BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia.
1° Avvento C – 01.12.2024
Geremia 33,14-16 - 1Tessalonicesi 3,12-4,2 - Luca 21,25-36
Ciò che ci fa andare avanti, ciò che ci spinge ad un nuovo cammino, ad una nuova tappa, è la promessa che non è vano muoversi verso una meta ci attende; speriamo, ci attrae, addirittura ci viene incontro. Così si affronta la fatica del cammino, che pure permane, con maggior fiducia e appunto speranza. Una cosa importante: noi non andiamo verso la fine di tutte le cose, verso il loro fine, cioè lo scopo di questo nostro mondo. Se guardiamo che tutto finisce, siamo sconvolti; ma se teniamo presente il fine, la meta, allora, troviamo senso e speranza. Vogliamo guardare all’orizzonte della storia e del mondo, dove ci sarà l’incontro con Dio, andare in questa direzione.
All’inizio di una nuova tappa del cammino, il tempo di Avvento, della venuta, ci sostiene e ci fa avanzare questa parola del Signore: “Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali io realizzerò le promesse di bene che ho fatto alla casa d’Israele e alla casa di Giuda”. Ci ricorda che nei tempi bui, di prova e sconvolgimento, - e oggi non mancano - momenti in cui ci prende la sfiducia e la rassegnazione, il Signore non allenta la sua presenza, viene a noi.
Noi viviamo e andiamo avanti grazie a queste promesse di bene, anche se del bene abbiamo, purtroppo, delle idee confuse, e spesso chiamiamo bene ciò che non lo è , o lo è in modo effimero, passeggero. Per cui ci sentiamo delusi, e pure arrabbiati vedendo che noi si realizzano secondo le nostre aspettative.
Il bene, le promesse di bene, sono l’amore di Dio per questo nostro mondo, per l’ umanità tutta, bisognosa di conoscerlo tale amore, di esserne investita, di essere liberata dal male che gli si oppone, male che è il nostro rifiuto. Questi viene dall’orgoglio, dalla paura, dall’asservimento agli idoli del mondo. Esse, le promesse, si realizzano a partire da un “germoglio giusto” che fa rifiorire tutta la terra resa arida e desolata dal peccato. Tale germoglio è “Colui che viene”, è Dio stesso nel Suo Figlio che prenderà carne dalla vergine di Nazareth, Maria. E nell’approssimarsi dell’apertura dell’anno giubilare indetto dalla Chiesa, diventa la “porta” attraverso la quale la salvezza viene a noi e noi entriamo in essa. Ecco il segno di speranza che apporremmo alla fine della Messa.
Alla promessa di Dio diamo la nostra fiducia, e per manifestare la sincerità del cuore e la buona volontà che concorrono a facilitarla, due attenzioni poniamo, come due passi che ci fanno andare avanti.
Il primo : “Quando le cose si fanno difficili e l’oscurità sembra prevalere, risollevatevi e alzate il capo, la vostra liberazione è vicina. Ma, badate a voi stessi, abbiate cura di voi, state attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano, si distraggano con le cose e gli affanni della vita”. Quindi “Vegliate”! Ecco la parola chiave! State ben svegli. Vegliare non è facile, perché facilmente il nostro cuore diventa pesante quando ci scoraggiamo, quando perdiamo la pazienza, la speranza si fa debole.
Il secondo : “Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra di voi e con tutti, per rendere saldi i vostri cuori”.
Se il primo passo, “vegliate”, è la raccomandazione di chi ci ha a cuore, il secondo, “l’amore”, è l’augurio che ci benedice, e con cui riprendiamo la nuova tappa del nostro cammino. La Vergine Immacolata, che tra otto giorni onoreremo nella sua solennità, già “veglia e prega” su di noi. Con la materna Sua vicinanza, risolleviamoci e rialziamo il nostro capo: il Signore viene, è vicino!
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