BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
31° Domenica A – 05/11/2023
Malachia 1,14 – 2,1-2.8-10 - 1° Tessalonicesi 2,7-9.13 - Matteo 23,1-12
Dopo aver ascoltato queste parole di Gesù, una strigliata assai poco delicata ma vera nei confronti di scribi e farisei, facendo eco alle parole di Malachia nella prima lettura, il rimprovero ai pastori del popolo di Dio, m è venuta questa considerazione. Se al tempo di Gesù ci fossero stati i cellulari, sapete come immagino gli scribi e farisei? Sempre lì intenti a farsi dei selfie, a fotografarsi, per compiacersi: Quanto sono bello, quanto sono bravo, quanto sono giusto. Guardatemi!
La moda dei selfie: fotografarsi senza avere davanti nessuno, ci sono solo io al centro dell’attenzione e mi fotografo per esibire la mia immagine davanti al mondo. E’ come mettere in scena noi stessi, una tentazione irresistibile. Gli scribi e i farisei che vengono descritti da Gesù somigliano molto a dei narcisisti, cioè vedono solo se stessi, e si piacciono. Senza mancare di rispetto a nessuno, è forse il caso che anche noi verifichiamo questo possibile del nostro carattere, altrimenti non riusciamo a comprendere bene l’appello finale di Gesù che ci invita alla conversione.
Gli scribi e i farisei sono presentati come quelli che dicono, ma non fanno. Solo chiacchiere. Chiedono agli altri di cambiare, sebbene per loro stessi non sia mai necessario. Scaricano sempre le responsabilità, la colpa è degli altri, se le cose non funzionano. Impongono pesi, senza mai portarli in prima persona: sono i tu devi messi sulle spalle degli altri, senza mai dare l’esempio. Vogliono essere visti, pretendono che la loro bravura, le loro voglie, non passino inosservate. Molti liti e comportamenti violenti nascono purtroppo proprio da questo, anche in casa. I loro problemi, il loro piacere, le loro esigenze vengono sempre prima.
Gesù ricorda che ci sono dei contesti, dei luoghi, in cui più facilmente si può scadere in simili comportamenti: chi si fa maestro, chi si propone come guida, e persino chi è padre o madre. Coloro che sono chiamati a insegnare agli altri, coloro che sono chiamati a indicare la strada da percorrere, coloro che sono chiamati a far crescere, sono maggiormente esposti alla tentazione di imporsi senza rispettare la libertà degli altri e di mettersi al centro dell’attenzione.
Gli antidoti a questa violenza? Gesù ci indica, nella via della conversione, il servizio e l’umiltà. Il servizio ci permette di non considerarci padroni né del compito che ci è stato affidato, né degli altri che ci sono stati donati. Occorre sempre chiedersi se stiamo servendo gli altri o se ce ne stiamo servendo! L’umiltà ci permette di vederci come realmente siamo, di abbassarci per non sopraffare il prossimo con la nostra arroganza.
Se ci mettiamo tutti, preti compresi, - perché avete sentito che la Parola di Dio chiama in causa anche i pastori del suo popolo - sulla via dell’umiltà e del servizio, costruiamo una vita accogliente, dove gli altri si sentono apprezzati, a proprio agio, e magari anche amati.
Alla fine, a fronte di avvertimenti duri del vangelo, ci sia d’incoraggiamento il tratto colmo di tenerezza e di passione che era in Paolo, che con verità e umiltà presenta se stesso nella seconda lettura: essere anche noi amorevoli come una madre che ha cura dei propri figli, affezionati a tal punto di dare e vangelo e vita.
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