BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
32° Domenica B – 10.11. 2024
1Re 17,10-16 - Marco, 12,38-44
Gesù l’aveva detto domenica scorsa: “amare Dio con tutto il cuore, con tutta la mente, con tutta l’anima, con tutte le forze”. Ed ecco l’esempio concreto di questa “totalità” che viene additato ai discepoli.
Una “totalità” che appartiene a chi è “povero, mentre chi è ricco è inficiata, avvilita, negata, dal “superfluo”. Si esprime, probabilmente, di nascosto. Si accorge Gesù, attento ai gesti e al cuore che li muove, e lo fa notare ai suoi. E’ fatta di umiltà, di semplicità, quella della vedova povera, quando attorno si fa sfoggio di apparenza, si fanno doni al tempio per essere notati e ammirati per la quantità che si versa.
La “totalità” viene dal cuore semplice e puro, dall’amore, e non nel fare le cose perché c’è una legge , o peggio, come dicevo, per far colpo sugli altri e sedurli. “Questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri, vi ha gettato quello che aveva, tutto quello che aveva per vivere” : in pratica ha dato la sua vita! Questa donna, vedova, doppiamente povera, perché sola, con il minimo, diremmo oggi, alla prese con le necessità della sopravvivenza e probabilmente alla merce di persone senza scrupoli, è contrapposta, visto che siamo al tempio, agli scribi mossi da ambizione, vanità.
Per Gesù non c’è il poco, che materialmente può dare, ma il tanto amore. Il suo sguardo promuove e benedice il nostro poco! Questo sguardo è la buona notizia che riceviamo oggi; sguardo di Gesù che sa ammirare, apprezzare e si compiace di come io agisco ogni giorno nel mio piccolo. L’amore fa grande le cose piccole.
Lo sguardo di Gesù che vede il nostro cuore e i nostri piccoli gesti di amore ci impegna e ci incoraggia a manifestare l’amore nelle piccole cose, a dare le “due monetine” che sono in nostro possesso, il tempo, le forze, le risorse, il “poco” che abbiamo o siamo, poiché questo è “tutto” agli occhi del Signore. In Lui va “gettato”.
Notiamo questa parola: “gettato”, quasi buttato via, sprecato, e non investito a nostro interesse; no, “gettato”, non più in nostro possesso. Forse, dovremmo dire, a fondo perduto, gratuitamente. Quando facciamo del bene, anche piccolo, noi non vorremmo fosse sprecato; eppure va “gettato! Ad onore del Signore, che provvederà, vedendo il nostro amore e il nostro abbandono a Lui che lo gestisce. Certo anche il farisei gettavano il superfluo, loro, ma il cuore era diverso.
Davanti al poco che possiamo fare, a volte ci può prendere la rassegnazione, comprensibile quando non vediamo vie d’uscita, ma non rinunciamo mai a fare del bene. L’insegnamento viene dall’altra vedova, alla quale, come narra la prima lettura, fa visita l’uomo di Dio. Questa, addirittura, conosce l’angoscia per aver ben poco da dare da mangiare al figlio; ed è rassegnata ad una triste sorte. Ma ecco: anche la rassegnazione che è nel suo cuore viene benedetta! Benedetta dalla promessa di Dio: “La farina nella giara non si esaurirà, e l’orcio dell’olio non si svuoterà…”: anche questa è altra bella notizia, promessa di un amore che non ci abbandona e a cui non sfugge nulla della nostra povera esistenza, promessa che si è realizzata in Gesù.
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