chi ha fatto misericordia. E “misericordia” è l’amore stesso di Dio nei nostri confronti. Rileggiamolo spesso questo insegnamento di Gesù, perché oggi le ossa rotte, come il malcapitato, le abbiamo proprio noi, ma abbiamo anche il balsamo della sua carità. E se ci sentiamo ripresi, non di meno siamo avvicinati, curati, guariti, e resi capaci della stessa bontà.

 

 

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