lunedì 10 marzo 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

1° Quaresima C – 09/03/2025

Luca 4,1-13

Il tempo della Quaresima non è un tempo di tristezza e di macerazioni. E’ occasione di consapevolezza del nostro peccato, quando non seguiamo la volontà di Dio, e di impegno per correggerci, per convertirci. E’ un tempo di grazia e benevolenza da parte di Dio, e non è privo di quella buona notizia, vangelo, che ci dà speranza. Poiché è di questa che abbiamo bisogno quando siamo nella prova.

La buona notizia di oggi, prima domenica di Quaresima non è il diavolo che pure esce sconfitto, ma il fatto che Gesù era guidato dallo Spirito. Ora, poiché Egli, solidale con noi nel percorrere le nostre vie, nell’abitare il nostro deserto, ci fa partecipi dello stesso Spirito; l’abbiamo ricevuto nel Santo Battesimo e non ci abbandona mai. Nel deserto ove trascorre un tempo, quaranta giorni, quasi a ricordare un numero significativo nella storia dell’amore di Dio per il suo popolo, Gesù conferma la volontà di compiere il disegno del Padre e respinge tentazioni e seduzioni che avrebbe potuto portarlo fuori strada. Sempre con l’aiuto dello Spirito e la retta comprensione della Parola di Dio.

Le tentazioni sono necessarie per esercitare il dono grande della libertà. Ma esse sono permesse o ci aggrediscono perché abbiamo a scegliere. Se fossimo privati di questa possibilità, non sarebbe possibile un vero e sano amore, e questa vale anche nelle relazioni tra di noi. La vita ci mette continuamente davanti a situazioni in cui dobbiamo scegliere, e le scelte che facciamo ci dicono chi siamo. I tre momenti di tentazione descritti da Luca, rappresentano tre atteggiamenti significativi di tutta la nostra vita, della nostra relazione con noi stessi, con gli altri e con Dio.

La prima tentazione: “Pensa alla tua fame, risolvi la tua necessità umanissima, ne hai il potere di farlo. Dì a questa pietra che diventi pane”. E’ la tentazione di pensare prima di tutto a se stessi. Questa tentazione si ripresenta, subdola, ogni giorno. Si ripresenta anzitutto come invito al ripiegamento egoistico su noi stessi senza pensare agli altri, rifiuto dell’atteggiamento solidale, invece, assunto da Cristo. Cediamo a questa tentazione quando le capacità che Dio ci ha dato le impieghiamo per soddisfare i nostri capricci e non per aiutare i fratelli; quando ci si adeguiamo alla mentalità corrente in cui ognuno cerca di arrangiarsi, di pensare solo al proprio tornaconto.

La seconda tentazione. “ti darò tutto questo potere…tutto sarà tuo”. E’ quella di non badare proprio agli altri, ma piuttosto, acquistando potere, di dominare e sopraffare  gli altri. Se la vita ci ha posto in posizioni di responsabilità, di governo, di guida, può accadere che di questa posizione facciamo uso per umiliare, per togliere ad altri la dignità, di sentirci un dio. E se la prima tentazione vorrebbe che noi fossimo egoisti, questa seconda che ci sentissimo potenti, arroganti, facendo degli altri i nostri servi, invece di metterci noi a servire con l’umiltà che Gesù ci ha insegnato. Vigiliamo perché anche quando diciamo di fare il bene, può emergere il nostro veleno.

La terza tentazione. “Se tu sei Figlio di Dio… gettati giù”. Se tu, cristiano, dici di essere figlio amato di Dio, credi in Lui, fai quello che vuoi, Egli ti verrà in aiuto. E’ la tentazione di servirci di Dio, invece di servirlo; di averlo in pugno, invece di restare saldi nella sua mano paterna. E’ sfidare la sua sapiente e rispettosa volontà nei nostri confronti. E’ costringerlo perché non ci fidiamo che non mantenga le sue promesse, che manchi di parola, che assicuri la sua protezione.

Respingere, uniti a Gesù, queste tre tentazioni (pensare prima se stessi, avere potere sugli altri, mettere alla prova Dio) significa difendere la nostra speranza che non ci mancherà mai il necessario, che sarà possibile un mondo di fraternità e pace, che Dio rimarrà la nostra salvezza a dispetto della nostra bestemmia di servirci di Lui.

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