BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
33° Domenica B – 18/11/2024
Daniele 12,1-3 - Marco 13,24-32
Andando, per qualche istante, ai ricordi d’infanzia, e precisamente ad una corda appesa, con i due capi alla trave, una tavoletta su cui sedere, mi vedo su un’altalena. Un amico mi spingeva, altre volte mi spingevo, mi davo lo slancio da me. Ricordo un po’ la paura di scivolare nel ritorno dello slancio e l’ebbrezza, invece, quando la spinta mi portava in alto. Mi tenevo stretto alla corda, trattenevo il respiro, e poi mi liberavo con grida di festa. Ah, l’altalena dell’infanzia!
Oggi, la Parola del Signore, ci porta e ci spinge sull’altalena dell’esistenza, dove il rischio di cadere è pure elevato, passando dall’angoscia e dalla paura, da immagini terrificanti e prospettive di disastri che, stando agli avvenimenti di queste settimane, sembrano realizzarsi, all’ebbrezza di un’attesa, di una speranza, di una fioritura, di una novità. Ci troviamo davvero sull’altalena della vita, e non siamo seduti comodi su una tavoletta sicura, né sempre riusciamo a tenerci ben aggrappati alla corda che dà sicurezza. Chi ci spinge, poi, e c’è chi dice che sia la sorte, chi gli avvenimenti, chi le trame o l’egoismo degli uomini, anche chi dice che è Dio che sa e vede, e magari gli attribuisce qualche responsabilità, nessuno, comunque, riesce a darci sicurezza, farci gustare questo andare indietro e avanti, questo gioco che dovrebbe elettrizzarci di allegria e festa. L’altalena della vita! Se tentiamo di fermarci o di scendere al volo, per esperienza sappiamo che rischiamo l’osso del collo. E allora come stare sull’altalena, come accettare di passare dalla voglia di gustare la vita, all’angoscia di un versante, all’abbrezza dell’altro? Come abitare l’angoscia? Come non rinunciare alla speranza?
La Parola del Signore ci illumina. Uno potrebbe dire: “Sì, a tinte fosche”. Parla di un tempo di angoscia, una resa dei conti mai finita, continuano le tribolazioni che affliggono l’umanità, il creato, il mondo; molti di queste sofferenze trovano nell’atteggiamento degli uomini una connivenza che le rende ancor più grandi. Il tempo di angoscia non è semplicemente la fine del mondo, ma il travaglio in cui esso si trova in ogni epoca della storia. Ed è in questo tempo che siamo messi alla prova, e non siamo abbandonati.
Così la Parola indica segni di speranza, anzi il segno che è Gesù stesso, segni di vicinanza di Dio. Nello sconvolgimento che sembra travolgere terra e cielo, e che è pur sempre qualcosa che gli uomini si procurano da sé, nel bene e nel male, chi per la vita e chi per la morte, Dio non è assente. Egli c’è per far fiorire qualcosa di nuovo, di tenero, di vita, in modo silenzioso, puntuale, alla sua stagione, come il ramo di fico. Gesù poteva scegliere un'altra pianta da frutto. E’ significativa la scelta che ha fatto. Fiorisce in primavera, e in quel tempo sta per compiersi la Pasqua di Gesù, la vittoria della vita sulla morte. E poi, il fico è simbolo della legge che governava e teneva, in qualche modo, prigionieri i giudei. Gesù è venuto a darle uno sviluppo, una fioritura nuova, a metterci un cuore, cosicché il tempo gelido dell’angoscia e della paura è finito, “l’estate è vicina”.
Quando voi vedete accadere cose o vivete situazioni che vi danno angoscia, o quando voi, credenti, sentite il peso della Legge che non lascia libertà e gioia di vivere, sappiate che io vi sono vicino. Non è necessario che sappiate il giorno e l’ora, sono sempre con voi; io sono con voi sull’altalena della vita, io vi tengo in braccio se avete paura o siete imprudenti. Lo Spirito dà la spinta, il Padre mi attira, il Regno è qui. Io con voi mi lancio, in avanti e gli inevitabili ritorni all’indietro diventano occasione di nuova spinta per arrivare sempre più in alto. Venite, andiamo sull’altalena!
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