lunedì 17 marzo 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

2° Quaresima C – 16/03/2025

Genesi 15, 5-18  -  Luca 9,28-36

Se la conversione a cui chiama in modo particolare questo tempo della quaresima deve fare i conti con la tentazione e la prova, come avvertiva domenica scorsa il santo vangelo, essa non manca di essere sostenuta da momenti di consolazione e di incoraggiamento. Ed ecco, allora, che agli attacchi del diavolo che non risparmia nemmeno Gesù, risponde quanto avviene sul monte; là dove il Maestro conduce i suoi discepoli conduce anche noi. Questo monte non è solamente un luogo geografico, come non lo è il deserto, ma è un’esperienza di familiarità, di amicizia, di intimità a cui Gesù porta i suoi affinché intravedano qualcosa del suo mistero e della sua missione. Questo monte s’identifica con quello che Egli va a fare: “salì sul monte a pregare”. In questo ascolto dialogo che Gesù ha con il Padre introduce i discepoli che erano con Lui, e dà la prima indicazione per avvicinarci, non capire, a quanto si compirà in seguito.

La preghiera, lo stare con Gesù, presumibilmente senza dire niente, semplicemente volgendo a lui lo sguardo, e ascoltandolo, come esorta a fare la voce del Padre al termine di questa esperienza, sono l’atteggiamento che reca quella consolazione e incoraggiamento di cui abbiamo bisogno. Tutti ne abbiamo aiuto, anche Gesù che va conoscendo i dettagli della sua missione, del suo “esodo”, come lo chiama il vangelo. “Esodo” richiama quel cammino che il popolo eletto aveva vissuto nella sua storia, ma qui si riferisce alla liberazione profonda dal male e a quella pienezza di liberta e di vita vera per le quali Gesù, in comunione d’amore con il Padre che l’ha mandato, è venuto a dare tutto se stesso. Ecco perché, in questa visione, di cui i discepoli sono testimoni, appaiono Mosè ed Elia a conversare con lui, quasi ad incoraggiarlo ad andare avanti sulla quella via.

Come deve essere questa preghiera a cui siamo condotti, come deve essere questo ascolto a cui siamo esortati? La prima lettura di questa liturgia assicura, descrivendola con il rito proprio di quel tempo antico, dell’alleanza di Dio con il suo popolo, alleanza in cui Egli, “fiaccola ardente passa in mezzo agli animali divisi”, s’impegna unilateralmente, mentre il popolo ne è solo beneficiario. Ebbene la nostra preghiera che si fa forte di questo impegno di Dio, è di dare credito alla Sua promessa, di rimanergli fedeli, di seguire Gesù, anche quando esce da questa esperienza di luce e conoscerà ancora l’assalto delle tenebre. La preghiera è non venire meno a questa familiarità e amicizia che si è svelata a noi e chiede il nostro ascolto e la nostra sequela.

Due particolari di quello cha avviene sul monte arricchiscono questa buona notizia dell’alleanza di Dio con noi di cui Gesù è la conferma che nemmeno la morte distruggerà; due particolari di cui è fatta la nostra preghiera, il nostro incontro con il Signore, lo stare davanti a Lui: l’esperienza inesprimibile di bellezza che Pietro lascia intendere con la sua meraviglia, “Maestro, è bello per noi restare qui”; l’altro è la paura, il timore  rispettoso di essere avvolti da qualcosa di più grande e incomprensibile. Non che Dio faccia paura, tutt’altro con la sua premura, tenerezza e misericordia che non manca di manifestare, ma è fuori della nostra portata il comprendere il Suo amore.

Consolazione e incoraggiamento rafforzino, allora, la nostra speranza in un cammino per la vita vera con Lui, per una trasfigurazione della nostra esistenza ad immagine del Figlio di Dio come Gesù.

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