BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
6° Domenica C – 16/02/2025
Geremia 17,5-8 - Luca 6,17.20-26
Un’affermazione nitida, ma anche sconcertante: Maledetto l’uomo che confida nell’uomo. Così comincia la proclamazione della Parola oggi. Assai poco delicata, direi, ma corrisponde a verità. Ci è familiare il detto: fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. Il profeta Geremia comunque non c’invita ad essere ancora più prudenti, a stare ancora più in guardia. Piuttosto dice: Non riponete la vostra fiducia nei valori che vengono proposti dagli uomini. Il mondo basato su valori che si rivelano falsi – vedi poi gli avvertimenti di Gesù o lamentele - è come un deserto inabitabile, è un luogo dove è impossibile vivere. Maledetto non vuol dire che Dio lo castigherà, ma che si è rovinato puntando sui valori sbagliati.
Diversamente, l’uomo benedetto, quello che punta su Dio, è come un albero piantato presso le sorgenti d’acqua. Anche nel periodo della siccità mantiene le foglie verdi, produce frutti gustosi. Chi fonda la sua vita su Dio chi crede, accoglie e segue Gesù, che è molto di più di un valore, anche se agli occhi degli uomini appare come un fallito… è beato! Il bene fatto, l’amore seminato, la pace che ha costruito rimarranno per sempre.
Nel vangelo, con questo discorso delle “beatitudini” e di contro dei “guai” Gesù indica che testimoni della buona notizia, l’amore di Dio, sono anche i poveri, gli affamati e gli afflitti di ogni genere, quelli che proprio per la loro condizione di mancanza e di disgrazia, possono aprirsi all’annuncio di Gesù e sperimentare la presenza di Dio. In loro la speranza è forte. Quelli che, invece, tutto possiedono, e ritengono di non aver bisogno di nessuno, rimangono chiusi e refrattari all’offerta che viene loro fatta, l’offerta di una beatitudine che non può essere da nulla distrutta; mentre quella che viene dalle cose, presto si disgrega.
Il regno è dei poveri. La beatitudine non nasce dalla condizione di miseria o di malattia. Essa consiste nel fatto che Dio ha scelto di occuparsi di loro non tanto per risolvere la situazione in cui sono. Molto, infatti, dipende dalla nostra attenzione e solidarietà. Sono “beati” perché Dio sta con loro. Malati e afflitti, pur nel dramma e nella sofferenza, non debbono essere più disperati perché Dio li ha scelti come suoi amici e su di loro riversa la sua presenza. Chi conosce la fragilità della vita, sente il bisogno di essere salvati e aspettano l’aiuto e la salvezza di Dio. “Voi siete felici quando non avete niente, quando piangete, quando vi odiano, quando vi insultano, perché in quel momento sono io la vostra ricchezza, la vostra consolazione, la vostra difesa”.
Gesù, nel suo discorso, aggiunge ai quattro «beati voi», altri quattro «guai a voi»: guai a voi ricchi, guai a voi sazi, guai a voi che ora ridete, guai a voi quando tutti vi diranno bene. Non sono una minaccia, ma una lamentazione, un appello accorato, nella speranza di aprire gli occhi a quanti sono resi ciechi dal loro attaccamento alle cose, e se, per riprendere una parola della prima lettura, confidano solo in se stessi.
E’ fuor di dubbio che tutti vogliamo essere felici. E’ la domanda fondamentale che abita nel cuore di tutti noi. Ci sono delle mancanze che sembrano impedircelo. Ma c’è un ultima considerazione che …per tutti di speranza. “Beati voi”, “guai a voi”: Dio fa forse discriminazione? No, perché Egli la supera. Benedetto o maledetto che tu sia, sei sempre immensamente amato! Questo ti salverà.
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