BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
31° Domenica B – 03/11/2024
Deuteronomio 6,2-6 - Ebrei 7,23-28 - Marco 12,28-34
Domande abitano il nostro cuore, il nostro vivere; speriamo, anche il nostro cercare la verità. Perché ci sono domande futili, sciocche; domande che facciamo per trovare conferma alle nostre idee, per avere ragione. E ci sono domande importanti che meritano risposta, domande profonde.
L’incontro di Gesù con lo scriba che gli si avvicina con una domanda che non vuol essere per forza tendenziosa, cioè metterlo in difficoltà, ma sincera ricerca della verità o quanto meno di un equilibrio nell’osservanza delle legge che vantava più di 600 precetti, ci indirizza su come dobbiamo muoverci quando vogliamo vederci chiaro anche noi. Gesù cita quello che è il primo comandamento, la prima condizione per individuare il primo comandamento: “Ascolta, Israele!”.
Possiamo ampliare questo comando: “ascolta la vita”, “ ascolta ciò che accade”, “ascolta il tuo cuore”, “ascolta ciò che ti è stato insegnato”, riconoscendo che tutto questo può essere presenza e voce di Dio, unico Signore, che ti indirizza su una via, l’unica della vita, “perché tu sia felice” (per citare un’espressione della 1°lettura). “Ascolta”, dice il Signore. “Ascolta” cosa? “Ascolta” il mio amore pere te! Non un insegnamento, un comando, una parola qualunque. No. “Ascolta” il mio amore che si offre a te, per te. Di qui la totalità della risposta. “Per amore del tuo amore faccio ciò!” (sant’Agostino)
Questo amore si traduce nella tua via. Quindi, anche tu “Amerai”. E
per percorrerla ti muoverai su due passi; non è possibile avanzare
diversamente, o trascinandosi; si finirebbe per deviare a destra o sinistra, e finire
fuori strada. “Amerai” non vuol dire: aspetta, rinvia, lo farai dopo,
questo è il compito, il passo di domani; ma indica un’azione che non avrà mai
fine, o che si compirà quando l’Amore di Dio e noi saremo davvero un cosa sola;
quando la domanda che portiamo nel cuore sarà confluita nell’abbraccio che non
è più un comandamento che ci appare esagerato e faticoso ma gioia. L’amore non
è mai finito, non è mai pieno, non è mai del tutto compiuto se non quando si
arriverà alla misura di Cristo, Siamo spaventati dalla “misura” che ci è
chiesta nell’amare il Signore nostro Dio” con “tutto il tuo cuore, con tutta
la tua l’anima, con tutta la tua mente, con tutte le tue forze”. Non
dimentichiamo la preghiera di Sant’Agostino: “Signore, dammi l’amore che mi
comandi”.
“Amerai il Signore, amerai il tuo prossimo. Non c’è comandamento più grande di questi”. L’amore per Dio e l’amore per il prossimo sono inseparabili, anzi, di più, si sostengono l’un l’altro. Pur se posti in sequenza, essi sono le due facce di un’unica medaglia: vissuti insieme sono la nostra vera forza. Sono le ali, dice sempre Sant’Agostino, per planare sulle miserie della terra per recarvi misericordia e per volare fino alle altezze del cielo per parteciparne alla gloria. Fa un po’ impressione quell’amare gli altri come se stessi, ma se pensiamo come abbiamo cura delle nostre persone, o cosa vorremmo per noi, quali il rispetto, l’aiuto, la simpatia, la stima che desideriamo, o come vorremmo che gli altri ci rendessero felici, forse capiremmo di più quell’ “amerai il tuo prossimo”. Comunque non preoccupatevi, perché tra poco la “misura” sarà aumentata. Quando Gesù dirà: Non più amate gli altri come voi stessi, ma amatevi come io vi ho amato! E così ogni domanda viene zittita! Viene messa a tacere!
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