lunedì 7 aprile 2025

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

5° Quaresima C – 06.04.2025

Giovanni 8,1-11

Siamo nell’aula di un tribunale a cielo aperto! Una donna colta in un atteggiamento contrario alla legge di Mosè è stata condotta davanti a Gesù, lì nel tempio dove pure Lui verrà giudicato tra non molto. L’imputato in questo sommario processo non è la donna. L’imputato è Gesù! E a guardare bene è la Misericordia. Di questa Gesù già ne aveva parlato la parabola delle scorsa settimana. Ma ora siamo proprio davanti ad un situazione non più teorica, ma concreta, reale, con una persona che si è comportata quasi da figlio prodigo e si trova a dovere fare i conti con i giusti, quelli senza peccato. Così pensano costoro. L’imputato in questo processo è la misericordia di Dio! Questi uomini, esperti della Legge, non accettano che ci possa essere misericordia per gli altri. Ecco, quando diventiamo giudici spietati degli altri, ricordiamoci che la prima offesa la stiamo facendo alla misericordia di Dio.

La Misericordia è il cuore con  cui stare davanti a chi sbaglia, a chi ha peccato. Non certo davanti al peccato che rimane un male inferto a noi stessi e agli altri. Non è un dispetto a Dio, o meglio lo è perché Dio vuole che noi viviamo da figli suoi e facciamo della Sua legge la nostra guida nella vita.  La Sua legge, non quella che esibiscono gli avversari di Gesù con falsità. La Misericordia è lo sguardo di Dio sul peccatore rivelato da Gesù. Egli si alza, in questa situazione che vorrebbe provocarlo e metterlo in difficoltà, non per condannare, né per scusare, ma per dare dignità e libertà alla donna. Dignità perché chi sbaglia, chi pecca è ben più del suo peccato. E libertà, cioè la fiducia e la possibilità di una svolta.

La donna viene trascinata davanti a Gesù  e non c’è assolutamente nulla che faccia supporre che fosse pentita, come non era pentito il figlio prodigo ritornato a casa per fame. Forse non poteva accampare scuse, non una parola per evitare una tragica condanna. Gesù non attende neanche un proposito: “Non lo faccio più”. Silenzio della donna. Silenzio di Gesù. l’agire di Gesù è di grande rispetto. Non una parola o rimprovero che potesse ferire la donna.  Si limita ad un gesto poco comprensibile, scrivere per terra, interpretato con vari significati, ma soprattutto ha una parola di verità nei confronti di coloro che si fanno giudici della donna. Magari val la pena renderci conto che spesso giudichiamo gli altri, ma in pratica è di noi che parliamo, di quello che facciamo o vorremmo fare. Gesù mette i suoi interlocutori nella posizione degli imputati: li invita infatti a guardare dentro di loro e a riconoscere che quella perversione, che vorrebbero sottoporre al suo giudizio, è in realtà prima, e di più, dentro di loro.

La parola con cui Gesù conceda la donna, rivela che la Misericordia non è solo uno sguardo per quello compiuto nel passato lontano o recente, un sguardo che non condanna (che non significa che tutto è lecito): “Neanch’io ti condanno”. E’ invece una nuova possibilità che viene offerta, un atto di fiducia. “Va in pace e non peccare più”. E anche se fiducia dovesse venire ancora tradita, non ci sarà mai tolta. La misericordia va bene, ma ci vuole anche la giustizia, ci viene da dire. Certo, ma la giustizia secondo lo stile di Gesù! Quello che interessa a Gesù non è distruggere una persona, ma aiutarla a vivere, rialzarsi e a camminare. Incontrarlo è motivo di speranza per la nostra vita, è anticipo di risurrezione.

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