lunedì 18 marzo 2024

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

5 ° Quaresima B – 17.03.2024

Geremia 31,31-34  -  Ebrei5,7-9  -  Giovanni 12,20.33

La Pasqua, alla quale ci avviciniamo, la Pasqua di Gesù, è la stipula di un’ alleanza definitiva di Dio con l’umanità. Questa alleanza parte da lontano. Ha conosciuto momenti stupendi di familiarità e intimità, aiuti insperati, ma anche tragici tradimenti da parte del popolo scelto da Dio per essere un segno per tutti gli uomini. Queste le parole del profeta Geremia nella prima lettura di questa domenica «Io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo». Dio davanti all’infedeltà del popolo che infrange molte volte questa alleanza, non si arrende. Anzi, nella “nuova Alleanza” di cui parla Geremia promette un’intimità ancora più profonda, perché non sarà più ferma ad una legge, ma sarà scritta nel cuore. È come se più il popolo si allontana, più Dio vuole essergli vicino. Questa nuova alleanza sarà portata a compimento da Gesù sulla croce, da colui cioè che quando sarà innalzato, attirerà tutti a sé. Dio non si arrende davanti alla nostra infedeltà. Questa è la buona notizia!!! Il vangelo!!!

Come “firma” Dio questa alleanza, come la rende eterna, stabile, indistruttibile? Con il suo sangue! Così si firmavano le alleanze nell’antichità. Dio va oltre: dando la vita! Dio ha mandato nel mondo il Suo Figlio, diceva Gesù domenica scorsa, perché il mondo sia salvato, cioè rimanga in questa alleanza, non sia scaricato, o condannato, abbandonato da Dio. Il sacrificio di Gesù, la sua morte, in croce, il sangue di Dio fattosi uomo è questa firma in un atto di obbedienza all’amore che lo muove verso l’umanità?

L’obbedienza! Noi la riteniamo o la definiamo spesso con un atto di sottomissione, di dipendenza, quasi di violenza della nostra dignità o intelligenza. Ma abbiamo mai pensato che essa può essere invece, proprio, una consegna all’amore, all’amore di chi ci vuole bene e vuole il nostro bene?

 

Conversione è forse imparare anche ad obbedire, a corrispondere, allora, con piena libertà e cuore, a ciò che diciamo spesso, ci tocca fare, sopportare, vivere, compiere, alla vita, ecc… Le poche righe tratte dalla lettera agli Ebrei, che abbiamo ascoltato, riferentesi all’obbedienza di Gesù, parlano di “forti grida e lacrime” di Lui in questo atto. Queste non stanno a dire semplicemente, come noi penseremmo, che Gesù ha sofferto, ha pagato, questa obbedienza vissuta in piena comunione con il Padre, nei supplizi della sua passione. Gesù ha gridato e pianto, ha patito, la sua anima ha conosciuto forte turbamento, come dice il vangelo, perché ha visto, e vedeva, la resistenza, il rifiuto, la durezza di cuore, di chi non voleva Dio come Padre, di chi non voleva imparare ad essere figlio e beneficiario di tanto Amore.

Allora, qual è la modalità dell’obbedienza? Quella del chicco di grano! L’obbedienza alla vita, e a quanto ci chiede la vita, l’obbedienza all’amore in particolare, è un chicco di grano che caduto in terra muore, e porta molto frutto. Lo è stato Gesù, lo è ciascuno di noi, se siamo suoi discepoli. Se lasciamo che la vita ci cali, e ci sepolga in un solco, che può essere anche una ferita della vita stessa, e vi stiamo con abbandono fiducioso, vi moriamo dentro, allora quell’alleanza d’amore di cui siamo stati onorati, l’amicizia con Dio, germoglierà e sarà ricca di abbondanti frutti a suo tempo. E’ la nostra pasqua, partecipazione a quella di Cristo; qui in parziale vittoria sul male e sulla morte, ma alla fine in totale gloria. Chi accetta di perdere la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Sarà glorificato, cioè avrà fatto della sua vita il tempo e il luogo per far conoscere l’amore di Dio, e mantenuto fede alla Sua alleanza. Raggiunta è la Pasqua!

 

 

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