venerdì 6 gennaio 2023

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

Epifania - 06.01.2023

Matteo 2,1-12

In queste parole augurali, “…su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te”, sta l’autentica benedizione d’Epifania,  che ci conduce a Gesù, inatteso o cercato Dono del cielo.

Dopo i pastori che, sorpresi, nella notte di  Natale si sono detti “andiamo a Betlemme e vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere”, ecco i magi, figura dell’umanità intera, cercare Gesù. In qualunque gruppo noi ci ritroviamo, ci accomuna tutti una cosa, e vogliamo che lo sia. Il nostro cuore, l’umanità di cui siamo fatti, è assetata di luce; e i nostri occhi, anche se dobbiamo camminare, non possono essere rivolti solamente alla terra; scrutano il cielo. Citiamo Benedetto XVI, affidato ieri al Signore con gratitudine per la sua guida. Benedetto, forte nell’annunciare la verità perché mite nella carità, scrive che i magi erano “uomini dal cuore inquieto; uomini in attesa, che non si accontentavano del loro reddito assicurato e della loro posizione sociale. Erano ricercatori di Dio”

Questa inquietudine che caratterizza un po’ tutti non è la scontentezza di chi ha già tante cose, ma è un desiderio che va oltre a quello che abbiamo o miriamo. Desiderare è guardare oltre, perché la vita non è “tutta qui”, casa, lavoro, corse, divertimenti, intelligenti studi e scoperte, è anche “altrove”. Dio ci ha fatti così: impastati di desiderio; orientati, come i magi, verso le stelle, verso di Lui, che è venuto verso di noi. La crisi della fede, la crisi nella nostra vita, nella nostra società, nelle nostre stesse famiglie, ha anche a che fare con la scomparsa del desiderio di Dio. Ha a che fare con il sonno dello spirito, con l’abitudine ad accontentarci di vivere alla giornata, senza interrogarci su che cosa Dio vuole da noi, sazi di tante cose, ma privi o comunque poveri di Dio. Ci preoccupiamo più dei bisogni, pur legittimi,  e non coltiviamo desideri profondi di verità, di bontà, di vita. E la tristezza, a volte la rabbia, regnano sovrane.

Dice Papa Francesco in una sua omelia : Andiamo a “scuola di desiderio”, andiamo dai magi.

Essi partono al sorgere della stella: ci insegnano che bisogna sempre ripartire ogni giorno, nella vita come nella fede. A Gerusalemme chiedono: chiedono dov’è il Bambino? Ci insegnano che abbiamo bisogno di ascoltare con attenzione le domande del cuore, della coscienza; perché è così che spesso parla Dio.

Ancora, i magi sfidano Erode. Ci insegnano che abbiamo bisogno di una ricerca coraggiosa, che non abbia paura di sfidare la mentalità del mondo che teme per il proprio potere. Ancora oggi, tanti Erode seminano in vario modo morte e fanno strage di poveri e di innocenti, nell’indifferenza di molti.

I magi, alla fine ritornano “per un’altra strada” , dice il racconto evangelico. Ci insegnano a cercare e a percorrere strade nuove che lo Spirito non manca di suggerire per portare il Vangelo al cuore di chi è indifferente, lontano, per dare testimonianza di “una gioia grandissima”, quella che i magi hanno provato.

Lezione cruciale: quando arrivano a destinazione “si prostrano e adorano il Bambino” Adorano. Solo se recuperiamo il gusto dell’adorazione di Dio, si rinnova il desiderio di strade nuove, di nuovo impegno.  Il desiderio porta ad incontrare Gesù e all’adorazione, e l’adorazione, a sua volta, rinnova e accresce il desiderio. Adorare, in silenzio, è desiderare! Che io ti desideri e cercandoti ti trovi e trovandoti mi metta a cercare, a desiderarti ancora di più (cfr Sant’Anselmo) 

Non temiamo le notti, i pastori ne sono stati liberati dalla loro, i magi le hanno attraversate, Come i magi, alziamo il capo, ascoltiamo il desiderio del cuore, seguiamo la stella che Dio fa splendere sopra di noi, cercatori inquieti, e dentro di noi.

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