lunedì 16 gennaio 2023

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

2° Domenica A – 15.01.2023

Giovanni 1,29-34

Dapprima i pastori vanno, secondo le indicazioni dell’angelo in quella notte di Betlemme, e vedono il Bambino nato, Gesù. Poi, i magi, seguendo la stella, trovano, sempre Gesù, il Re dei Giudei. Sulle rive del Giordano, là dove il Battista battezzava nell’acqua i peccatori invitandoli a conversione, la voce del Padre si fede udire: “Questi è il Figlio mio, l’amato”. Gesù: il Bambino, il Re dei Giudei, il Figlio di Dio.

Che cosa manca ancora per definire l’identità di Colui che il padre ha mandato? “Ecco l’agnello di Dio!”. Che significa questa qualifica di Gesù! Che cosa ci rivela di lui e di Dio? Che cosa dice di noi e a noi? E per noi importante penetrare la ricchezza di questa espressione? Non ci basta essere buoni, bravi, generosi, onesti, fedeli credenti e discepoli di Gesù? Che bisogno abbiamo di complicarci la vita con parole alla cui comprensione si dedicano studiosi e teologi? Lasciamo agli studiosi questo approfondimento. E invece no.

E’ importante che noi conosciamo che il Bambino nato a Betlemme, il Re dei Giudei, il Figlio di Dio, è il nostro Salvatore, perché così era stato annunciato fin dall’inizio :è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore”. Egli è il Salvatore perché è l’ “agnello di Dio”. E qui pensiamo al sangue dell’agnello che posto sulle porte delle case degli ebrei in quella di liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, ha consentito loro di avere protezione e libertà. Gesù ha accolto la volontà del Padre di essere l’agnello che porta salvezza.  Riconoscerlo e confessarlo è fondamentale per la nostra fede. La vita di Gesù, fino alla morte, al sacrificio del Suo sangue, è per altri, è per noi. Gesù ricorda l’agnello della cena pasquale, l’agnello che viene ucciso al nostro posto, ma è anche l’agnello che viene mandato nel deserto, carico dei peccati del popolo, come gesto di abbandono là nel deserto dei nostri peccati. Egli non è soltanto un profeta, un buon uomo, un sapiente; è Colui che dà la propria vita per il mondo. Questa è la buona notizia: Dio ha mandato il Figlio che si è fatto agnello per dare salvezza al mondo. Il mondo è quella mentalità chiusa, autosufficiente, che rifiuta vita e luce, che continuamente propone una propria vita, una propria luce, che sono invece morte e tenebra.

“Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo”. Toglie il peccato del mondo dà il perdono a chi si concede al peccato, a questa mentalità; toglie il peccato del mondo sfidandone e vincendo le conseguenze di questo male: la tristezza, la paura, la rabbia, la sofferenza e  la più grande di tutte che è la morte. Se le carica se io gliele affido, se io mi affido a lui. Forse a questo punto è proprio lui che mi prega di dargli il nostro “carico”: “Dammi ciò che ti pesa!”; e mi chiede di portarlo con lui: “Seguimi”. Tutto fa con la mitezza dell’agnello, non con la violenza di una scure a cui inizialmente faceva riferimento anche il Battista, che poi si ritrova a indicarlo appunto, contraddicendosi, quale Agnello di Dio. Ora, sapere che il mio essere buono, bravo, generoso, onesto, fedele discepolo di Gesù, può contare su di Lui quando io davvero non ce la faccio più, non è affatto di poco conto. Non è di poco conto sapere, ed è quello che anch’io vi testimonio, pur non essendo Giovanni il Battista, che qualcuno ci mette persino il proprio sangue perché io non perda la speranza; qualcuno che mi battezza, mi immerge nello Spirito che è la vita, la luce, l’amore che Dio ha per me, come per il Suo Figlio prediletto. Ah, lo sono anch’io!

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