BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
4° Domenica A – 02.02.2025 – Presentazione di
Gesù al tempio
Luca 2,22-32
Noi tutti coltiviamo dei sogni, viviamo di sogni. E anche se la vita e le sue vicende ci deludono non rinunciamo a sognare. E se qualcuno ci dice che dobbiamo essere concreti e stare con i piedi per terra, noi teniamo stretta la nostra speranza.
Simeone e Anna sono un uomo e una donna che hanno avuto il coraggio di rimanere fedeli ai loro sogni, alla promessa che avevano sentito nel loro cuore. Queste due persone anziane non sono mai venute meno al loro sogno, alla loro speranza, ed hanno avuto in dono, come risultato, l’incontro con Colui che è la luce delle genti e la salvezza del mondo, Gesù, portato al tempio per essere presentato e offerto a Dio come tutti i primogeniti, secondo la legge di Mosè. Sì, questa è la festa dell’incontro, come dice la parola nella lingua originale; l’incontro con la speranza che ora è presente.
Simeone ed Anna, nel corso della loro lunga esistenza, avranno pure conosciuto qualche momento in cui erano tentati di smettere di sperare. Se pensiamo a noi che pretendiamo realizzazioni immediate, che ci stanchiamo molto presto di attendere, forse pensiamo che anche a loro sarà successo. Invece, devono aver continuato ad alimentare quella speranza ogni giorno, perché hanno riconosciuto la risposta ai loro sogni non nel maestro che predica o nell’uomo sulla croce, ma appena hanno visto un bambino, un germoglio, la possibilità che quel progetto potesse realizzarsi. Com’è grande, al contrario, la nostra incapacità di riconoscere i piccoli germogli di speranza che Dio semina lungo la nostra strada.
Come vivono Simeone e Anna questo incontro con la speranza che si presenta loro? Simeone dapprima è mosso dallo Spirito, poi vede nel Bambino la salvezza e finalmente lo accoglie tra le braccia. Anna, poi, con la sua fedeltà al Signore, parla a tutti della consolazione che quella speranza reca al mondo.
Anche noi siamo chiamati ad ascoltare quelle ispirazioni dell’animo che avvertiamo dentro di noi per valutare se provengono dallo Spirito Santo o da altro, e così ci moviamo verso la speranza. E poi con occhi nuovi su noi stessi, sugli altri, su tutte le situazioni che viviamo, anche le più dolorose, vediamo anche nelle crepe della fragilità e dei fallimenti la presenza, la salvezza di Dio. Infine: accogliamo Gesù tra le nostre braccia, un gesto di tenerezza e di amore più forte di ogni dubbio o scoramento, e diventiamo a nostra volta capaci di parole di benedizione, di lode, di stupore; portatori di speranza agli altri. Speranza che il male sarà smascherato e vinto, speranza che la luce sarà per tutti.
Anche Anna ci è maestra di speranza, che risiede innanzitutto nella fedeltà. Rimasta vedova ancora in giovane età, scegliendo di rimanere nel tempio, cioè in Dio, è il simbolo di quelle persone che pur vivendo situazioni di precarietà, di perdita, di disorientamento, non vengono meno alla loro fedeltà al Vangelo, al bene, alla verità.
Infine, non può mancare una conferma alla speranza che Dio ha dato al mondo mandando il Figlio. E’ Maria, la madre; anche se per consegnarcela dovrà essere partecipe di un dolore profondo, come le doglie di un parto che non sembra aver fine, quello presso la croce : “anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Coltivare, donare speranza, non esonera dal dolore, non sfugge alla legge del chicco di grano che muore per portare frutto.
Oggi nell’incontro con Colui che è la speranza del mondo, attraverso questi poveri e umili operatori di tanta grazia, Simone, Anna, Maria con Giuseppe, ci è data la luce più forte di ogni tenebra, la benedizione più grande di tutte.
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