lunedì 25 novembre 2024

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

34° Domenica B – Cristo Re – 24.11.2024

Daniele 7,13-14   -  Apocalisse 1,5-8    -   Giovanni 18,33-37

La solennità odierna corona il percorso al seguito di Gesù lungo un anno che ci ha fatto vivere e partecipare al mistero di Gesù. Egli, oggi, viene celebrato re dell’universo. Non è un titolo che si ferma a riconoscere la grandezza e il potere come lascerebbe intendere la prima lettura del profeta Daniele, e secondo la mentalità del mondo, diremmo oggi. La regalità di Gesù è sta acquistata da quanto ha fatto “colui che ci ama e ci ha liberato dai nostri peccati con il suo sangue”, cioè amandoci fino a dare la vita per noi. Egli è il “testimone fedele” dell’amore di Dio che l’ha inviato per dare salvezza questo nostro mondo e senso alla nostra esistenza. Precisamente Gesù è re perché è venuto a dare testimonianza della verità. Questa è appunto l’amore di Dio verso di noi, la bellezza e il valore della vita, il suo senso, la direzione, che ci portano ad una comunione sempre più profonda e piena con Lui. Testimoniare la verità non è semplicemente non dire bugie, ma affermare con la vita che Dio ci ama, è l’unico Signore che ci dà vera libertà e consente la realizzazione della nostra vita.

La Parola che abbiamo ricevuto stamattina ci dà due tratti di questa regalità di Gesù. 

Il primo è che aiuta a realizzare la nostra vita consegnando la sua fino in fondo, come annuncia la seconda lettura: “ci ha liberati con il suo sangue”. Egli non si fa servire, come i re di questo mondo, ma serve i fratelli, poiché tali siamo, e li rende “sacerdoti per il Suo Dio” e Padre. Vale a dire idonei a dare lode, onore, gloria a Lui con la propria vita e li sostiene nel dono di sé per loro.

L’altro tratto che rivela che Gesù è davvero Re è la Sua libertà e il coraggio di fronte ai potenti di questo mondo, come era Pilato, e di fronte alle aggressioni che vorrebbero travolgerlo. Nella nostra vita, servizio al bene e libertà nel compierlo a dispetto del male ci fanno “regali” figli di Dio.

Oggi nel dare il Battesimo ai piccoli Lorenzo e Achille. che i loro genitori chiedono alla Chiesa, noi formuliamo gli auguri più sinceri perché, costituiti profeti e sacerdoti per il dono della vita di Gesù mediante lo Spirito Suo, siano anche dei re. La loro regalità alla quale li educheranno i loro genitori, e in questa Comunità troveranno aiuto vivendo in essa, li faccia crescere deputati a servire con tutto se stessi, a fare, a testimoniare il bene, l’amore di Dio, con la stessa generosità e fedeltà di Gesù; uomini liberi e coraggiosi di fronte a menzogne che il mondo vuole imporre. Immersi nella regalità di Gesù, ne diventino suoi testimoni. E pure noi, che già da tempo lo siamo immersi per il  Battesimo ricevuto qualche anno fa, possiamo grondare di essa, bagnare e far fiorire questa arido mondo perché sia rivestito di maestà e di splendore, e ad ogni vita, ad ogni creatura si riconosciuta regale dignità.

 

 

lunedì 18 novembre 2024

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

33° Domenica B – 18/11/2024  

Daniele 12,1-3     -    Marco 13,24-32

Andando, per qualche istante, ai ricordi d’infanzia, e precisamente ad una corda appesa, con i due capi alla trave, una tavoletta su cui sedere, mi vedo su un’altalena. Un amico mi spingeva, altre volte mi spingevo, mi davo lo slancio da me. Ricordo un po’ la paura di scivolare nel ritorno dello slancio e l’ebbrezza, invece, quando la spinta mi portava in alto. Mi tenevo stretto alla corda, trattenevo il respiro, e poi mi liberavo con grida di festa. Ah, l’altalena dell’infanzia!

Oggi, la Parola del Signore, ci porta e ci spinge sull’altalena dell’esistenza, dove il rischio di cadere è pure elevato, passando dall’angoscia e dalla paura, da immagini terrificanti e prospettive di disastri che, stando agli avvenimenti di queste settimane, sembrano realizzarsi, all’ebbrezza di un’attesa, di una speranza, di una fioritura, di una novità. Ci troviamo davvero sull’altalena della vita, e non siamo seduti comodi su una tavoletta sicura, né sempre riusciamo a tenerci ben aggrappati alla corda che dà sicurezza. Chi ci spinge, poi, e c’è chi dice che sia la sorte, chi gli avvenimenti, chi le trame o l’egoismo degli uomini, anche chi dice che è Dio che sa e vede, e magari gli attribuisce qualche responsabilità, nessuno, comunque, riesce a darci sicurezza, farci gustare questo andare indietro e avanti, questo gioco che dovrebbe elettrizzarci di allegria e festa. L’altalena della vita! Se tentiamo di fermarci o di scendere al volo, per esperienza sappiamo che rischiamo l’osso del collo. E allora come  stare sull’altalena, come accettare di passare dalla voglia di gustare la vita, all’angoscia di un versante, all’abbrezza dell’altro? Come abitare l’angoscia? Come non rinunciare alla speranza?

La Parola del Signore ci illumina. Uno potrebbe dire: “Sì, a tinte fosche”. Parla di un tempo di angoscia, una resa dei conti mai finita, continuano le tribolazioni che affliggono l’umanità, il creato, il mondo; molti di queste sofferenze  trovano nell’atteggiamento degli uomini una connivenza che le rende ancor più grandi. Il tempo di angoscia non è semplicemente la fine del mondo, ma il travaglio in cui esso si trova in ogni epoca della storia. Ed è in questo tempo che siamo messi alla prova, e non siamo abbandonati.

 

Così la Parola indica segni di speranza, anzi il segno che è Gesù stesso, segni di vicinanza di Dio. Nello sconvolgimento che sembra travolgere terra e cielo, e che è pur sempre qualcosa che gli uomini si procurano da sé, nel bene e nel male, chi per la vita e chi per la morte, Dio non è assente. Egli c’è per far fiorire qualcosa di nuovo, di tenero, di vita, in modo silenzioso, puntuale, alla sua stagione, come il ramo di fico. Gesù poteva scegliere un'altra pianta da frutto. E’ significativa la scelta che ha fatto.  Fiorisce in primavera, e in quel tempo sta per compiersi la Pasqua di Gesù, la vittoria della vita sulla morte. E poi, il fico è simbolo della legge che governava e teneva, in qualche modo, prigionieri i giudei. Gesù è venuto a darle uno sviluppo, una fioritura nuova, a metterci un cuore, cosicché il tempo gelido dell’angoscia e della paura è finito, “l’estate è vicina”.

Quando voi vedete accadere cose o vivete situazioni che vi danno angoscia, o quando voi, credenti, sentite il peso della Legge che non lascia libertà e gioia di vivere, sappiate che io vi sono vicino. Non è necessario che sappiate il giorno e l’ora, sono sempre con voi; io sono con voi sull’altalena della vita, io vi tengo in braccio se avete paura o siete imprudenti. Lo Spirito dà la spinta, il Padre mi attira, il Regno è qui. Io con voi mi lancio, in avanti e gli inevitabili ritorni all’indietro diventano occasione di nuova spinta per arrivare sempre più in alto. Venite, andiamo sull’altalena!

 

lunedì 11 novembre 2024

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

32° Domenica B – 10.11. 2024

1Re 17,10-16   -    Marco, 12,38-44

 

Gesù l’aveva detto domenica scorsa: “amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, con tutte le forze”. Ed ecco l’esempio concreto di questa “totalità” che viene additato ai discepoli.

Una “totalità” che appartiene a chi è “povero, mentre chi è ricco è inficiata, avvilita, negata, dal “superfluo”. Si esprime, probabilmente, di nascosto. Si accorge Gesù, attento ai gesti e al cuore che li muove, e lo fa notare ai suoi. E’ fatta di umiltà, di semplicità, quella della vedova povera, quando attorno si fa sfoggio di apparenza, si fanno doni al tempio per essere notati e ammirati per la quantità che si versa.

La “totalità” viene dal cuore semplice e puro, dall’amore, e non nel fare le cose perché c’è una legge , o peggio, come dicevo, per far colpo sugli altri e sedurli. “Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri, vi ha gettato quello che aveva, tutto quello che aveva per vivere” : in pratica ha dato la sua vita! Questa donna,  vedova, doppiamente povera, perché sola, con il minimo, diremmo oggi, alla prese con le necessità della sopravvivenza e probabilmente alla merce di persone senza scrupoli, è contrapposta, visto che siamo al tempio, agli scribi mossi da ambizione, vanità.

Per Gesù non c’è il poco, che materialmente può dare, ma il tanto amore. Il suo sguardo promuove e benedice il nostro poco! Questo sguardo è la buona notizia che riceviamo oggi; sguardo di Gesù  che sa ammirare, apprezzare e si compiace di come io agisco ogni giorno nel mio piccolo. L’amore fa grande le cose piccole.

 

Lo sguardo di Gesù che vede il nostro cuore e i nostri piccoli gesti di amore  ci impegna e ci incoraggia  a manifestare l’amore nelle piccole cose, a dare le “due monetine” che sono in nostro possesso, il tempo, le forze, le risorse,  il “poco” che abbiamo o siamo, poiché questo è “tutto” agli occhi del Signore. In Lui va “gettato”.

Notiamo questa parola: “gettato”, quasi buttato via, sprecato, e non investito a nostro interesse; no, “gettato”, non più in nostro possesso. Forse, dovremmo dire, a fondo perduto, gratuitamente. Quando facciamo del bene, anche piccolo, noi non vorremmo fosse sprecato; eppure va “gettato! Ad onore del Signore, che provvederà, vedendo il nostro amore e il nostro abbandono a Lui che lo gestisce. Certo anche il farisei gettavano il superfluo, loro, ma il cuore era diverso.

Davanti al poco che possiamo fare, a  volte ci può prendere la rassegnazione, comprensibile quando non vediamo vie d’uscita, ma non rinunciamo mai a fare del bene. L’insegnamento viene dall’altra vedova, alla quale, come narra la prima lettura, fa visita l’uomo di Dio. Questa, addirittura, conosce l’angoscia per aver ben poco da dare da mangiare al figlio; ed è rassegnata ad una triste sorte. Ma ecco: anche la rassegnazione che è nel suo cuore viene benedetta! Benedetta dalla promessa di Dio: “La farina nella giara non si esaurirà, e l’orcio dell’olio non si svuoterà…”: anche questa è altra bella notizia, promessa di un amore che non ci abbandona e a cui non sfugge nulla della nostra povera esistenza, promessa che si è realizzata in Gesù.