lunedì 17 luglio 2023

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

15° Domenica A –16/07/2023

Isaia 55,10-11    -     Romani 8,18-23      -     Matteo 13,1-23

Gesù parla e prepara i suoi al Regno di Dio, alla novità che Egli è e che è venuto a portare: la vita, il mondo che Dio vuole per tutti i suoi figli. Le azioni e le parole di Gesù vanno in questa direzione. Egli ne parla servendosi di fatti di vita verosimili, dati come esempi, le parabole, e invitando a prendere posizione, a valutarli, giudicarli, e ad agire in un modo sorprendente. Noi lo faremmo a rigor di logico, ragionando, calcolando, usando giustamente attenzione, buon senso, intelligenza. Nella parabola del padre che lascia andare il figlio e poi lo riaccoglie quando ritorna dopo che ha dilapidato ogni cosa, noi avremmo usato maggior rigore e giustizia; nella parabola dell’uomo aggredito lungo la strada, noi avremmo agito con maggior distacco e prudenza tirando diritto. Oggi nella parabola del seminatore, noi ci saremmo comportati con maggior competenza e responsabilità. Questi comportamenti che noi avremmo assunto sono comprensibili, sono a rigor di logica, ma non sono evangelici.

Nella parabola oggi offerta al nostro ascolto di evangelico è la bontà. Quella del seminatore che non è inesperienza, irresponsabilità, incompetenza, ma generosità a tutto tondo. Con bontà è valutato ogni terreno, sempre meritevole di attenzione, con la fiducia che possa accogliere il bene che viene lasciato cadere in abbondanza. Bontà è anche la qualità della semente gettata che arriva ad attecchire, germogliare e portare frutto dove è accolta,. Si, è buona, buona notizia, l’amore di Dio e la sua cura di noi.

Dio attraversa il terreno della nostra esistenza e lo trova inevitabilmente in condizioni diverse. La nostra esistenza, come un campo vive stagioni diverse, e la nostra vita è segnata ora dalla superficialità, ora dalle preoccupazioni e dalla sofferenza, qualche volta anche dalla disponibilità. Questo seminatore strano, improbabile, originale, rappresenta allora non solo il modo in cui Dio getta la sua parola nelle nostre esistenze complicate, ma racconta anche il modo in cui Dio ama ogni terreno. Il seminatore non aspetta infatti che il campo sia pronto ad accogliere il seme, ma getta la sua parola in qualunque tipo di terreno. Il seminatore non fa calcoli, non getta il seme solo laddove prevede di trarre più frutto, ma rischia, investendo su qualunque tipo di terreno. Così, in qualunque condizione io mi trovi, Dio continua a compromettersi con me. Dio getta la sua parola, si comunica, mi ama, qualunque sia la stagione che sto attraversando.

E’ lo stile in cui Dio ama: chi ama veramente, spreca, non fa calcoli, non aspetta che l’altro sia perfetto per amarlo, non si compromette solo quando o dove sa di poterne trarre vantaggio o spera di averne un ritorno. Quello non è amare e soprattutto non è lo stile di Dio. È vero che abbiamo spesso considerato la reciprocità non è evangelica; sarà di buona educazione, ma non è evangelica… Nelle nostre relazioni, anche quelle più care familiari, a rigor di logica si cerca la reciprocità. Non è sbagliato, ma non basta. Perché a volte chiamiamo così ciò che invece è una ricerca di equilibrio che di fatto è un compromesso: io ti do, se tu mi dai!  No! Non è amore evangelico. Per il Vangelo invece amiamo veramente quando rischiamo, quando sprechiamo le nostre parole, quando non facciamo calcoli, quando siamo disposti anche a perdere. Lo dimostra, lo insegna la generosità quasi illogica del seminatore. Questa è la buona notizia che mi rallegra!

 

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