lunedì 23 ottobre 2023

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

29° Domenica A – 22 Ottobre 2023

Matteo 22,15-21

Un tentativo per mettere in difficoltà Gesù, per prenderlo in castagna, un motivo per renderlo inviso agli occhi della gente o pericoloso per l’autorità romana. E’ assai conosciuta questa provocazione, e molti sono le letture che ne sono state fatte. Ma noi, che non abbiamo secondi fini, quale buona notizia porta? Non sarà magari troppo buona quella di dover pagare le tasse, peraltro per qualcuno pesanti, ma rimangono doverose e ci auguriamo che siano giuste, per il bene di tutti e non per ingrassare gli imperatori, i Cesari, di turno.

Questo tranello teso a Gesù è l’occasione per sentirci dire da Lui che noi apparteniamo, e sta qui la nostra grande libertà, la bella notizia, a colui del quale portiamo o siamo immagine. E’ una rivelazione straordinaria: vivere ad immagine e somiglianza di chi ci fatti, ci ama e continuamente si prende cura di noi. Immagine significa ciò che è fondamentale, irrinunciabile, costitutivo; somiglianza indica piuttosto la modalità mia propria che io sono chiamato a dare a questa immagine. L’immagine mi viene donata, alla somiglianza devo provvedere anch’io con il mio impegno e responsabilità, con la mia diversità.

Come conservare, custodire tale immagine e come provvedere alla somiglianza? E qui potrebbe far sorridere o sembrare troppo banale e superficiale, ma è soltanto un modo di dire che però indica quanto siamo cari, e come ci voglia, non solo bene, ma anche belli; sì, belli,  chi ci ha creati, passatemi il paragone, chi ci ha coniati. Noi siamo moneta preziosa, medaglia bella, artistica, vanto di Dio, riproduzione fedele e quel che più conta, viva di Lui. E una volta che ce ne rendiamo conto non possiamo sfuggirgli, accettare di essere barattati, o sparire e finire in fondo alla tasche, come succede ai nostri spiccioli, e smarrirci.

Il nostro volto ha bisogno di essere “lucidato” in continuazione, accarezzato, magari pulito, ed è quello che Gesù è venuto a fare; è venuto ad insegnarci a custodire e trattare bene la nostra immagine che riflette Dio. Spesso noi siamo rovinati da sfregi o porcherie, ed è necessario riportare pian piano l’immagine divina scritta dentro di noi alla sua originale bellezza. Questo significa “date, restituite a Dio quello che è di Dio, quello che Gli appartiene quello che da Dio viene, e che siete appunto, voi.” 

Non si tratta di pagare una tassa, perdere la libertà, ma affermarla e godere di ogni beneficio che dell’essere immagine e somiglianza di Dio, che non è un imperatore o un Cesare, ma un padre che provvede al bene di tutti i suoi figli. Egli stesso ci aiuti ad essere amministratori di nostri stessi, preziosi ai suoi occhi.

Nessun commento:

Posta un commento