BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
4° Quaresima B – 10.03.2024
2Cronache 36 – Efesini 2,4-10 – Giovanni 3,14-21
Nella storia di Israele si narra che Dio ordinò a Mosè di fare un serpente di bronzo e di porlo in cima ad un’asta. Coloro che, morsi da serpenti che seminavano morte, avessero guardato tale serpente, sarebbero stati guariti. Gesù lo ricorda in questo colloquio notturno, intimo, con Nicodemo, capo dei farisei, che cerca verità. E precisa che anche il Figlio dell’uomo, e parla di sé, sarà innalzato, e lo sarà sulla croce, e questo evento sarà motivo di salvezza, di guarigione profonda dell’umanità che alzerà lo sguardo a Lui, chi crederà in Lui.
Camminare sulla via della nostra conversione non è solo guardare dove si mettono i piedi, considerare bene i nostri passi, indovinare intraprendere la via giusta. E’ altrettanto necessario alzare gli occhi per guardare Colui che sulla croce è stato, appunto, innalzato, come quel serpente. Il seguito delle parole di Gesù ci aiuta a leggere il vero messaggio, autentica buona notizia, che ci viene da questa crocifissione. “Dio ha mandato il Figlio nel mondo non per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato” e l’ha mandato perché “ha tanto amato il mondo”, e tanto lo ama. Il Cristo in croce non suona condanna per noi, per il mondo che l’ha rifiutato e lo rifiuta, come se Dio dicesse: “guardate cosa avete fatto di mio Figlio, meritate la mia condanna”. No, ma è invece, una dichiarazione di tutt’altro sapore: “guardate fino a che punto vi ho amato; fino a portare nel Figlio mio le conseguenze del vostro rifiuto, del vostro peccato”.
A questo punto cosa comporta credere in Lui, in Gesù? Fissando lo sguardo sul crocifisso, alla stregua dei giudei che volgevano il proprio sul serpente di bronzo fatto e innalzato da Mosè, ci rendiamo conto che causa della nostra infelicità e morte sono gli atteggiamenti esposti e concessi ai morsi velenosi della nostra cattiveria, egoismo, superbia, orgoglio, di un’esistenza lontana da Dio e dalla Sua parola. Se ci fermassimo a questo sentire, potrebbe portarci all’avvilimento, allo scoraggiamento, a sentirci davvero condannati. Piuttosto, significa, soprattutto, vedere in Lui, in Gesù, la medicina e il medico di tutte le nostre infermità che il Padre ha mandato. Per quanto grave possa essere il morso ricevuto e le sue conseguenze, la guarigione, la salvezza, ci sono date. Sì, è possibile ritrovare la via giusta della conversione alzando lo sguardo al Crocifisso, misura dell’amore misericordioso di Dio. Forse un piccolo esercizio in questo cammino è quello di alzare gli occhi spesso, cercare con lo sguardo il piccolo crocifisso che teniamo appeso nella nostra casa, o accarezzare quello che portiamo attaccato alla catenina che portiamo al collo, per ricordarci della grazia che ci è stata usata. “Per grazia siete salvati”, per un amore gratuito siamo salvati.
La grazia! Ecco la parola che troviamo ripetuta nelle righe di Paolo, nella seconda lettura di oggi, e che, con le parole del Vangelo, costituisce a definire questa quarta domenica di Quaresima, come Domenica della gioia. Così si apriva la preghiera di questa celebrazione: sprizzate faville di gioia, non rimanete nel lutto e tristezza per la colpa, sarete sazi di consolazioni. Le opere che pur verranno a seguito di questo sguardo che risana, fa risorgere, saranno opere di luce perché vengono da Dio che ci dà la grazia di compierle. Così risanati, potremo anche contribuire alla salute, alla bellezza del mondo che Dio vuole salvo, cioè amato non solo, ma consapevole essere da Lui amato.
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