martedì 11 febbraio 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

5° Domenica C – 09.02.2025

Isaia 6,1-8   -   Luca 5,1-11

Noi tutti abbiamo e conosciamo notti insonni, fatiche vuote, giorni di rabbia. Immaginiamo lo sconforto, la delusione, e sì, anche la rabbia di Simone per non aver preso nulla in quella notte di lavoro sul lago. Non saranno mancate nemmeno le imprecazioni, magari sbattendo la barca sulla riva. Eppure diventa un momento propizio per ricominciare una vita nuova. Certo, nella nostra storia ci sono momenti rischiosi, non troviamo il coraggio di reagire e rimaniamo schiacciati sotto il peso di qualcosa che è andato in fumo, delusi fortemente nella nostra speranza di concludere qualcosa di buono, nell’esistenza personale, nella famigli, nel lavoro.

A questo punto ci accorgiamo, dal Vangelo ascoltato ora, che il Signore vuole entrare nei nostri fallimenti. Egli non vuole approfittare della nostra debolezza, o caduta, o flop, per farceli pesare, per farci sentire che non valiamo nulla nonostante la nostra esperienza o competenza; non deride i nostri sforzi, il nostro impegno.  Semplicemente ci raggiunge, perché egli desidera salvare la nostra vita; si fa avanti, verso la nostra barca...vuota di risultati e colma di delusione. Così, Gesù entra nella vita di Simone proprio in un momento di fallimento, e gli chiede di compiere un gesto che poteva essere una presa in giro: ributtare le reti al largo in pieno giorno. Gesto impensabile e irrispettoso per un pescatore provetto come poteva essere Simone con i suoi compagni.

Gesù veniva da un lungo discorso alla gente, aveva anche operato dei segni, e adesso ha una parola nuova per Simone, una parola sorprendente e per certi versi, come dicevo, imbarazzante che coinvolge anche altri: prendi il largo e calate le reti! Torna là nel luogo del tuo fallimento, dove non hai preso niente, ma tornaci con la mia Parola. Ed è questa Parola, l’obbedienza ad essa, che porta ad una pesca inaspettata, abbondante. Era stata desiderata, cercata con fatica tutta la notte, ma solamente ora era abbondante. Non temiamo di tornare nei luoghi della nostre fatiche, dei nostri fallimenti, ma con la Parola di Gesù, obbedienti, e con Lui possiamo trasformarli in occasione di grazia e benedizione.

Innanzitutto Per Gesù va bene quello che siamo, non ci dice mai che siamo sbagliati o che dobbiamo essere qualcos’altro. Aggiunge però, nei riguardi di Pietro, che sarà sì pescatore, ma pescatore di uomini: quello che sei lo voglio valorizzare, desidero mettere quello che sei a servizio del Regno di Dio. Egli non mi cambia i connotati, rispetta quello che io sono.

Due cose mi sono chieste.

Prima : la fiducia nella Sua Parola: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. Una grande fiducia! Contro ogni evidenza di fare forse un gesto irragionevole. Conto solo su di te, Signore!!! Seconda: accogliere sì Gesù, e scostarsi un po’ da terra; addirittura “prendere il largo”. Cioè fare quel poco o quel tanto che è nella mie possibilità. “staccati, allontanati da questa delusione, vai di nuovo, muoviti…”. Sì, il Signore ci aiuta con la potenza della Sua parola, ma anche noi, anch’io devo darmi una mossa. La fiducia deve essere completa, e sarà efficace.

 

Invece di sentirsi demoralizzati, sconfitti, o presi in giro, nei fallimenti o negli ammanchi della vita, benediciamo il Signore. Perché, come riconosce Paolo, nella sua lettera, seconda lettura, e come certamente avrà espresso Simone, già Pietro, gettandosi alle ginocchia di Gesù: “per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata, e non lo è mai, vana”.

 

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